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Marillion: F.E.A.R. (più o meno "Vaffanculo tutti e via!")

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Per certi versi qualcuno potrebbe pensare che questa recensione arrivi un pochino in ritardo: in effetti F.E.A.R. (“Fuck Everyone And Run”) è un disco che risale all’ormai lontano 2016 e si potrebbe trovare strano che ne parli nel 2018 dopo che migliaia di appassionati e recensori si sono sbizzarriti sull’argomento (vedi quel che si trova in Rete). Tuttavia, come sempre, un mio articolo è anche la possibilità di parlare d’altro, sempre in qualche modo con collegamenti al tema principale. E appunto parlando d’altro ricordo di essere stato uno degli ultimi italiani a vedere Fish in azione con i Marillion. Era il 30 giugno 1987 e avevo appena scoperto questo gruppo di cui si parlava come dei “nuovi Genesis”. Essendo io cresciuto a pane, Nutella, nascondino, guardie e ladri, Genesis ed Emerson Lake & Palmer era assolutamente scontato che andassi a vederli, no? Non ricordo come rimediai i soldi del biglietto (eh già...squattrinato cronico), ma al tempo tremila lire (o giù di lì) erano una …

Haiku d'inverno

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Finora dalle mie parti c’è stata una sola nevicata (e neppure tanto intensa) e a parte la temperatura non pare proprio che sia arrivato l’inverno. Stagione che- a parte l’opinione degli amanti del mare estivo all’ombra di palme e con dotazione di chili e chili di creme solari – un suo fascino ce l’ha.
Sarà anche perché adoro camminare nei boschi in mezzo alla neve, con o senza ciaspole; fare foto in mezzo al bianco e al silenzio (beh, non proprio, a volte i fracassoni si trovano dove meno te li aspetti); o magari perché in posti come quelli riesco veramente a staccare la spina…
Ad ogni modo vengo al dunque: fra le forme poetiche più incomprensibili (seppure dotate di loro regole, e nemmeno tanto semplici) ma che allo stesso tempo, e per motivi che non ho voglia d’investigare, smuovono qualcosa in chi legge o ascolta, l’haiku credo occupi un posto molto particolare.



E così ho cercato qualche haiku che parlasse dell’inverno. Non che se ne trovino molti e del resto gli autori citati sono sem…

Ho fatto una Dickata

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Qualche  post fa   avevoaccennato al fatto che i pochi (tre per l’esattezza) libri di Philip Dick che avevo letto erano stati ben poco soddisfacenti. Sto peccando per eccesso. Si tratta in pratica dei tre romanzi comparsi nella collana Urania Millemondi Inverno del 1975 e che comprendeva i romanzi “Cronache del dopobomba", "La città sostituita", "L'uomo dei giochi a premio”. E tuttavia Fanucci Editore si ostina a ristampare tutti i suoi scritti. Magari ha anche ragione. Vabbè, mi dico, vuoi vedere che per colmo di scalogna ho beccato tre romanzi che- può sempre capitare – non riescono a far presa sul sottoscritto? Magari mi sbaglio e quindi decido di acquistare il celeberrimo “La svastica sul Sole” del 1962, Premio Hugo 1963. Chissà che magari non mi faccia cambiare idea! L’ho letto.
Rimango dell’opinione che Dick sia un caso di eccezionale e perversa sovrastima del personaggio e delle sue opere: a dispetto dell’entusiastica prefazione al testo devo dire che “La s…

Il problema del linguaggio nella fantascienza - parte quarta

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Siamo giunti alla quarta parte di questo tour de force sul problema del linguaggio non terrestre nella fantascienza. Per forza di cose ho toccato – sia pure di sfuggita – argomenti che a prima vista potevano sembrare non collegati e magari questo ha richiesto uno sforzo supplementare da parte dei lettori. Tranquilli, questa è l’ultima parte, e vedremo in che modo vari autori hanno affrontato il problema. Dovrò di necessità basarmi su alcuni romanzi e film che ho letto o visto, e di conseguenza non ho la pretesa di essere esaustivo. Anzi, questo articolo non sarà eccessivamente lungo. Spero. Cominciamo con “Il mondo della foresta” di Ursula Le Guin; titolo originale “The word for world is forest” del 1972. Il mondo sul quale si svolge l’azione è popolato dai Creechie, che però possono apprendere la lingua umana (mentre gli umani non fanno altrettanto) e possono vocalizzare più o meno come gli umani, mentre il viceversa non vale. Al di là del fatto che la fantascienza della Le Guin mi pare …

Il problema del linguaggio nella fantascienza - parte terza

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Dopo aver esplorato- per quanto nel modo imperfetto in cui si può fare in un blog – alcune possibilità di comunicare con altre creature esistenti su questo pianeta e aver evidenziato il fatto che – nonostante la reciproca buona volontà – sarà un problema riuscire a comunicare in modo più proficuo di come avvenga ora, possiamo fare altre considerazioni. Come è chiaro si tratta di argomenti di non facile discussione e soggetti a un bias di una certa importanza, essendo le prove sperimentali spesso soggette ad ambiguità e spesso alle personali inclinazioni. Fermo restando che le pubblicazioni degli specialisti nelle neuroscienze e degli etologi possono dare risposte molto più complete, vorrei notare come certe caratteristiche potrebbero - e forse sono – indispensabili per poter parlare di linguaggio, o più precisamente per poter scambiare qualche tipo di informazione in un qualche tipo di linguaggio. A maggior ragione se si tratta di creature non terrestri. Prenderei quindi in considerazio…

Il problema del linguaggio nella fantascienza - parte seconda

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…parte seconda sì, ma con qualche extra perché, sebbene l’argomento principale sia il linguaggio nella letteratura fantascientifica, qualche ragionamento in più non guasta. In verità non avevo previsto una seconda parte, ma ne ho avvertita la necessità in seguito, considerando non solo l’aspetto letterario ma pure quello “pratico”. “Pratico” si fa un po’ per dire, dal momento che non abbiamo esperienza di linguaggi alieni, ma un po’ di supposizioni nel caso ciò avvenisse non mi sembrano fuori luogo. Per forza di cose dovrò seguire un tipo di esposizione meno colloquiale e un po’ più analitico, forse meno gradito al lettore, ma credo che in questo caso sia necessario. Anzitutto dobbiamo considerare - fra le creature non umane che popolano il pianeta – i possibili linguaggi che si ritiene possano avere alcune specie animali, giusto per capire se - nelle migliori condizioni possibili, cioè a due passi da noi – ci sia qualche possibilità di comprensione fra umani e non umani. Di conseguenza, …