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lunedì 21 dicembre 2015

E' in arrivo Babbo Natale a 0,99 € !

Bentrovati!
Vi informo che per il periodo natalizio sia GDS Editrice sia Genesis Publishing (e anche qui)metteranno in vendita i loro e-book al prezzo di 0,99 € !

Un'occasione per poter leggere "Diario di Sabet" (GDS) o "Un filo di luce nel cielo" (Genesis), e magari tutti e due!

Per i dettagli vi rimando ai link qui sopra, mentre qui sotto allego la locandina dell'iniziativa di Genesis Publishing

 
Buon Natale e buone feste a tutti: il blog chiude per ferie natalizie (ma non si sa mai che mi venga voglia di postare qualcosa...)


domenica 13 dicembre 2015

Scrittura: Scrittura creativa, teoria e pratica. Lezione zero.


Credo che ormai gli argomenti relativi alla scrittura siano stati sviscerati (ed eviscerati e sezionati) in tutti i modi possibili e immaginabili.
Tuttavia vorrei dire la mia sull’argomento in titolo.
Anzitutto, per sgombrare ogni dubbio su ciò di cui si parla, faccio il copiaincolla della definizione che Wikipedia dà della scrittura creativa:

La scrittura creativa è ogni genere di scrittura che vada al di là della normale scrittura professionale, giornalistica, accademica e tecnica. La scrittura creativa include romanzi, racconti e poemi. Nata in molti paesi come manifestazione spontanea di giovani scrittori, è diventata un fenomeno di costume, anche con buoni risultati editoriali e con il fiorire di scuole di Scrittura creativa. Anche la scrittura per il cinema e il teatro rientra nella scrittura creativa, ma viene generalmente insegnata in corsi a parte.”

Le sottolineature sono mie.
 
 

sabato 5 dicembre 2015

Scrittura e scrittori: Wayne Walter Dyer


Mi fa un po’ specie trattare l’argomento “Wayne Dyer” nel mio blog: un po’ perché si tratta di un uomo e scrittore che nonostante tutto – e sebbene alla fine non fossi d’accordo con molte sue idee – aveva sempre una nota di speranza e ottimismo nei suoi scritti; in parte perché a suo tempo ha avuto una certa importanza anche per me.
Wayne Dyer, psicologo e scrittore, è morto a Maui (Hawaii) il 29 agosto 2015; alcune fonti in rete indicano un infarto come causa della morte, altre affermano che la famiglia non ha voluto specificarne la causa.



Non intendo soffermarmi sulla sua biografia: anzitutto perché notizie in rete se ne trovano, e se qualcuno mastica un po’ d’inglese non avrà problemi a capire e poi perché nei suoi libri lui ha parlato diffusamente delle difficoltà vissute nell’infanzia e della sua vita difficile – ma sempre indirizzata al miglioramento – che ha portato avanti con impegno incrollabile.

venerdì 27 novembre 2015

Comunicazione di servizio

Ciao a tutti i lettori,
volendo migliorare la visibilità delle scritte nel blog ho apportato alcune modifiche. Spero di non aver fatto troppo casino.
Inoltre ho aggiornato la pagina "Presentazione e avvisi", in particolare per la parte relativa al copyright.

Aggiornamento:
thank you so much a Simona, che gestisce il blog "Scritti a penna" per aver ospitato un mio breve intervento.
Il link è questo e il blog è fra i miei preferiti. Detto tutto!   ;-)

giovedì 26 novembre 2015

Recensione film: "Hunger Games: Il canto della rivolta"


Annuncio ai lettori: questo articolo svela il finale del film. Se non l’avete visto non leggete. Vi ho avvisati!

 

Il canto della rivolta” mi ha dato l’impressione dell’ennesimo classico caso di saga partita bene e arrivata un po’ maluccio.

Ho visto più o meno tutti i film della serie - non ho letto i libri e non credo che lo farò – e la recensione riguarda infatti l’ultimo di questi film e non i libri, sui quali non posso esprimere un parere.

Il gran finale di “Hunger Games”, nella sua versione cinematografica, lascia un senso di incompletezza e sa molto di occasione mancata. Manca di tensione, e quella che c’è viene persa per strada. Manca di spiegazioni che potrebbero essere utili a chi non ha letto i libri: molte cose vanno prese per buone senza sapere perché. Manca di coinvolgimento da parte dello spettatore, eppure le occasioni non sarebbero mancate. 


 
L’inizio della saga mi era piaciuto: l’ambientazione, pur nel ‘solito’ scenario post apocalittico era abbastanza originale e se la trovata dei giochi è di per sé abbastanza debole (mi ha fatto venire in mente “Rollerball” - quello con James Caan non il remake - che, nel suo genere e nonostante sia molto datato, è un vero gioiellino), il modo in cui sono stati presentati nei film precedenti mi aveva preso, offrendo innumerevoli possibilità per scatenare la fantasia di sceneggiatori e addetti agli effetti speciali.
Ho voluto lasciar perdere la claustrofobica condizione di unico territorio dichiaratamente abitato e fornito di tecnologia e cultura, come se all’esterno di Panem non esistesse altro che territorio desolato e disabitato. Potrebbe ad ogni modo essere plausibile uno scenario del genere, in cui i contatti fra isole di civiltà sono molto difficili o addirittura impossibili per le distanze e le difficoltà nel viaggio.
Ripeto: non ho letto i libri e magari fra le pagine la cosa viene spiegata in dettaglio, ma questo non è stato un impedimento al godermi i primi due film.
Ho anche preso per buona la situazione di un nucleo relativamente piccolo di civiltà dotato di tecnologie all’avanguardia e fonti energetiche in abbondanza pur senza trovare nei film alcun esplicito riferimento a fabbriche, laboratori, fonderie, miniere…insomma tutto quel contorno di risorse, materie prime, manovalanza e ricerca che sono indispensabili alla creazione e al mantenimento di una civiltà di quel tipo.
 
 

venerdì 20 novembre 2015

Fantascienza vs Fantasy


Il confronto fra fantasy e fantascienza – o la loro contrapposizione come generi letterari – non è di sicuro una novità nell’ambito delle discussioni più o meno accademiche fra lettori e appassionati dei generi.
Se, spinti da una insana voglia di creare conflitti fra persone notoriamente pacifiche, proviamo a gettare con apparente noncuranza una frase del tipo “ma secondo me il fantasy è migliore della fantascienza, che fa schifo” a un ignaro conoscente cultore di fantascienza – o girando la frase al contrario, di fantasy – vi consiglio di procurarvi subito elmetto e giubbotto antiproiettile, perché così facendo ci esporremmo agli strali – e non solo verbali - del fantasysta o fantascientista duro e puro, che difenderà a spada tratta le sue opinioni con ogni mezzo.
Non si sfugge alla regola della differenza di trattamento nemmeno in Rete, tant’è che utilizzando “fantasy vs fantascienza” come chiave di ricerca, in Google si ottengono 745.000 risultati, in massima parte centrati sulla differenza fra i due generi (per adesso tralasciamo le suddivisioni al loro interno).
Quel che è curioso, è che cercando “fantascienza vs fantasy” (stesso motore di ricerca) si ottengono invece 204.000 risultati. Qui sotto il copiaincolla delle righe con i risultati che ho ottenuto.

Per “fantasy vs fantascienza”:
Circa 745.000 risultati (0,28 secondi) 

Risultati relativi a fantasy e fantascienza
Cerca invece fantasy vs fantascienza
 

Per “fantascienza vs fantasy”:
Circa 204.000 risultati (0,42 secondi) 
Forse cercavi: fantascienza o fantasy


 
Il che fa supporre che per Google non sia la stessa cosa, visto che con la prima ricerca i termini sono messi in AND (la proposizione è vera se l’una E l’altra sono entrambe vere) e con la seconda in OR (la proposizione è vera se l’una O l’altra O entrambe sono vere).
Chi mastica un pelino di logica o programmazione capirà al volo - ma non me ne intendo di motori di ricerca, per cui lascio perdere. Accetto l’esistenza di questi misteri.
Credo che le differenze fra i due generi siano ben note a tutti, ma qui le riassumo in due parole, fermo restando che in caso di dubbi potrete rivolgervi a Wikipedia o simili.

mercoledì 11 novembre 2015

Recensione libro: Still Alice


Sono sicuro che molti di voi avranno visto il film, che ha fruttato l’Oscar a Julianne Moore, attrice che i suoi film li ha scelti abbastanza bene (fra quelli che ho visto in televisione o al cinema ricordo “Chloe”, “Hunger games”, “Il mondo perduto”, “I figli degli uomini”, “La mano sulla culla”) e con una filmografia di tutto rispetto. La sua gavetta l’ha fatta senza tanti clamori ottenendo infine il massimo riconoscimento nell’ambito del suo mestiere.
Qui parlerò brevemente del libro da cui il film è stato tratto.
L’autrice, Lisa Genova, è neuropsichiatra ma questo credo lo sappiate già e non mi dilungo sulla sua biografia, facilmente reperibile in Rete.


Vorrei soffermarmi piuttosto sullo stile di scrittura, che appare – almeno in questo libro - molto scarno ed essenziale, privo di grandi interventi introspettivi o elucubrazioni da parte dei personaggi e basato in pratica sui dialoghi e sulle azioni degli stessi. Difficile dire quanto sia mostrato e quanto raccontato: direi una via di mezzo. Abbastanza da centrare l’obiettivo ma senza strafare.
Penso che questo modo di scrivere sia conseguenza della naturale inclinazione di una persona che per mestiere racconta casi clinici nello stile asciutto e preciso del medico o del ricercatore, senza grandi giri di parole ma andando dritto a nocciolo della questione.
E per quanto possa sembrare paradossale, proprio questo modo di raccontare Alice e la sua discesa verso l’oblio rende la narrazione più efficace e rende il lettore maggiormente coinvolto.
A tratti, scorrendo le righe, ci si sente spaesati quanto la protagonista se non addirittura angosciati e – ripeto – senza nulla concedere ai grandi voli di fantasia o alla scrittura ricercata, ma solo mostrando i fatti.

Interessante il modo in cui la malattia viene affrontata dal punto di vista puramente medico e che illustra bene quali siano al presente le possibilità di cura (al momento praticamente nulle) e lo stato dell’arte della ricerca (la mia impressione è che si stia brancolando nel buio).
 

mercoledì 4 novembre 2015

Post semiserio: il nome fa il personaggio?



Uno dei problemi con cui si deve scontrare l’aspirante scrittore è la scelta del nome del/della protagonista, e guardate che qui c’è poco da scherzare: il nome in un libro è tutto e guai a non indovinarlo! Pena la discesa agli inferi dello scritto, lo sprofondamento nel Girone dell’Eterno Dimenticatoio (nota 1) (nota 1a) (nota 1b) e - da ultimo, ma non meno importante – l’azionamento in automatico – per effetto del Perfido Gnomo della Scrittura Imperfetta (nota 2) - della combinazione Alt + Ctrl + Del (nota 2a) che cancellerà istantaneamente ogni traccia del vostro sudato scritto dal pc (anche se non siete collegati a internet, sia chiaro: lo Gnomo non perdona e tutto vede, anche se scrivete al buio) e anche se avete fatto un backup su disco esterno da 512 TeraByte non collegato al pc.
Dunque, tralasciando i classici nomi tipo “Fermo” e “Lucia”, ma anche “Renzo”, che fa tanto da tipo insignificante e che non conosce una sola parola di latino perché alle medie non lo insegnavano e che mette un genitivo plurale maccheronico (“latinorum”) invece di un accusativo singolare (ma lo possiamo scusare, visto che perfino nel XXI secolo errori di questo genere se ne fanno) e scusate se non ho messo nemmeno una virgola in questo periodare così prolisso e ricercato per cui adesso mi fermo per riprendere fiato ma adesso la metto (nota 3),  questa è la virgola che vi avevo promesso  - fine intermezzo - occorre stabilire se il nome fa il personaggio. Ovvero se dal nome riusciamo a farci un’idea del personaggio, cosa che ci consentirebbe di evitare pagine di inforigurgiti sugli attributi fisici e sulle capacità dei nostri eroi.


Di conseguenza la tesi che difenderò in questo post sarà che il dare un certo nome a un personaggio può definirlo totalmente senza bisogno d’altro. 

giovedì 29 ottobre 2015

Robert Sawyer


Per “Scrittura & Scrittori” parliamo oggi del canadese Robert Sawyer, da alcuni anni presentatosi alla ribalta fra gli scrittori del genere fantascientifico (ma non spaventatevi: non si vive di sola fantascienza e quindi in futuro gli articoli tratteranno anche autori e generi diversi).



Un rapido sguardo alle informazioni reperibili in Rete mostrerà subito come Robert Sawyer abbia fatto incetta di premi letterari, trasposizioni televisive e un Alumni Award of Distinction  dall’Università di Toronto. Sicura prova delle sue capacità letterarie, anche perché a quanto pare è uno dei pochissimi autori che riesce a vivere con i proventi della sua scrittura e sapete bene quanto sia difficile arrivare a un traguardo simile. (Invidia!)
La mia prima esperienza con Sawyer risale ad alcuni anni fa quando acquistai “Flashforward”, che mi piacque da subito, sia per il tema di fondo - il libero arbitrio – sia per la scrittura scorrevole e senza fronzoli, che ho scoperto in seguito essere un suo marchio di fabbrica.
Diciamo che è stato amore a prima vista, tant’è che in seguito ho letto diversi suoi libri:
- il già citato Flashforward
- la trilogia dei Neanderthal
- la trilogia del web
- Rollback
- Apocalisse su Argo
- Psicoattentato

Quindi un buona decina!

mercoledì 21 ottobre 2015

Recensione libro: "Endurance"


Come promesso, ecco il secondo articolo sulle esplorazioni antartiche: questa volta si tratta di un evento molto più datato della spedizione Arnesen-Bancroft dell’articolo precedente.
Il testo in questione fu pubblicato per la prima volta alla fine degli anni ’50 ed è ristampato da TEA.

 

Alfred Lansing è riuscito a trasformare in romanzo avvincente quello che dovrebbe essere - in teoria – null’altro che un documentario o un resoconto della spedizione, rendendo così il libro una lettura molto piacevole e scorrevole.
La grande ricchezza di dettagli e l’accurata documentazione riescono a far partecipe il lettore delle disavventure di Shackleton e compagni al punto che pare di esserci, tant’è che ho terminato di leggerlo in un paio di giorni!

martedì 13 ottobre 2015

Recensione: "Nessun orizzonte è troppo lontano"

Si tratta della relazione - in parte sotto forma di diario, in parte vista dall'esterno - dell'avventura antartica condotta nell'autunno del 2000 dalla norvegese Liv Arnesen e dall'americana Ann Bancroft.


 
Colpisce il fatto che le due donne, al momento dell'impresa avevano rispettivamente 47 e 45 anni, età decisamente avanti per poter pensare a un'impresa del genere: attraversare l'Antartide senza cani e con le slitte trainate da loro stesse o - nel migliore dei casi e se c'era vento - per mezzo di vele appositamente realizzate.
L'iniziativa per le due esploratrici - non nuove simili avventure, avendo percorso anche i territori artici - ha preso l'avvio dal desiderio di compiere un'impresa che non solo potesse trasmettere il gusto per l'esplorazione, ma soprattutto per provare a tutti (e credo anche a loro stesse) che se si hanno dei sogni e ci si dà da fare per raggiungerli spesso ci si riesce.
La loro avventura è stata seguita da migliaia di persone - soprattutto bambini e ragazzi  - tramite un sito tuttora attivo e che si occupa di imprese come questa (il link alla pagina che riporta il viaggio di cui stiamo parlando è il seguente: yourexpedition.com ).
 

lunedì 5 ottobre 2015

Doppia comunicazione di servizio...con gran piacere!

Ciao a tutti!
 
Vi informo - per gli appassionati del genere - che dal 6 al 13 ottobre 2015 Genesis Publishing promuoverà i romanzi di alcuni collaboratori  - tra cui "Un filo di luce nel cielo" del sottoscritto - su Kobo e Amazon al prezzo ridotto di 0,99 EUR.
 
Qui di seguito il link Facebook relativo alla promozione: "Vetrina degli esordienti"
 
EVENTO FACEBOOK: qui

...e un grazie grande come la Via Lattea a Anima di Carta (che potete vedere nella lista dei blog consigliati e a cui potrete accedere con un click sul nome) che ospiterà a breve un mio intervento sull'argomento "Fantascienza"!

I link sono i seguenti: questo e questo .
 
Quindi, siori e siore.... Accorrete numerosi, accorrete numerosi!

domenica 4 ottobre 2015

Doppia recensione: "Sopravvissuto"


Articolo “due al prezzo di uno” questa volta!

Sì, perché qui racconto le mie impressioni sia sul libro “L’uomo di Marte” di Andy Weir, sia sul film che ne è stato tratto: “Sopravvissuto” di Ridley Scott.

 


Cominciamo col dire che il libro di Weir è scritto incredibilmente bene, direi da vero professionista. Il che per un programmatore come il sottoscritto ha dell’incredibile, ma forse Weir è nato per fare lo scrittore, più che il programmatore.

Il libro è perfetto. Perfetto nella scelta delle parole, nell’uso sapiente dei colpi di scena, nella lunghezza dei capitoli e dei periodi…insomma non ho trovato sbavature. Al massimo qualche lettore amante della trama in senso stretto può trovare un po’ eccessive le nozioni scientifiche presenti nel libro, ma non dimentichiamo che è scritto quasi tutto sotto forma di diario da parte di un tecnico!

A quanto risulta dalle notizie reperibili in Rete, l’autore ha impiegato parecchio tempo per presentare un prodotto che potesse essere davvero valido e rigoroso sotto l’aspetto scientifico: è plausibile come pochi altri e le uniche concessioni sono alla trama, non al contenuto, sempre credibilissimo e molto terra terra, al punto che pare davvero di esserci, su Marte.

Così su due piedi direi che Weir ha intenzione di ricalcare le impronte di altri autori sempre rigorosi e precisi nelle loro estrapolazioni anche sotto l’aspetto scientifico, quali Arthur Clarke o Isaac Asimov.

Autopubblicato all'inizio, “L’uomo di Marte” ha conosciuto un successo incredibile fin da subito; va detto però che la realtà del mondo editoriale anglosassone è molto diversa da quella che conosciamo qui in Italia: entro i patri confini un libro di fantascienza  -  anche se scritto tal quale, parola per parola – sarebbe passato quasi inosservato.

lunedì 28 settembre 2015

A concerto dal Maestro: signore e signori...Steve Hackett!

Come già noto, questo blog si propone di esplorare storie e fantasie nella loro accezione più ampia: per questo motivo gli articoli comprendono anche film, musica e recensioni di libri, oltre a quel che riguarda la scrittura in senso (più o meno) stretto.
 
Stante che ho avuto il piacere di assistere a un concerto di Steve Hackett per la quarta volta, lo scorso 25 settembre, posso dire che la sua musica esprime in pieno quella che concepisco come fantasia  - nell'ambito della musica - cioè evocazione, sogno, trasporto.
Ascoltare il concerto di Hackett (sono già passati tre giorni!) è stato come un viaggio nel tempo e nelle emozioni.
E qui vi mostro alcune immagini :


 
All'ingresso del Teatro Geox

 
Il maestro in azione
 
 
Come sempre grande partecipazione del pubblico e brani strumentali in quantità. Questa la scaletta: 

Intro (Coricyan fire)
Spectral Mornings  
Out of the Body  
Wolflight  
Every Day  
Love Song to a Vampire  
The Wheel's Turning  
Loving Sea  (dedicata alla moglie Jo Lehmann)
Icarus Ascending  
Star of Sirius  
Ace of Wands  
A Tower Struck Down  
Shadow of the Hierophant  
 
Get 'em Out by Friday  
Can-Utility and the Coastliners  
The Cinema Show  
Aisle of Plenty  
The Lamb Lies Down on Broadway  
The Musical Box  
 
I bis:
Clocks - The Angel of Mons  
Firth of Fifth  
 
 
Dopo un'introduzione strumentale il Nostro è partito in quarta con la bellissima "Spectral Mornings" , una delle più desiderate canzoni della sua produzione (e in assoluto fra le mie preferite); i brani dall'ultimo album "Wolflight"  mi sono piaciuti: molto dinamici, molto prog e mai banali.
Un applauso ha accolto le sue parole quando ha ricordato gli artisti che hanno collaborato con lui, in particolare Ritchie Havens ("Icarus Ascending" era cantata da lui, in origine) e Chris Squire, bassista degli Yes, morto da poche settimane.
Particolarmente brillante "Loving Sea", dedicata alla moglie Jo Lehmann, bel brano con chitarra acustica, ottimamente eseguito.
Essendo inoltre il quarantennale dell'uscita del suo primo album "Voyage of the acolyte" , Hackett ha suonato ben quattro brani da quella pubblicazione. In particolare "Shadow of the hierophant" è stata da brivido: sostanzialmente si tratta di un motivo ripetuto - come un bolero - ma l'esecuzione è stata da pelle d'oca. Un crescendo che metteva i brividi!
Dopodiché ha proferito le fatidiche parole: "E ora...Genesis!" accolta da un'ovazione. 
Tutta la seconda parte è stata dedicata ai brani del periodo d'oro dei Genesis, con standing ovation finale.  
E fra i bis non poteva mancare il brano che nell'immaginario collettivo meglio rappresenta questo grande chitarrista: "Firth of fifth".
Mi è dispiacuito non poter sentire brani suonati in altri concerti come "Hairless heart", "After the ordeal" , "The steppes", ma rimane sempre un concerto da ricordare! Due ore e mezza di autentica bravura, sogno e...fantasia!
 
Grande Hackett, accompagnato da una band di ottimi musicisti perfettamente all'altezza.
 
p.s.: tutte le foto di questo articolo sono fatte dal sottoscritto con la sua fedele Panasonic FZ50 (decisamente datata, ma sempre buona!)
 
alla prossima!
 




giovedì 24 settembre 2015

Aggiornata la pagina "Le mie pubblicazioni" con il romanzo edito da Genesis Publishing.

Al momento questo è tutto sull'argomento: in questo periodo sto lavorando a un nuovo romanzo e...se son rose fioriranno!

martedì 22 settembre 2015

L'arte di rimettersi in piedi di Amy Purdy

Sul foglio di guardia di questo libro colpisce la dedica:

"Questo libro è dedicato ai sognatori"

e in un blog come questo, dedicato alle storie, vere o fantastiche che siano, non poteva mancare il riferimento all'onnipresente sogno, che è quel che fa girare il mondo, alla fine.

La seconda e la quarta di copertina chiariscono non solo il titolo, ma anche la dedica: Amy Purdy, infatti, alla giovane età di diciannove anni, perse entrambe le gambe sotto il ginocchio per una infezione batterica che le lasciava poche possibilità di sopravvivenza.

venerdì 11 settembre 2015

martedì 8 settembre 2015

Perché si scrive? E in particolare: perché di fantascienza?



Sono certo che leggendo il titolo di questo post vi sarete detti “Ma no! Un altro che scrive un articolo su questa roba! Basta, non se ne può più!”” e avete ragione.

Un pochino.

In effetti non esiste praticamente un sito o un forum dedicato alla scrittura che non riporti da qualche parte questa domanda ripetuta più o meno in tutte le salse.

In realtà la domanda vera, dal mio punto di vista è: “Perché si scrive di fantascienza?” e, avendo realizzato anche qualche breve saggio storico, ci potrei mettere dentro anche qualche considerazione sullo scrivere di storia.

Nel 1985 Einaudi pubblicava “L’altrui mestiere” di Primo Levi, il quale analizzava i motivi per cui si scrive. Levi individuava nove motivi principali, senza tacere il fatto che volendo se ne sarebbero potuti trovare altri, spiegando i motivi della sua scelta.

Riporto qui sotto le parole di Primo Levi, che oltre che pacate sono anche molto oneste, integrandole con mie considerazioni (poi passeremo all’aspetto fantascientifico della cosa, promesso).

giovedì 3 settembre 2015

Ex-machina




L'intelligenza artificiale è da sempre stata uno dei temi più affascinanti per gli autori di fantascienza fin dai primordi della letteratura di genere ("I robot universali di Rossum", che ad ogni modo era un dramma teatrale), proseguendo con i millemila romanzi di Isaac Asimov (qualcuno si ricorda di R. Daneel Olivaw?) e terminando anche col sottoscritto, che nei suoi romanzi li tira spesso in ballo.
Il film tratta in pratica del Test di Turing, e per la trama vi rimando senz'altro a quanto potrete reperire in rete; quel che mi preme far notare è la conclusione del regista: Ava dimostra come il suo essere un costrutto dell'uomo e non un prodotto dell'evoluzione (intesa nel senso più 'naturale' del termine e non come variazione e adattamento, che nel suo caso viene invece ad essere completa ed estremamente funzionale) non sia di freno all'acquisizione di quelle caratteristiche che  - piaccia o non piaccia - hanno reso l'uomo quel che è.

Un (ex?) grande: Angelo Branduardi


Comincio questo post ricordandovi che sono stato un grandissimo fan del buon Angelo, e che non mi sono perso un tour, almeno da "Pane e rose" fino al concerto in Piazza del Santo a Padova. E questo la dice lunga, eh!

Però...però...i suoi ultimi album mi fanno pensare che ormai il Nostro abbia ben poco da dire.

Vorrei fermarmi in particolare sulla sua ultima fatica live "Camminando camminando...in tre".

In effetti dei live del Nostro, il migliore  - e sempre a mio parere - rimane lo splendido "Concerto"; il resto non è proprio all'altezza di un grande strumentista e compositore come Branduardi.

Prendiamo il primo "Camminando, camminando": è ok per quanto riguarda i brani dagli ultimi dischi e anche per alcune chicche come ad esempio "Vanità di vanità" o "Il violinista di Dooney", ma c'era proprio bisogno di ripresentare "La luna" o "Il dono del cervo" con tutti gli album intercorsi fra questo e il primo live?