L'arte di rimettersi in piedi di Amy Purdy

Sul foglio di guardia di questo libro colpisce la dedica:

"Questo libro è dedicato ai sognatori"

e in un blog come questo, dedicato alle storie, vere o fantastiche che siano, non poteva mancare il riferimento all'onnipresente sogno, che è quel che fa girare il mondo, alla fine.

La seconda e la quarta di copertina chiariscono non solo il titolo, ma anche la dedica: Amy Purdy, infatti, alla giovane età di diciannove anni, perse entrambe le gambe sotto il ginocchio per una infezione batterica che le lasciava poche possibilità di sopravvivenza.

Non sto a farvi il riassunto del libro e nemmeno mi sento di consigliarlo (a meno che, naturalmente, non troviate interessante la storia): quel che mi preme far notare è che mai Amy si è pianta addosso e anzi ha sempre trovato il modo di trasformare i suoi sogni in realtà.

Paradossalmente questo è stato possibile proprio a causa della sua menomazione, che in qualche modo (e per qualcuno potrebbe essere la sua NDE - Near Death Experience - a dare il via a tutto) ha indirizzato la sua vita verso mete che in precedenza mai avrebbe creduto possibili.



Già la copertina mi aveva colpito: nessuna vergogna e niente di cui preoccuparsi nell'immagine di questa donna (ormai ha 35 anni) che nella sua nudità e nella sua menomazione dice a chiare lettere: "Questa sono io, non ho nulla per cui mi debba nascondere, e nonostante tutto non solo vivo, ma vivo alla grande".
 
E non fraintendete quando scrivo "alla grande", intendo dire che il messaggio è questo: "nonostante tutto, nonostante la perdita delle gambe, nonostante abbia avuto un trapianto di rene perché i miei non funzionavano, nonostante i mesi di malattia, vivo pienamente la mia vita e inseguo i miei sogni, magari raggiungendoli".
 
Il che mi fa pensare al sottoscritto quando si lagna per cose che alla fine sono di ben poca importanza. Una sana iniezione di volontà e determinazione.
 
Passo ora a una sommaria analisi del testo:
Si tratta di un'autobiografia, centrata sulle cause della menomazione dell'autrice e , curiosamente, la sua NDE viene trattata senza particolare enfasi, piuttosto come un fatto da ricordare (ma che avrà la sua importanza negli anni a seguire). Il memento per tutta la storia è un "mai mollare" che riflette il carattere di Amy.
Non ho trovato refusi - segno di un ottimo lavoro di revisione - e il racconto scorre via che è un piacere; i personaggi  - reali - sono disegnati con realismo e poche concessioni alle sdolcinature e all'autocelebrazione.
Colpisce la coerenza e la determinazione di tutti coloro che sono menzionati, i momenti di scoramento lasciano il posto all'"arte di rimettersi in piedi" da parte di tutti che, ognuno nel modo in cui può farlo, rendono la vita di Amy intensa come poche. 
Grande merito nella stesura perfetta di questo libro va anche a Michelle Burford, ghostwriter di indiscussa bravura, che ha saputo portare questa narrazione a notevoli livelli sotto ogni aspetto.  

L'ho letto quasi d'un fiato e devo dire che - per un appassionato di fantascienza e saggistica - mi ha pienamente soddisfatto, non solo per la scrittura, ma per il messaggio, mai celebrativo, mai autoindulgente, mai da piagnisteo.

Mi è piaciuto.

voto: 8,5 / 10

colonna sonora di questo post: "Old man and the sea" di Steve Rothery






 

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