Recensione libro: "Endurance"


Come promesso, ecco il secondo articolo sulle esplorazioni antartiche: questa volta si tratta di un evento molto più datato della spedizione Arnesen-Bancroft dell’articolo precedente.
Il testo in questione fu pubblicato per la prima volta alla fine degli anni ’50 ed è ristampato da TEA.

 

Alfred Lansing è riuscito a trasformare in romanzo avvincente quello che dovrebbe essere - in teoria – null’altro che un documentario o un resoconto della spedizione, rendendo così il libro una lettura molto piacevole e scorrevole.
La grande ricchezza di dettagli e l’accurata documentazione riescono a far partecipe il lettore delle disavventure di Shackleton e compagni al punto che pare di esserci, tant’è che ho terminato di leggerlo in un paio di giorni!

Unica nota negativa di “Endurance” è la documentazione fotografica: scarsa e poco rappresentativa della spedizione, contiene un ritratto dell’esploratore, una utilissima mappa che mostra il tragitto fra i ghiacci della Endurance prima e dell’equipaggio poi, e poche foto che a mio parere non rendono giustizia alla trattazione. E’ vero che molte delle lastre realizzate da Frank Hurley furono abbandonate sui ghiacci per motivi di peso da trasportare (una volta abbandonata la nave, l’equipaggio marciò sui ghiacci dal novembre 1915 ad aprile 1916), ma si poteva certamente fare qualcosa di più, visto che decine d’immagini furono salvate.
Si tratta ad ogni modo di un piccolo neo in un racconto molto ben scritto e molto ben documentato. Cura che si nota anche nella revisione del testo, visto che non ho riscontrato refusi.
 
 
Se qualcuno non conoscesse la storia, la riassumo in due parole: l’Endurance, una volta intrappolata nel pack, non fu più in grado di muoversi e andò alla deriva, trascinata dalla massa di ghiaccio che alla fine letteralmente la stritolò.
L’equipaggio fu quindi costretto a una marcia forzata di mesi fra i ghiacci nel tentativo di raggiungere il mare e tentare di salvarsi per mezzo delle scialuppe della nave, trainate a forza di braccia e nelle quali si trovavano le provviste e quanto era necessario per la sopravvivenza.
Il mare fu raggiunto il 9 aprile 1916, e l’Isola di Elephant il 14 dello stesso mese ma, vista l’impossibilità di ricevere soccorsi, Shackleton e altri cinque membri dell’equipaggio iniziarono una traversata su una scialuppa nel tentativo di raggiungere la Georgia Australe, distante circa 1600 chilometri. Il tutto avendo come unici strumenti di navigazione un cronometro e un sestante, in uno degli oceani più tempestosi del pianeta!
Si tratta senz’altro di una delle imprese marinare di maggiore importanza per i mezzi (una scialuppa di soli 7 metri), la distanza da percorrere e le difficoltà del tratto di mare attraversato.
Solo il 30 agosto 1916 la spedizione di soccorso (ovviamente qui avete capito che la traversata oceanica andò a buon fine) arrivò all’Isola di Elephant per recuperare il resto dell’equipaggio.
Nonostante il tempo passato fra i ghiacci, le privazioni e le scarsità di cibo, tutti i componenti della spedizione sopravvissero. Alcuni, in seguito, parteciparono alla successiva esplorazione di Shackleton, che per lui sarà l’ultima, morendo d’infarto prima di poterla portare a termine. 
 
 
Se vi piace l’avventura – e in particolare l’avventura in luoghi estremi - direi che questo è un libro che non si può fare a meno di leggere. A tratti si prova autentica emozione, durante la lettura.
E tra l’altro…proprio in questi giorni ricorre il centenario della spedizione!
Meritatissimo 8 (ma avrei messo anche un “+” se la documentazione fotografica fosse stata più ricca).
 

 

Commenti

  1. Quella sulla spedizione di Shackleton è una delle mie storie preferite. Ho letto "Sud", il suo diario, e ho visto non so quanti documentari (evviva Piero Angelo & figlio) perché è un vero cult dell'avventura. Nell'edizione di Gingko ci sono 10 mappe e oltre 100 foto e illustrazioni. Questo è uno dei casi dei quali si dice che la realtà supera la fantasia.

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    Risposte
    1. Sono assolutamente d'accordo: un'avventura simile pare talmente incredibile da sembrare inventata!
      E per quanto riguarda la Premiata Ditta Angela...meno male che ci sono ancora persone come loro a fare un po' di cultura fatta bene!
      Speriamo che durino...

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