Post semiserio: il nome fa il personaggio?



Uno dei problemi con cui si deve scontrare l’aspirante scrittore è la scelta del nome del/della protagonista, e guardate che qui c’è poco da scherzare: il nome in un libro è tutto e guai a non indovinarlo! Pena la discesa agli inferi dello scritto, lo sprofondamento nel Girone dell’Eterno Dimenticatoio (nota 1) (nota 1a) (nota 1b) e - da ultimo, ma non meno importante – l’azionamento in automatico – per effetto del Perfido Gnomo della Scrittura Imperfetta (nota 2) - della combinazione Alt + Ctrl + Del (nota 2a) che cancellerà istantaneamente ogni traccia del vostro sudato scritto dal pc (anche se non siete collegati a internet, sia chiaro: lo Gnomo non perdona e tutto vede, anche se scrivete al buio) e anche se avete fatto un backup su disco esterno da 512 TeraByte non collegato al pc.
Dunque, tralasciando i classici nomi tipo “Fermo” e “Lucia”, ma anche “Renzo”, che fa tanto da tipo insignificante e che non conosce una sola parola di latino perché alle medie non lo insegnavano e che mette un genitivo plurale maccheronico (“latinorum”) invece di un accusativo singolare (ma lo possiamo scusare, visto che perfino nel XXI secolo errori di questo genere se ne fanno) e scusate se non ho messo nemmeno una virgola in questo periodare così prolisso e ricercato per cui adesso mi fermo per riprendere fiato ma adesso la metto (nota 3),  questa è la virgola che vi avevo promesso  - fine intermezzo - occorre stabilire se il nome fa il personaggio. Ovvero se dal nome riusciamo a farci un’idea del personaggio, cosa che ci consentirebbe di evitare pagine di inforigurgiti sugli attributi fisici e sulle capacità dei nostri eroi.


Di conseguenza la tesi che difenderò in questo post sarà che il dare un certo nome a un personaggio può definirlo totalmente senza bisogno d’altro. 

 
  



Prendiamo ad esempio “Robin Hood” (volevo partire con un classico tipo “Ivanhoe” ma non ho letto il libro. Però ho visto il film in bianco e nero, ma non credo sia la stessa cosa). Questo l’ho letto quand’ero ragazzino e posso dire che ha distrutto le mie speranze in un mondo migliore nel momento in cui sono arrivato al tristissimo epilogo. Giuro che mi ha rovinato la lettura di tutte le pagine precedenti. Da qui possiamo ipotizzare la nascita del pessimismo cosmico del Leopardi (che secondo me pessimista non era proprio, ma questo è un altro discorso).

 


Da mettere al bando in quanto diseducativo: guai a mostrare come vanno le cose nella vita! Guai a mostrare il tradimento delle persone che consideri amiche! Ha causato il mio primo  - e per ora unico – attacco di depressione, che dura da decenni.


Abbiamo la protagonista che ovviamente è una Lady e si chiama Marian e non Mary, altrimenti non si sarebbe capito che era altolocata (secondo Walt Disney è la nipote del re, mica scherzi; secondo Dumas…non me lo ricordo). Naturalmente è bella, elegante, colta, dolce. Sa cantare, ricamare (no? Beh, non importa), cucinare e anche fa l’infermiera a tempo perso. L’unica cosa che non sa fare è - forse – tirare con l’arco, ma non è sicuro, forse sa fare anche questo. Ad ogni modo non ne ha bisogno perché a questo ci pensa lui:


IL mitico Robin, ex nobile fedele a Riccardo ma non a Giovanni; birbante, furfante, brigante e lestofante, ma dal cuore buono e che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Un uomo tutto d’un pezzo. Non mi ricordo se fosse anche alto, bello, aitante, atletico e se eccelleva in tutto. E in realtà nemmeno questo importa. Ma Robin…gente, che nome! Ispira.
Dev’essere per colpa di Robin che per Mel Brooks lady Marian diventa Marian di Batman.


Lo Sceriffo, invece ha tutte le caratteristiche del cattivo (tutte quelle che vi vengono in mente, e se ne dimenticate qualcuna non importa, tanto fa lo stesso) e infine non si capisce nemmeno se abbia un nome… 

 
A certe intemperanze non è sfuggito nemmeno il nostro Emilio Salgari col suo Sandokan. Stavolta faccio uno spudoratissimo copia/incolla da Wikipedia, dove troviamo la descrizione dell’eroe: “In quella stanza così stranamente arredata, un uomo sta seduto su una poltrona zoppicante: è di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana. Lunghi capelli gli cadono sugli omeri: una barba nerissima gli incornicia il volto leggermente abbronzato. Ha la fronte ampia, ombreggiata da due stupende sopracciglia dall’ardita arcata, una bocca piccola che mostra dei denti acuminati come quelli delle fiere e scintillanti come perle; due occhi nerissimi, d’un fulgore che affascina, che brucia, che fa chinare qualsiasi altro sguardo.
Ussignur! Un divoratore di pulzelle patentato! Scommetto che se lo incontrassi dal vivo farebbe venire le palpitazioni e le scaldane pure a me! E tutti in coro: “Oohhhh!!!!” da fare con tono incredulo e bramoso.

Per non tacere di Marianna (oh, ma è una mania con ‘sto nome!) ancorché nota come la Perla di Labuan sulla quale non intendo dilungarmi oltre (dovrei ripetere quanto detto per Marian di Batman, tranne che per il tiro con l’arco). Dirò solo che ha sconvolto gli ormoni di un’intera generazione di adolescenti maschi (vi ricordate di Carole Andrè, vero?). Anche qui gli aggettivi si sprecano, accompagnati da sospiri lascivi (eliminare l’audio se in presenza di minori).

 





Quel nome dice proprio tutto. (nota 4) 
Qui il PerGnoScrImp si frega le mani con fare malefico: “Vuoi vedere che tutti-tutti-tutti-ma-proprio-tutti gli scrittori cascano sempre negli stessi cliscè? Ghigh!” (nota 5)
Non si dica mai che dia soddisfazione al PerGnoScrImp! E per dimostrarlo prenderò come ultimo esempio la protagonista della saga similfantasy che amo di più: la Saga di Morgaine, scritta da Carolyn Janice Cherryh.
Non so se in futuro scriverò un articolo su questa saga, ma vi dico che sugli scaffali della libreria conservo ancora la trilogia da millemila anni e che l’ho letta un paio di volte (almeno). Inoltre, considero crimine contro l’Umanità la mancanza di una traduzione del quarto libro, mai pubblicato in Italia. Spero che qualche editore faccia ammenda per questa inqualificabile mancanza di buon gusto e per aver lasciato la mia beneamata Patria in balìa di cotanta ignoranza. 


Morgaine è bella anche se non proprio giovane, ha la capigliatura di un improbabile color bianco, inesistente nelle Terre in cui vaga, proviene da un mondo ultratecnologico e combatte i cattivi (non proprio, ma il concetto è questo). Possiede La Scambiata, la spada più letale dell’universo (un dispositivo destinato a chiudere le porte spaziotemporali); il suo scudiero, Nhi Vanye è…insomma, ha tutte le qualità per essere lo scudiero ideale sia fisicamente che per le sue doti di lealtà, serietà, affidabilità. Fisicità. Anche. Fisicità. Soprattutto. Magari. …Però!
 
E i nomi, direte voi? Perché, volete dire che “Morgaine” non è un nome che ispira? Osereste insinuare che “Morgaine” non vi fa venire in mente l’eroina di turno? Adoro Morgaine! Non toccatemi Morgaine! 


A questo punto rompo gli indugi e vi dico subito che i personaggi del mio prossimo romanzo saranno:

LEI !
- iper mega nyokka
- colta
- spiritosa & sagace
- ha un nome con tre o quattro “Y”, di antichissima origine e possedere quel nome dà diritto ai superpoteri
- con un Q.I. di 299 (approssimato per difetto)
- conosce 867 lingue (compreso il rongorongo, il Lineare Uno e i dialetti di Papua Nuova Guinea) e le parla tutte senza accento
- misure di 120 / 60 / 90 (e non usa wonderbra)
- con un passato misterioso che le procura incubi e visioni profetiche
- ha gli occhi viola e i capelli verdi lunghissimi che le scendono lungo i fianchi eburnei a sottolineare le sue fattezze slanciate e languide (buona questa, eh?)
- possiede superpoteri che non sa di possedere ma li scoprirà perché ne ha diritto (vedi sopra)
- è di origine nobile ma non lo sa (deriva dai superpoteri)
- di altissimi ideali
- fa qualche lacrimuccia di tanto in tanto, ma solo per una buona causa
- non si chiama Carla Bianchi (non me ne voglia la vera Carla Bianchi, se dovesse leggere queste righe)
- non la dà a nessuno per tutto il libro e solo alla fine cederà la sua virtù - dopo un bacio castissimo & innocente & appassionato sulla guancia – a chi? Ma a…à
 
LUI !
- alto, bello, possibilmente biondo, occhi di un azzurro che il cielo se lo sogna
- 14 lauree, tutte rigorosamente prese nel giro di due anni e tutte summa cum laude
- atletico, possente, perfino Conan riconosce la sua superiorità fisica e la sua tartaruga addominale mette soggezione a Vin Diesel
- sorriso a 32 denti sempre bianchissimi e con l’alito sempre al gusto di menta anche se non se li lava. Neanche una otturazione. Mai andato dal dentista.
- fa svenire LEI ! la prima volta che lo vede in costume da bagno (rigorosamente non bermuda per far meglio notare la di lui possente e incontenibile virilità)
- rigorosamente non depilato ma naturalmente con pochi peli, che sennò fanno tanto troglodita
- LUI ! ha una voce che fa innamorare subito LEI ! fin dal primo contatto verbale, anche se si tratta solo di un punto e virgola
- è stato l’istruttore di MacGiver e di mestiere fa il riparatore online di reattori nucleari con garanzia scaduta
 



- deve salvare il mondo dalla seconda Legge della Termodinamica e l’Universo dall’entropia galoppante
- e non si chiama Mario Rossi (non me ne voglia il vero Mario Rossi, se dovesse leggere queste righe) 

A questo punto apro la gara del nome:
- che nome dovrebbe avere LUI?  (una sola scelta)
- che nome dovrebbe avere LEI?  (una sola scelta)
- quanto ci avete messo per scoprirlo? 
Non vincete niente, ma se ci siamo fatti due risate allora fatemelo sapere.
Ah, e fatemi sapere se vi ho convinti che il nome fa il personaggio!

SEZIONE NOTE:
Nota 1: ispirato alla Gora dell’Eterno Fetore - detta anche Fetorlandia - di quale film (5 secondi per rispondere, ma senza ricorrere a Wikipedia)?  
Nota 1a: Ho detto di NON ricorrere a Wikipedia!
Nota 1b: Lo so: avete imbrogliato…e avete consultato la Wiki…
Nota 2: questo me lo sono inventato io. Da ora in poi sarà indicato come PerGnoScrImp.
Nota 2a: vedi immagine del post di Anima di Carta del 21 ottobre 2015 . Ho numerato la nota come 2a perché non avevo voglia di aggiornare tutti i millemila numeri di nota. P.s.: grazie, Anima!
Nota 3: non è un nominativo, perché il soggetto della frase “Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?” è colui che parla…ma potrei sbagliarmi, casomai mi corigerete. Anzi, corigetemi. Portate pazienza, il latino l’ho studiato solo in seconda media, ai tempi in cui era obbligatorio, e sono talmente vecchio che faccio confusione fra l’impero di Kennedy e l’attentato a Alessandro Magno.
Nota 4: non fatevi ingannare dal tono ironico del post. Ho divorato tutti i libri di Salgari che c’erano alla biblioteca della scuola elementare. Si può dire tutto quel che si vuole di Salgari, ma non che non sapesse scrivere storie emozionanti!
E vi consiglio di rileggervi la descrizione che fa l’autore  della Perla di Labuan, ennesima prova che il nome fa il personaggio!
Nota 5: intraducibile ghigno di soddisfazione misto a perfidia gnomica. Si scrive “Ghigh!” ma si legge “Ghigh!”.  “Cliscè” è una licenza poetica. 

 
 





Commenti

  1. Lei, ovviamente, Lady Maryannynan (che altre y non sapevo dove metterle)
    Lui, un abusatissimo Tristan (pare sia il nome per cui le ragazzine si strappano i capelli in qualunque romanzo)

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    1. Ciao Simo,
      purtroppo Maryannynan ha soltanto due "y", per cui la nostra eroina non potrà accedere ai superpoteri. E nemmeno può essere di origine nobile (sigh!).
      E in quanto a Tristan, se avessi avuto io quel nome i capelli me li sarei strappati da solo! Ma per fortuna me ne rimangono ancora (che sia per via del nome)? :-)
      Orsù dunque: votate il totonome e vediamo qual è il migliore!

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    2. Approposito, hai letto la descrizione della Perla di Labuan?

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    3. Non l'ho letta, ma una perla mica è perla per niente.
      Nei miei libri ho descritto eroi pieni di macchie e paure e donne che non sollevavano ondate di sguardi. C'è una sola eccezione, nell'ultimo, dove compare una ragazza così bella che quando passa si sentono saltare gli elastici delle mutande degli uomini :)
      Non amo i personaggi perfetti perché da ragazzini potevamo innamorarci di stereotipi, ma da grandi vogliamo un po' più di credibilità.

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    4. Beh, eccola qua, e poi mi dici: :-)
      "« Era una fanciulla di sedici o diciassette anni, dalla taglia piccola, ma snella ed elegante, dalle forme superbamente modellate, dalla cintura così stretta che una sola mano sarebbe bastata per circondarla, dalla pelle rosea e fresca come un fiore appena sbocciato.

      Aveva una testolina ammirabile, con due occhi azzurri come l'acqua del mare, una fronte d'incomparabile precisione, sotto la quale spiccavano due sopracciglia leggiadramente arcuate e che quasi si toccavano. Una capigliatura bionda le scendeva in pittoresco disordine, come una pioggia d'oro, sul bianco busticino che le copriva il seno... »"

      Mica scherzi!

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  2. Nel tuo blog non trovo la mail per contattarti. Sto leggendo uno dei tuoi libri e vorrei commentarlo in privato. Dovresti pensare a una pagina "contatti" per i tuoi lettori.

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