Recensione film: "Hunger Games: Il canto della rivolta"


Annuncio ai lettori: questo articolo svela il finale del film. Se non l’avete visto non leggete. Vi ho avvisati!

 

Il canto della rivolta” mi ha dato l’impressione dell’ennesimo classico caso di saga partita bene e arrivata un po’ maluccio.

Ho visto più o meno tutti i film della serie - non ho letto i libri e non credo che lo farò – e la recensione riguarda infatti l’ultimo di questi film e non i libri, sui quali non posso esprimere un parere.

Il gran finale di “Hunger Games”, nella sua versione cinematografica, lascia un senso di incompletezza e sa molto di occasione mancata. Manca di tensione, e quella che c’è viene persa per strada. Manca di spiegazioni che potrebbero essere utili a chi non ha letto i libri: molte cose vanno prese per buone senza sapere perché. Manca di coinvolgimento da parte dello spettatore, eppure le occasioni non sarebbero mancate. 


 
L’inizio della saga mi era piaciuto: l’ambientazione, pur nel ‘solito’ scenario post apocalittico era abbastanza originale e se la trovata dei giochi è di per sé abbastanza debole (mi ha fatto venire in mente “Rollerball” - quello con James Caan non il remake - che, nel suo genere e nonostante sia molto datato, è un vero gioiellino), il modo in cui sono stati presentati nei film precedenti mi aveva preso, offrendo innumerevoli possibilità per scatenare la fantasia di sceneggiatori e addetti agli effetti speciali.
Ho voluto lasciar perdere la claustrofobica condizione di unico territorio dichiaratamente abitato e fornito di tecnologia e cultura, come se all’esterno di Panem non esistesse altro che territorio desolato e disabitato. Potrebbe ad ogni modo essere plausibile uno scenario del genere, in cui i contatti fra isole di civiltà sono molto difficili o addirittura impossibili per le distanze e le difficoltà nel viaggio.
Ripeto: non ho letto i libri e magari fra le pagine la cosa viene spiegata in dettaglio, ma questo non è stato un impedimento al godermi i primi due film.
Ho anche preso per buona la situazione di un nucleo relativamente piccolo di civiltà dotato di tecnologie all’avanguardia e fonti energetiche in abbondanza pur senza trovare nei film alcun esplicito riferimento a fabbriche, laboratori, fonderie, miniere…insomma tutto quel contorno di risorse, materie prime, manovalanza e ricerca che sono indispensabili alla creazione e al mantenimento di una civiltà di quel tipo.
 
 

 
Dico questo perché se da una parte è vero che i Distretti forniscono le materie prime e i manufatti, basterebbe bloccarne uno solo per mandare a quel paese l’intera economia di Panem. Infatti ognuno dei distretti è specializzato in qualcosa: il Distretto 3 si occupa della produzione elettronica, il 2 degli armamenti, il 10 dell’allevamento, e così via.

E’ chiaro che bloccando uno solo di questi l’intero sistema collasserebbe e il Governo centrale si troverebbe davvero nei guai. Anzi, se uno solo dei Distretti riuscisse nella secessione, potrebbe perfino ricattare l’intera Panem, cosa che non si prende in considerazione, quindi Capitol City dovrebbe essere autonoma più o meno in tutto. La rivolta dei Distretti poteva limitarsi a un embargo con distruzione o controllo delle vie di comunicazione e il gioco era fatto.
Due film e un libro di meno.
E ci può stare anche il regime dittatoriale, anche se non è chiaro chi può far parte dei Pacificatori, che non sono di certo un corpo d’élite, tant’è che nel primo “Canto della vittoria” quattro ribelli racimolati al momento e che prendono in mano un’arma per la prima volta riescono a beffarli e farli fuori alla grande. Forse vengono reclutati cani e porci. O forse i raccomandati. Vallo a sapere!
Ma non importa: cercavo un film d’azione e fantasia e – nonostante i troppo frequenti momenti di stanca fra un’azione e l’altra e il pullulare di sdolcinamenti non necessari – i primi episodi mi hanno discretamente soddisfatto.
Ora però prenderò in considerazione l’ultima parte della saga cinematografica.
 
 
 
C’erano buoni spunti che avrebbero potuto tramutarsi in scene d’azione più frequenti e coinvolgenti ma che purtroppo sono state ridotte al minimo sindacale. In particolare certe sequenze sono terminate proprio quando iniziavano a prendermi.
Anzitutto mi è sembrato assurdo che i ribelli – anche se dotati di qualche talpa bene informata – riuscissero a conoscere così bene la posizione di praticamente tutte le trappole – migliaia - disseminate per la città che poi, diciamolo chiaro: quanti mesi o anni sarebbero stati necessari per svilupparle fino a quel punto, costruirle, installarle? Forse Capitol è stata progettata così fin dall’inizio?
Quasi d’improvviso i quattro gatti che nei film precedenti erano poco più che dei morti di fame oppure star dello spettacolo diventano un esercito ipertecnologico e superaddestrato con mezzi perfino pari o superiori a quelli di Capitol. Perdono (nel senso di “perdonare”, non di “perdere”) pure questo. Se questo livello è stato raggiunto in qualche modo particolare – ad esempio prendendo il controllo di tutte le strutture militari e facendo addestramento intensivo – nel film non viene detto, e assumo che i libri diano maggiori informazioni.
Tralascio il fatto che Katniss all’inizio è senza voce per via dello strangolamento ma recupera una voce soave da contralto poche scene più tardi (ma non è che sia passato chissà quanto tempo).
Ok. In fin dei conti potrebbe essere un problema di doppiaggio. Magari la doppiatrice non riusciva a rimanere senza voce. O forse ha notevoli capacità di recupero, visto che i lividi spariscono in un batter d’occhio. 
 
Le sparano nella galleria: si becca cinque o sei proiettili sulla tuta antiproiettile e sopravvive, sia pure con un po’ di ammaccature. Ormai lo sanno anche i bambini che se si vuole andare sul sicuro si mira alla testa (secondo me è l’ennesima scena tagliata su misura per il personaggio).
Trovo geniali invece, le trovate che riguardano le trappole disseminate per la città (che ad ogni modo non si capisce come possa essere ridotta così male, pressoché distrutta, ridotta a macerie ma senza neanche un cadavere per le strade, neanche fossero passati i turpi monatti a far piazza pulita) inoltre non è per nulla chiaro come possa il magico dispositivo dei ribelli a beccarle senza fallo (difetto di progettazione da parte degli ingegneri di Capitol, suppongo, o risolvitutto tecnologico fatto su misura per il film).
Nemmeno uno sbandato o un profugo in vista. Niente sciacalli (umani che fanno sciacallaggio, non animali), né cani o gatti famelici in cerca di qualche osso da rosicchiare (immagino sia per via del pubblico scelto come target, che non deve essere impressionato da scene scabrose, come se a 15 anni i ragazzini non sapessero niente).
Le scene nella città distrutta – a parte quelle con le trappole – mancano di tensione e situazioni pericolose che in uno scenario simile sono la norma e avrebbero potuto venire sfruttate alla grande.
Di notte i ribelli si riposano alla luce delle lanterne, come se non esistessero nemici in giro (salteranno fuori in seguito, tranquilli) né dispositivi per la visione notturna. Non fanno turni di guardia, tranne che nelle gallerie dove erano meno necessari rispetto all’esterno. Anche qui viene disinnescata una situazione potenzialmente pericolosa e che avrebbe dato slancio al film.
 
Il capitolo “Trappole Per i Ribelli” si esaurisce in circa venti minuti o poco più. Originale, ma dura troppo poco e con troppo poca tensione, e dopo pochi minuti soggettivi – intendo dal punto di vista dei protagonisti - uno schermo mostra la registrazione del loro presunto annientamento divulgato dal Governo stesso ma…dallo stesso punto di vista dei nostri eroi di pochi minuti prima. Erano seduti su una telecamera e non lo sapevano! Questo tra l’altro pone il quesito di come poteva il Governo non sapere che si erano salvati.
A proposito del “prima”: prima non si vedeva un solo Pacificatore in giro, poi hanno cominciato a sciamare nel giro di due secondi. Ho perdonato pure questo, ma come fanno a sapere dove sono le trappole e non sapere come sono dislocati i nemici? E poi, come sono arrivati? A piedi o con un velivolo, visto che la città in rovina non consente altri tipi di spostamento?
Assurde le sdolcinature che si dicono Peeta e l‘altro tipetto (non ricordo il nome ma non importa) pensando - poveri illusi - che Katniss – che fa finta di dormire - non li senta. Roba da non credere, nemmeno se la ragazza fosse stata sotto l’effetto di un sonnifero, visto il volume della voce dei due pretendenti.
 
E poi…AARGH! Il disastro!  Verso la fine la Soave Katniss viene coinvolta in una esplosione che la mette letteralmente a ferro e fuoco ovunque…tranne il visetto grazioso. Beh, dai, non possiamo sfigurare la primadonna, e poi una botta di fortuna ogni tanto ci vuole.
Ci sono così tante botte di fortuna in quel film che la trappola sotterranea, per esempio (quella in cui il pavimento “esplode” progressivamente) pare fatta apposta per consentire la sopravvivenza degli intrusi. Ma farlo esplodere tutto in un sol colpo, no?
 
Oops, fine del film con mezz’ora di anticipo. Siamo spiacenti, ma la commissione boccia l’idea. Beccatevi il seguito.
 
E’ chiaro che se vogliamo che il protagonista arrivi alla fine di un film o di un libro qualche situazione favorevole gli deve capitare, altrimenti avanti non si va. Ma un conto è Bruce Willis che riesce a cavarsela nonostante tutto quel che gli succede perché è il più bravo pistolero del mondo moderno e non smette mai di dimostrarlo per tutta la durata della pellicola, altra cosa è Katniss che in questo film fa poco o nulla - tranne nel combattimento nelle fogne contro i simil-zombi - e riesce comunque ad arrivare ai titoli di coda. Mi spiego?
Ma anche questo ci può stare, dai. Lascio perdere quasi tutto e mi diverto lo stesso, d’accordo?
Ho detto “quasi” tutto! Perché se c’è qualcosa che proprio non mi è andato giù sono proprio i due protagonisti, visto che i comprimari tutto sommato se la cavicchiano abbastanza bene, anche se senza infamia e senza lode. Ovvio che il film non è fatto a loro misura, ma per valorizzare l’eroismo, il coraggio, lo spirito di sacrificio (e l’assurda & impossibile storia d’amore) della Soave Katniss.
 
Tanto per cominciare Peeta è semplicemente PENOSO! Per tutto il film non fa altro che lagnarsi, autocommiserarsi, creare casini inutili, far fuori uno di quelli che doveva proteggerlo, farfugliare qualcosa sul fatto che lui è un ibrido.
In una parola: frignare. Con gran consumo di fazzoletti di carta usa e getta ad asciugare le lacrime del suo cuore infranto.
Per dirla in soldoni, se non c’era era lo stesso. Ho sperato fino alla fine che la Soave Katniss lo mollasse, ma purtroppo così non è andata. Penso sia un caso di ormoni impazziti e sfuggiti a ogni controllo.
L’utilità di Peeta nel contesto della narrazione è ZERO. La sua utilità riguarda unicamente Katniss, per il resto si dimostra un peso morto.
Assolutamente non determinante in nessuna delle azioni in cui si trova coinvolto.
Le comparse – i compagni di viaggio - che sono state eliminate durante i combattimenti hanno avuto un peso maggiore. Se non altro gli hanno consentito di sopravvivere.
Ed è anche espressivo quanto una tartaruga congelata in letargo messa sotto sedativi.
In altre parole: il Nulla (ah, quanto rimpiango il magnifico fantasy “La Storia Infinita” col suo Fortunadrago! Atreiu e Artax, se ci siete battete un colpo. Perfino Gmork mi stava simpatico).
E come la mettiamo con la Soave Katniss, dalla dolce voce, sdolcinata quel che basta, capace di farsi seguire da schiere sterminate di popoli desiderosi di riscatto, dotata di un’eloquenza impareggiabile (durante i suoi accorati discorsi non sapendo se ridere o piangere, ho optato per la Suprema Indifferenza adottando un’espressione da varano di Komodo) e da sentimenti tanto alti da sembrare irraggiungibile?
Ma, dico, siamo seri! E questa sarebbe la guerriera che dovrebbe liberare Capitol City e defenestrare il Presidente Snow? La donna-immagine su cui basare ogni speranza? Maddai!
E’ semplicemente:
troppo materna,
troppo materna,
troppo materna.
Ripetere le due parole precedenti per un numero di volte a piacere.
Le uniche scene in cui ha fatto bella figura sono quelle del finale in stile Figli dei Fiori (in pratica l’ultimo minuto e mezzo del film). Avrei visto meglio Cressida a fare la sua parte, o Johanna, altro che la brutta copia di Heidi va in città! Quelle due sì che hanno gli attributi, l’aspetto e l’atteggiamento giusto per fare le guerriere!
E sapete qual è l’unico personaggio che ho trovato convincente? Proprio lui: Coriolanus Snow!
Non perché è cattivo, ma perché è proprio lui: è coerente nella sua cattiveria, perverso e spietato ma lucido nel capire le cose, intelligente abbastanza da gestirle senza esagerare ma al tempo stesso inflessibile.
E’ l’unico che un attimo prima della sua stessa fine capisce tutto, anche cosa passa per la testa della Soave Katniss. La Coin invece non aveva capito niente.
Insomma, Snow è un personaggio complicato e dalle mille sfaccettature, come deve essere, ma riesce ad apparire credibile più degli altri.
E poi Donald Sutherland può piacere come no, ma ha mestiere. Almeno nel suo caso hanno scelto l’attore giusto.
Passiamo alle cose serie.
Per quanto questo articolo possa sembrare dissacrante – è magari lo è – devo dire che il finale è l’unica cosa un po’ credibile.
E’ un finale che sa di stanchezza e delusioni; di speranze spezzate e di illusioni sparite, come probabilmente avvertono i protagonisti dopo quel che hanno passato e le perdite subite.
Ma non si tratta di un vero riposo dalle fatiche, quanto di un volersi mettere da parte e basta.
Rende bene l’idea dello stato d’animo di chi ha dovuto crescere in fretta e vuole unicamente fare la propria vita lontano dalle brutture che ha conosciuto.
E’ un finale che invita alla speranza, anche per la scelta di mostrare colori caldi e del paesaggio in fiore, in assoluta antitesi rispetto ai toni grigi e cupi del resto del film.
Direi che gli ultimi minuti riscattano ogni manchevolezza incontrata precedentemente.
Voto cumulativo ai due film: 12 - - - - - - (con sei meno) che diviso per due fa 6 - - - (sei meno meno meno) a ognuno. Il 6 per le scene e gli effetti, i tre “meno” per il resto.
Un “+” meritato per il finale.
Beh dai, hanno raggiunto la sufficienza, non dite che sono troppo cattivo.
 
Colonna sonora del post: "The river of realization" di Gandalf, dall'album "Tales from a long forgotten Kingdom"

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