Scrittura: Scrittura creativa, teoria e pratica. Lezione zero.


Credo che ormai gli argomenti relativi alla scrittura siano stati sviscerati (ed eviscerati e sezionati) in tutti i modi possibili e immaginabili.
Tuttavia vorrei dire la mia sull’argomento in titolo.
Anzitutto, per sgombrare ogni dubbio su ciò di cui si parla, faccio il copiaincolla della definizione che Wikipedia dà della scrittura creativa:

La scrittura creativa è ogni genere di scrittura che vada al di là della normale scrittura professionale, giornalistica, accademica e tecnica. La scrittura creativa include romanzi, racconti e poemi. Nata in molti paesi come manifestazione spontanea di giovani scrittori, è diventata un fenomeno di costume, anche con buoni risultati editoriali e con il fiorire di scuole di Scrittura creativa. Anche la scrittura per il cinema e il teatro rientra nella scrittura creativa, ma viene generalmente insegnata in corsi a parte.”

Le sottolineature sono mie.
 
 


 
La definizione sembra abbastanza calzante: in fin dei conti occorre creatività per scrivere un romanzo o una poesia, no? Ma è altrettanto vero che se idealmente diamo a dieci scrittori lo stesso materiale documentario per scrivere un saggio su un dato argomento avremo infine dieci saggi diversi pur trattando lo stesso argomento: cioè ognuno ci mette del suo anche se si tratta di una scrittura che  - nella teoria  - dovrebbe essere distaccata e - se pure non fredda – perlomeno non coinvolta emozionalmente nell’argomento di cui si scrive.
E le famose cinque “W” devono sempre essere presenti sia quando si tratta di un articolo di cronaca sia quando si tratta di un romanzo. Sono elementi indispensabili per la descrizione degli avvenimenti, soprattutto quando si scrive.
A mio parere quindi, la scrittura è sempre creativa; può esserlo in modi diversi o più o meno evidenti, ma lo è per sua natura.
Paradossalmente uno degli esempi di scrittura creativa più interessanti che abbia letto è un libro che non parla di scrittura, almeno non in senso stretto: si tratta di “78 ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato & 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo”. Se non l’avete letto ve lo consiglio caldamente:  riesce nella paradossale impresa di essere estremamente originale (e quindi per questo creativo) parlando di un argomento che non solo non riguarda la scrittura ma infine nemmeno gli scrittori. Il mondo dell’editoria e degli errori degli scrittori viene spiritosamente  - e impietosamente – mostrato con coinvolgimento, opinioni ed esperienza personale, tutte cose che rientrano a buon diritto nell’ambito della creatività dello scrittore. E Pat Walsh c’è riuscito alla grande. Leggere per credere. E si tratta di un saggio, non  - per rimanere nella definizione di “scrittura creativa” - di romanzi, racconti e poemi.
Questo tanto per dire che a volte le definizioni, se pur utili per capire di cosa si sta parlando, a volte lasciano a desiderare.

Detto questo, devo confessare che trovo inutili le scuole di scrittura creativa, dove per ogni scemenza che scrivi devi passare sotto le Forche Caudine (ehm…solo in senso figurato, non letterale, visto quel che i Sanniti hanno fatto ai Romani in quell’occasione) degli altri partecipanti al corso che ti diranno tutto tranne quel che va bene.
Insomma! Se uno scrive non lo fa per tenere il manoscritto nel cassetto per i successivi cinquecento anni, ma nemmeno per vederselo smontare dal primo che passa e che ti dice tutto il peggio che può perché il corso lo richiede o perché – molto semplicemente – è invidioso! Lo fa perché pensa di aver scritto qualcosa di decente e che valga la pena farlo conoscere.
Se qualcuno mi domanda se ho frequentato un corso di scrittura creativa, che legga la seguente risposta, scolpita nella pietra per i secoli a venire:

No. E non ho alcuna intenzione di farlo”.

E sapete perché? Penso che l’unico in grado di stabilire se ho scritto roba buona sia un editore serio (ho detto “serio”!): lui mi deve dire se ho scritto spazzatura o qualcosa di almeno leggibile. Lui mi deve dire cosa c’è che non va e farmi le dovute osservazioni per migliorare quel che io credevo un prodotto finito. Lui deve dirmi se ci sono incongruenze o ulteriori margini di sviluppo.
Lo fa per mestiere, e non è mosso da competizione o invidia o semplicemente perché è polemico. Ha tutto l’interesse a dirti se hai scritto qualcosa di buono perché – incidentalmente – può procurare vendite con buona soddisfazione per entrambe le parti.
E se è roba buona e la pubblica state certi che non avrete bisogno di ascoltare i pareri di nessuno. Anzi, come è capitato a me, più di qualcuno verrà a chiedervi come avete fatto a pubblicare perché anche lui ha il capolavoro chiuso nel cassetto (non sto esagerando: tranquilli che lo pensano davvero).
E qui risponderete – come ho fatto io – che basta scrivere roba buona e sperare che te lo pubblichino.
A questo punto – per esperienza personale - i casi sono due:
- perderete l’amicizia della persona (che neanche in modo tanto nascosto si aspettava da voi qualche raccomandazione per pubblicare) o perlomeno non toccherà mai più l’argomento in vostra presenza
- la persona che vi ha fatto la domanda farà scena muta, chiedendosi come mai l’editore ha rifiutato il suo manoscritto (che dal suo punto di vista era perfetto)
Occorre purtroppo collezionare rifiuti, sopportare critiche impersonali e risposte del tipo “non siamo interessati” per capire che ci vuole creatività anche per incanalare gli insuccessi e i rifiuti verso la direzione giusta per cambiare quel che si ha scritto: credo di poter dire con una certa sicurezza che nessuno di coloro che mi ha fatto la domanda di cui sopra ha mai considerato l’ipotesi di un rifiuto (io ho perso il conto di quelli che ho ricevuto).     
 
Quali sono i miei strumenti di scrittura creativa?
Solo tre, davvero:
- i consigli e le esperienze di blogger capaci con cui sono in contatto (e qui non sto a fare la lista, ma basta guardare nei miei blog preferiti o scorrazzare per la Rete in cerca di blogger seri: c'è un sacco di gente in gamba) e che a loro volta pubblicano articoli sulla scrittura
- “Lezioni di scrittura creativa” del Gotham Writers’ Workshop
- “Scrivere un romanzo” di Donna  Levin
Non mi serve altro: quando devo farmi presente un argomento o cerco di capire se mi sto muovendo nella direzione giusta riprendo la lettura di una delle fonti qui citate e vedo se quel che ho scritto risponde alle specifiche scritte da chi ne sa più di me e mi può insegnare qualcosa.
Il resto è creatività nel senso proprio del termine ma…devo confessare che quando leggo qualcosa di bello scritto da qualcun altro, mi sento ben poco ottimista: spesso ho l’impressione che – sebbene abbia avuto la soddisfazione di vedere pubblicati diversi miei lavori – la mia scrittura abbia ancora molti punti su cui migliorare. E mi chiedo a volte come mai io non riesco a scrivere come loro.
Dovrò essere più creativo, suppongo!

Colonna sonora del post: “Daughters of the Celtic moon” con Lisa Lynne all’arpa
 

Commenti

  1. Talento e creatività sono indispensabili, ma è con l'esperienza e l'esercizio che si migliora. Avere una bella voce non significa saper cantare se non impari la tecnica studiando. Sono anch'io scettica sui corsi, più che altro perché temo che finiscano per omologare lo stile di scrittura di chi li frequenta. Non posso però giudicare, dal momento che non ne ho mai frequentato uno. Di sicuro è utile confrontarsi, non solo con un editore che non ha l'obiettivo di pubblicare una bella opera d'arte, ma di venderla e c'è una sottile quanto importante differenza tra le due, infatti, i libri in cima alle classifiche di vendita non si possono sempre definire capolavori :)

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    1. Credo che tu abbia sollevato un paio di questioni, su cui non mi ero soffermato (le classifiche di vendita) e a cui non avevo pensato (la possibilità di un appiattimento nel modo di scrivere).
      Sulla prima è chiaro che l'editore deve avere un tornaconto nella pubblicazione e editore serio non è (sempre) sinonimo di editore che pubblica capolavori.
      Credo che ci sia sempre il serbatoio di letteratura "di massa" pensato per fare cassa, e quello dei lavori "più di nicchia" che pur essendo validi non rendono quanto gli altri.
      Pensa solo a certe manifestazioni musicali di massa (fra cui una che si svolge in un posto rinomato per i fiori ;-) ), in cui la musica è di facile fruizione, ma ben pochi - credo - direbbero che si tratta di composizioni di alto livello.

      Non avevo considerato la possibilità di un appiattimento dello stile...proprio in seguito al frequentare ambienti che potrebbero far arrivare a questo autori che magari per loro natura scriverebbero in modo differente.

      Ciao!

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