Scrittura creativa, lezione uno


Lezione uno di scrittura creativa…secondo me: non consideratela alla stregua di un manuale o qualcosa del genere. Ci sono un sacco di persone che queste cose ve le possono spiegare meglio e con più metodo.
No: in questo post semplicemente farò un sunto del mio modo di procedere in generale, in omaggio al principio che la creatività si può permettere di deviare dalle regole. Ovvero: ci sono delle linee guida che è opportuno e necessario seguire perché si tratta mettere a frutto le esperienze di altri e utilizzare metodi che si sono rivelati validi e che continuano a esserlo, ma questo non significa seguire alla lettera (stavo per scrivere “asinamente”) indicazioni che con un po’ di iniziativa possiamo adattare alla nostra personale inclinazione ottenendo di lavorare meglio.
Penso quindi di affrontare per punti la questione della stesura di uno scritto - che può essere un post come un romanzo – e se tutto va bene qualcuno potrà trovarci qualcosa di interessante…spero.
Il tutto – ripeto – da un punto di vista del tutto personale e non “manualistico”: ci sono fior di blogger (e basta vedere la mia lista dei preferiti)  che di indicazioni, dritte e ottimi consigli ne hanno da vendere e alcuni di loro sono gente che lo fa per mestiere.
Del resto un blog è un blog, che di suo è appunto un diario di bordo e quindi soggettivo.
Potrebbe essere che fra qualche decina d’anni esca la lezione due della Scrittura Creativa Secondo Me, ma è tutto da vedere.
Mi è sembrato il caso di suddividere questa chiacchierata virtuale per argomenti.

 


L’IDEA
Non sempre uno si sveglia la mattina con il raggio di luce che lo colpisce sulla crapa e si ritrova bell’è pronta l’idea per il prossimo bestseller frantumaclassifiche.
No, di solito è un’idea o una considerazione che mi viene lì per lì, come nel caso di “Un filo di luce nel cielo” (vedi pagina “Le mie pubblicazioni”), ma più spesso è un’immagine, o più precisamente un fermo immagine, una specie di still life: il protagonista che è arrivato a un certo punto. Il punto d’arrivo, oltre il quale il lettore può solo supporre. E spesso anche lo scrittore.
Il punto d’arrivo per me richiede quindi un’immagine, una fotografia mentale della persona che si trova in un tal posto, dopo averne passate tante, dopo aver cercato la soluzione al suo dilemma, dopo aver fatto o subìto cose anche brutte (o anche belle) nel tentativo di migliorare la sua vita, di dare uno scopo a quel che fa; e si trova in quel posto più o meno malridotto, messo alla prova dai casi della vita o dalle sue stesse scelte (o da quelle che credeva fossero la sue scelte). Si trova in quel posto, in quella situazione e prende atto di com’era e di come è diventato.
Ma come ha fatto ad arrivarci?
Di solito il mio punto d’arrivo è abbastanza chiaro, quel che va sviluppato è il percorso per arrivarci.
Per questo non ho alcuna regola. Per arrivare in un certo punto posso partire da dove voglio, purché sia coerente con la storia. In pratica parto dalla fine.
 

LA SCELTA DEL PUNTO DI VISTA
La scelta del punto di vista non è uno scherzo. Credo che chi legge sappia meglio di me cosa comporta il punto di vista in prima persona soggettiva piuttosto che quello secondo il narratore onnisciente.
Non esagero dicendo che mi ci vogliono giorni (si legge “settimane”) per decidere quale PdV adottare: se si sbaglia questo si può essere costretti a riscrivere TUTTO!
Nel mio caso non è (ancora) successo, ma di sicuro in diverse occasioni ho rimaneggiato pesantemente diversi capitoli perché erano raccontati dal punto di vista sbagliato.
Il protagonista si trova nella situazione di poter capire e inquadrare quel che succede? Se la risposta è “sì” allora va bene di PdV in prima persona limitata.
Se è “no” potrebbe andar bene il narratore onnisciente.
Ma non è sempre vero: in “Un filo di luce nel cielo” ho adottato il punto di vista in prima persona…dal punto di vista di diversi personaggi, ognuno dei quali porta il suo contributo alla comprensione di quanto accade, perché nella sua particolare posizione nessuno dei protagonisti può avere un’idea complessiva.
Attenzione a non arrivare a pagina 345 e rendersi conto che il PdV è sbagliato, altrimenti son dolori!  
 

DA DOVE PARTIRE E DOVE ARRIVARE
Nel mio caso il problema è molto relativo, riguardo il punto d’arrivo: lo decido a priori, come ho evidenziato più sopra.
Il punto di partenza è invece sempre una situazione di rottura, qualcosa che costringe il protagonista ad agire come se non avesse scelta (il che non è vero in assoluto: la scelta c’è sempre, ma scelte diverse portano a conseguenze diverse, e come noi a volte riteniamo di non averne, allo stesso modo il protagonista pensa di non averne).
Ricordare che certe scelte fanno finire il romanzo a pagina due, altre possono portarle a pagina trecento.
E’ questione di scelte. Non è banale. Basta guardare la vita di tutti i giorni.
 
LA MUSICA
Non è vero che non c’entra una beata cicicocorirì: c’entra, eccome!
Sarò ossessivo compulsivo, ma un sottofondo musicale ci vuole. E questo lo sanno praticamente tutti quelli che stanno leggendo questo articolo. Scommetto che tutti voi four cats che state leggendo queste righe vi mettete qualche musichetta sullo stereo mentre scrivete!
L’importante per me è che sia musica strumentale o che la voce sia un vocalizzo, senza testi comprensibili: diversamente mi parrebbe di avere qualcuno che mi parla nelle orecchie e non riuscirei ad andare avanti.
Non mi dilungo più di tanto su questo: sono sicuro che capirete. Non consiglio l’hard rock per scrivere.
Per inciso: in questo momento sto ascoltando “From distant shores” e “Iris” dall’album “Colors of a new dawn” di Gandalf.
 

INIZIO, SVOLGIMENTO, FINE
Che non vi salti in mente di dire che vi pare di essere a scuola, in cui il professore o la maestra vi davano una bella insufficienza perché non si capiva dove il vostro tema voleva andare a parare!
Credo che nemmeno Umberto Eco o Stephen King si possano permettere di scrivere cose senza capo né coda.
Scriviamo storie. Le storie devono avere una situazione di partenza e una fine. In mezzo ci può stare quel che si vuole purché lo svolgimento sia coerente, possibilmente appassionante, e faccia in modo che chi ci legge alla fine sia in qualche modo  - non dico “arricchito”, che è una parolona – ma almeno contento di aver speso soldi (il meno) e tempo (che è la cosa più importante) per leggerci.
Chi ci legge non dovrebbe mai pensare di aver sprecato il suo prezioso tempo (e non è una battuta) per noi quando poteva andare al cinema a vedersi Guerre Stellari o al ristorante per una cena a lume di candela con la morosa, che magari era meglio.
Come tutti sappiamo la cosa più preziosa che abbiamo è il tempo, e non sappiamo nemmeno quanto ce ne rimane: chi ci legge lo sa, e alla fine del romanzo o del saggio deve chiudere il libro sapendo di non aver usato invano il suo tempo. Deve in qualche modo avere ottenuto un valore aggiunto dalla lettura del nostro scritto, qualcosa che ha reso interessante quel pezzetto della sua vita dedicato alle nostre pagine, perché, anche se non lo sapremo mai, quel lettore ci ha fatto compagnia.
Quindi, la prima cosa di cui mi preoccupo è di avere una storia con inizio, svolgimento e fine, per quel che riesco secondo le mie capacità, che sia interessante e che possibilmente emozioni….prima di tutto me.   
 
DECANTAZIONE / RIPENSAMENTI / E SE HO SBAGLIATO TUTTO?
Dopo la prima stesura lascio perdere lo scritto per un tempo a piacere. Alcuni manuali di scrittura raccomandano non più di pochi giorni o settimane, per non perdere il contatto col mondo immaginario creato.
Io penso che questo tempo sia soggettivo: quel che vi va bene, va bene.
Solo basta avere un po’ di distacco per la fase successiva.
I ripensamenti è meglio averli prima del periodo di pausa, e se avete sbagliato tutto, ricordate che è inutile far rivivere uno zombie: se non funziona non funziona.
Ricordo di aver scritto decine e decine di pagine di quello che doveva essere un fantasy, solo per sospendere tutto (per fortuna prima di arrivare alla fine) perché mi ero reso conto che non funzionava. Ma proprio per niente. Era una vera porcheria, ecco, l’ho detto.
Poi, siccome si trova sempre qualcosa da riciclare, ho utilizzato alcune di quelle pagine in un altro scritto, del tutto differente, e quelle sì sono state utili.
Se arrivo alla fine vuol dire che penso di aver scritto qualcosa che sta in piedi…con pochi puntellamenti.
 
REVISIONE /CANCELLAZIONE / AGGIUNTE /ACCIDENTI!
Sulla revisione non vorrei dire più di tanto: per quel che mi riguarda cerco di ottenere in prima battuta uno scritto il più possibile vicino al prodotto finale, ma è chiaro che non può proprio esserlo in fase di prima stesura. Già di mio sono lento, se poi cerco di ottenere subito il risultato perfetto va a finire che ci metto una vita solo per fare due pagine!
Il mio primato di velocità in fase di scrittura è di circa due pagine al giorno. Un bradipo.
In revisione – considerando che rileggo tutto almeno dieci volte e le correzioni non si contano – sono ancora più lento.
 
Il sottoscritto quando si trova di fronte al computer
 
Dunque in fase di revisione quel che faccio è:
- cancellare senza pietà quel che non serve. Come sempre questione di inclinazioni personali: preferisco una prosa più asciutta ed efficace a una piena di dettagli ma che mi fa l’effetto Valium+Xanax. Qualcuno può storcere il naso, ed è suo diritto, ma ho letto libri che avrebbero beneficiato di duecento pagine in MENO piuttosto che il contrario!
- aggiungere senza pietà tutto quello che c’è da aggiungere. Se il pensiero alla prima stesura era arrivare alla conclusione, adesso è il momento di aggiungere considerazioni, descrizioni - se necessarie – dettagli necessari per una migliore comprensione del testo, la caratterizzazione dei personaggi e via così. Al limite anche capitoli interi, se risulta utile.
- occorre anche trattenersi dal sacramentare nel momento in cui ci si accorge che venti pagine più tardi si è scritto qualcosa che è in contrasto con le duecento pagine precedenti. In questo caso – che è il più scocciante – mi metto a rivedere tutto dall’inizio, pena un manoscritto da cestino del riciclo carta.
A questo punto, se sono fortunato, se ho scritto qualcosa di decente, se ho mandato il manoscritto all’editore giusto al momento giusto, eccetera – insomma se le cose che si spera vadano per il verso giusto fanno il loro lavoro - potrebbe capitarmi anche un altro colpo di fortuna: un editore che passa il manoscritto al vaglio di un professionista che segnala gli errori, i refusi e  - soprattutto – le eventuali incongruenze dello scritto.
Non sempre succede, visto che spesso e volentieri questo un editore non lo fa, ma se capita guai a considerarlo un accidente o una scocciatura: è un modo per migliorare sensibilmente la qualità del proprio lavoro e renderlo molto più leggibile. Anche a costo di intervenire pesantemente su alcuni capitoli.
A me, finora, sono capitate correzioni e interventi tutto sommato di modesta entità (non nascondo che sotto sotto la cosa mi ha anche soddisfatto, perché significava che il lavoro era già abbastanza buono).
Oops! Dimenticavo il Comandamento Numero Uno, Imprescindibile e Indimenticabile Pena Il Fallimento Di qualunque Tentativo Di Scrittura:
Quando scrivete, mai, mai e ancora mai lasciare acceso il modem o il wi-fi o internet in qualunque forma o feisbuc o uotsap.

 Quindi, per quanto mi riguarda:
- modem: spento
- pc: acceso
- telefonino: fuori della stanza
- porta della stanza: chiusa
- sottofondo musicale: acceso
- lampada da tavolo: accesa, che aumenta la concentrazione
- estraniamento mentale dal resto dell’universo: acceso
E via! Verso nuove avventure!
 
p.s.: al di là della mia lentezza nello scrivere, se qualcuno di voi fedelissimi four cats che mi leggete si chiede come mai non pubblico un post al giorno, la risposta è che un post come questo (che conta 2049 parole, comprese queste fra parentesi) richiede diverse ore suddivise in diverse sessioni di scrittura a loro volta suddivise in diverse serate.
E poiché non vivo di solo blog…ecco la spiegazione.
Per cui, portate pazienza.

Commenti

  1. In realtà a me capita speso di scrivere anche con il metal estremo nelle cuffie, senza provare particolari fastidi; sarà anche questione di abitudine, credo. Anzi, dico di più: se ascolto musica frenetica e rapida riesco a scrivere anche più veloce, mentre con musica melodica e molto lenta rallento un po' il ritmo; scrivo al ritmo di ciò che ascolto, insomma :) .

    Per il resto comunque sono d'accordo su praticamente tutto. Anche a me capita di seguire gli stessi passi, più o meno, quando scrivo una storia :) .

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    Risposte
    1. Dai! Il ritmo della musica che determina quello della scrittura! Forte!
      Ad ogni modo penso che sia questione di "periodi": ricordo che quando ero alle medie studiavo ascoltando "Made in Japan" (Deep purple) e "Sabbath blooty sabbath" (Black sabbath) oltre a Tarkus (Emerson, Lake & Palmer) e cose simili, cosa che ora non riuscirei a fare.
      Ciao!

      Elimina

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