Recensione libro: "Marcia fatale" di Adam Zamoyski



La recensione di oggi riguarda un ottimo saggio ad opera di Adam Zamoyski, autore per me del tutto sconosciuto prima di acquistare il suo libro, ma che ha dimostrato di valere la pena leggere.
Marcia fatale” ha per argomento la spedizione della Grande Armée napoleonica in Russia, nel 1812.

E’ noto a tutti che la storia è un argomento che mi ha appassionato e che tuttora esercita il suo fascino sul sottoscritto, tuttavia non sono mai stato interessato al periodo napoleonico. Nonostante ciò, l’arrivo di un testo esauriente sulla ritirata napoleonica in Russia ha rappresentato una novità notevole, visto che in precedenza quasi nulla si trovava in circolazione.
Quindi, per saperne di più su un argomento tanto “misterioso”, ho affrontato la lettura di questo tomo di 486 pagine fittamente scritte (più quasi altre cento di note e bibliografia).

 


Solo la prima parte, dedicata alla situazione politica, alle beghe di corte e ai rapporti fra Stati, può risultare un po’ lenta, ma mai noiosa, sia per l’ottima scrittura dell’autore sia per l’abbondanza d’informazioni.

L’esposizione è sempre chiara ed esauriente, senza mai cadere in banalità o tendenze di parte, anzi: Zamoyski scrive sempre in modo vivace e preciso, scendendo in particolari che rendono la lettura molto più di un saggio storico.
A un certo punto pare perfino di leggere un romanzo, tanto le testimonianze raccolte e la documentazione rendono vivido il racconto, tant’è che a tratti pare perfino di essere presenti e condividere – per quanto si tratti della condivisione di un lettore di due secoli dopo – le sorti di coloro che c’erano.
Grandiosa l’esposizione della ritirata da Mosca con tutto il suo strascico di battaglie, gelo e sofferenze, dove per “grandiosa” intendo dire che la narrazione è talmente buona, interessante e documentata da meritare quest’aggettivo: a volte mi è stato difficile chiudere il libro.

Vero fiore all’occhiello di “Marcia fatale” è il materiale iconografico: certo all’epoca non si parlava nemmeno di fotografia ma, fra i partecipanti alla spedizione, molti furono coloro che - a carboncino o a matita - disegnarono col massimo realismo possibile le scene di cui furono testimoni.
Alcune di queste immagini  - circa una sessantina - sono poco più che schizzi, mentre altri sono disegni talmente ben fatti da sembrare quasi delle foto in bianco e nero.
Le immagini vanno da scene di vita durante la marcia o le soste, fino a momenti di grande tensione o di smarrimento, descrivendo le situazione dei civili e dei militari in condizioni che sarebbe riduttivo definire “penose” e pur nella loro semplicità di esecuzione, le immagini scelte sono molto efficaci nel rendere quella che fu la più grande disfatta di Napoleone e di sicuro una delle campagne più sanguinose e terribili di quel secolo.
Si tratta di un valore aggiunto in un testo già di suo eccellente, e che rende Zamoyski un autore degno di essere tenuto d’occhio per sue pubblicazioni future.

In conclusione, un libro che merita di essere letto dagli appassionati di storia – anche se non interessati a questo periodo particolare, e anche da chi  - pur non amando la storia – vuole capire cosa accadde in quell’inverno del 1812.

Adam Zamoyski con questo suo lavoro si merita  - da parte mia – un bel 9 come punteggio.
 

Colonna sonora del post: “Harbinger” di Mike Oldfield, dall’album “Music of the spheres

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