Keith Emerson ci ha lasciati


Non mi capita spesso di scrivere un articolo di getto: di solito coltivo l’idea per qualche tempo e poi   con calma – la metto su carta virtuale, la leggo, la rileggo, la sistemo e poi la metto in rete.
Ma la notizia di oggi è una di quella che in un certo senso ti fanno sentire come se fosse venuta a mancare una figura che ti ha accompagnato per decenni.
Ho letto oggi della morte di Keith Emerson.

Ricordo che a circa 12 anni ascoltavo il disco omonimo “Emerson, Lake & Palmer” e “Tarkus”, con la sua suite di oltre venti minuti.
Un anno dopo, oltre a “Dark side of the moon” dei Pink Floyd, ascoltavo anche “Pictures at an exhibition”.    
 
Se qualcuno ha il sospetto che un moccioso di 13 anni che ascolta quella roba sia sbarellato, potrebbe anche avere ragione.
E tuttavia Keith Emerson rimane uno dei maggiori virtuosi delle tastiere, un compositore eccellente e un punto di riferimento per i tastieristi prog.
Al di là delle sue esibizioni esagerate – il prendere a coltellate le tastiere, l’arrampicarsi sui tralicci di sostegno del parco luci, lo scrivere “ELP” con la bomboletta spray sul palco – Emerson, a sentirlo parlare, mi ha sempre dato l’impressione di una persona schiva, quasi timida.
Come se avesse un lato caratteriale da mostrare sul palco, e uno - forse quello più vero – che mostrava al di fuori dell’esibizione di fronte al pubblico.
 

Ho avuto il piacere di leggere la sua autobiografia “Pictures of an exhibitionist”: spigliata, irriverente, a volte dissacrante (e non era quel che qualcuno potrebbe definire uno stinco di santo, a leggerla), ma sempre onesta e sincera.
Ma qui lo vorrei ricordare come grande compositore ed esecutore: i suoi pezzi per pianoforte e moog credo saranno sempre ricordati come pezzi di autentico talento (e vi ricordo che “Creole dance” è considerato uno dei pezzi più difficili per piano).
 


Magari qualcuno lo ricorderà per la colonna sonora di “Inferno”, del nostro Dario Argento; qualcun altro per il bolero nell’album “Trilogy” e qualcun altro per “Fanfare for the common man”.  

Ma qui mi fermo: il lettore interessato potrà trovare un sacco di notizie su di lui e la storica band E.L.& P. Altro non aggiungerei, solo...penso che ascolterò in modo diverso i dischi di ELP. che ho nella mia discoteca
Lo stesso mi è capitato riascoltando “Trespass” dei Genesis, dopo la morte del batterista John Mayhew: rimangono sempre canzoni magnifiche, ma ad ascoltarle ora c’è sempre una vena di leggera tristezza.
E forse ora apprezzerò ancora di più il talento di questi musicisti che non potranno più farmi sognare.
 
 
La colonna sonora di questo post è la meravigliosa “Take a pebble”, dal primo album di ELP. Se non l’avete mai sentita, ascoltatela fino alla fine. Dura 12 minuti, ma sono spesi bene. Il piano di Emerson è magia pura.
Se vi è piaciuta, continuate con la terza parte di "Piano concerto n.1", e chiudete in bellezza con "The Fugue" dall'album "Trilogy" .
R.I.P.      

Commenti

  1. Ci accorgiamo che stiamo invecchiando quando gli idoli della nostra gioventù cominciano a morire. Scienziati, artisti, musicisti, scrittori, attori... per quanto lascino un vuoto nei loro campi, riempiono pagine di storia che resteranno indelebili e apprezzabili anche dalle generazioni future. Chi regala qualcosa di universale, tocca un po' la vita di tutti.

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  2. Tutto vero, Simona!
    E' ugualmente - più che triste direi - malinconico prendere atto che anche i grandi talenti che - in questo caso con l'arte musicale - hanno accompagnato la tua vita per decenni, se ne vanno.
    Ho grande riconoscenza verso tutti coloro che con la loro musica o i loro scritti o altre cose simili hanno arricchito la mia esistenza.

    Ciao

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