Doppia recensione: "Esiste un posto bellissimo" e "Esperienze di premorte"

Continuo le recensioni con due libri che trattano un argomento abbastanza controverso e tutt’altro che facile, in precedenza solo “sfiorato” in occasione della recensione dell’autobiografia di Amy Purdy, nel suo “L’arte di rimettersi in piedi”: le NDE.
Conosciute in italiano anche con il termine “esperienze di pre-morte”, quello delle NDE è un argomento al tempo stesso intrigante e scomodo, sia per chi ci crede sia per gli scettici.
Questa dualità nelle posizioni non deve stupire, trattandosi di esperienze del tutto soggettive e perciò non investigabili con il metodo scientifico, come comunemente inteso: cioè la ripetibilità dell’evento non può essere né richiesta né tantomeno cercata (si tratterebbe infatti di portare in punto di morte delle persone per poi rianimarle e farsi raccontare l’esperienza vissuta)!
 
Dal mio punto di vista – e fatta sempre salva la buona fede di chi riferisce esperienze come questa – la sostanziale coerenza dei resoconti, il fatto che appaiano diverse in tutto rispetto a esperienze avute sotto l’effetto di droghe o farmaci che possono indurre allucinazioni e non ultimo l’effetto positivo che hanno in genere su chi le ha vissute, mi fanno pensare che siano da considerare reali.
Anche qui serve un distinguo: capire cioè se il termine “reale” sia da intendere in senso fisico (quindi come reazione del cervello o più in generale dell’organismo di fronte al pericolo di vita) o in senso metafisico (vale a dire come autentica esperienza che trascende la realtà umana).

Il testo di Long e Perry su queste basi non si sofferma più di tanto in analisi mediche o psicologiche, quanto sui racconti di per se stessi, tentando un’analisi statistica che dovrebbe dare un contributo nel capirne i meccanismi e la realtà.
 
 
 
Il libro è palesemente sbilanciato verso la posizione a favore dell’evento metafisico, in parte per sicura inclinazione personale degli autori; tuttavia, come sempre, vengono brevemente esposte le motivazioni degli scettici.
Il metodo che sta alla base di “Esiste un posto bellissimo” è essenzialmente basato – come accennavo poco fa - sull’analisi statistica delle risposte date da molte persone al questionario del NDERF (NDE Research Foundation) e ovviamente si basa sul presupposto dell’assoluta sincerità dei partecipanti.
Il sito – facilmente reperibile in rete – è ricco di testimonianze, anche se non sempre il lavoro di traduzione in italiano appare pienamente soddisfacente, e chi vuole farci una capatina potrà trovare molto materiale interessante.
Nonostante si tratti di valutazione statistica delle risposte, il libro è tutt’altro che freddo o distaccato e unisce l’interesse per un argomento così ostico a una buona partecipazione - da parte del lettore - ai racconti riportati.
Come sempre le conclusioni - proprio perché si tratta di esperienze soggettive e non riproducibili – sono lasciate alle personali inclinazioni di chi legge.
 
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Di tutt’altra pasta il libro di Enrico Facco, medico anestesista presso la struttura ospedaliera di Padova: il suo “Esperienze di premorte” richiede da parte del lettore un impegno molto maggiore...e molta più pazienza, per motivi che saranno chiari fra poche righe.
La stessa formazione professionale e medica di Enrico Facco ha imposto al libro un taglio di notevole spessore anche sotto l’aspetto medico e psicologico di questi eventi.



Ma non solo: grande spazio viene dato agli effetti di varie sostanze sia allucinogene che farmaci, con dettagliati resoconti in prima persona da parte di coloro che le hanno utilizzate. Personalmente ho trovato questa parte di estremo interesse, vista l’accuratezza dei resoconti, e meraviglia nel leggere cosa si prova e come le percezioni vengono alterate assumendo sostanze allucinogene o certi tipi di farmaco.
Non mancano approfondimenti sulla fisiologia e il funzionamento del cervello, e il modo in cui l’organismo reagisce in casi di emergenza, anche questi di notevole interesse vista la formazione e l’esperienza professionale dell’autore.
A mio parere il libro scade un po’ nei capitoli finali, nei quali si sconfina nel religioso e nelle filosofie orientali – argomenti che avrei visto consoni a un autore con formazione meno scientifica – e non sempre risulta agevole inquadrare la dissertazione nel contesto delle NDE.
Nonostante l’autore tenti di mantenere una certa dose di oggettività mi pare anche in questo caso di notare un leggero sbilanciamento verso la posizione metafisica (che poi c’è da aspettarselo, visto che un materialista convinto non ci perderebbe un solo minuto: dal suo punto di vista sarebbe nient’altro che uno spreco di tempo).
Non si tratta di un grande difetto in realtà: la ricchezza degli argomenti trattati e la profondità dell’esposizione sono tali da mantenere la bilancia in sostanziale equilibrio sotto tutti i punti di vista.
Ripeto, si tratta di un testo che richiede costanza, pazienza e impegno da parte del lettore che, se pure potrà restare deluso dalla inevitabile mancanza di conclusioni, d’altra parte avrà accesso a una messe d’informazioni difficilmente reperibili in altri modi e soprattutto da parte chi, per la natura del suo lavoro, più facilmente si può trovare a contatto con esperienze simili.
 
I libri qui presentati espongono quindi lo stesso argomento da due punti di vista diversi: più umano e aneddotico il primo; più tecnico e approfondito il secondo.
E ce n’è abbastanza, direi, per accontentare anche i lettori più esigenti.  
Inutile dire che, sia pure per motivi diversi, entrambi i libri ottengono la promozione!
E, cosa non meno importante, danno da pensare; li ho trovati entrambi stimolanti anche se...prima o poi conosceremo tutti come stanno le cose! 

Colonna sonora del post, in accordo con l’argomento trattato, è l’intero album “Structures from silence” di Steve Roach. Si dice (racconto apocrifo) che Roach compose quei brani in seguito a un incidente in moto. Nel periodo d’incoscienza disse di aver sentito della musica e aver poi cercato di riprodurla come la ricordava.
Anche in questo caso armatevi di santa pazienza: nemmeno questo è un album facile!

     

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