Recensione film: "Paradise Beach"


Buongiorno a tutti!

Di solito un articolo in questo dimenticato blog si trova grossomodo ogni paio di settimane; stavolta accorcio un po’ i termini per recensire quello che a mio parere è un po’ una novità nei film di genere.

Vi dico subito che “Paradise beach” NON è una sorta di remake dello “Squalo” e in fin dei conti non c’ha poi molto a che fare: mentre lo “Squalo” (sempre che qualcuno di voi se lo ricordi) puntava più sull’ottusità delle autorità, incapaci o restie ad affrontare la situazione, “Paradise beach” punta più sulle necessità di far funzionare la materia grigia quando si tratta di uscire da una situazione apparentemente senza sbocchi.
Al di là della (notevole) avvenenza della protagonista Nancy che è anche in gamba nella recitazione; il film è una goduria sotto qualunque punto di vista.

Anzitutto le riprese e la fotografia, che sono a dir poco splendide; le riprese subacquee sono veramente di prim’ordine e i colori magnifici.
In tutto il film i protagonisti sono due: Nancy e lo squalo, che riesce ad essere presente anche quando non c’è. E poi i rimanenti protagonisti umani (i surfisti, l’ubriacone, Carlos e suo figlio) sono davvero più che bravi: pur essendo presenti in non più che pochi minuti in totale, sono perfettamente all’altezza, convincenti e perfettamente inseriti nella storia.    
In particolare, le situazioni che si vengono a creare sono plausibili e le soluzioni escogitate logiche al punto da sembrare quasi inevitabili.

Certo è da mettere in conto qualche forzatura, cosa del resto del tutto normale se si vuole che qualcuno arrivi alla fine della storia per poterla raccontare, ma tutto il film è ben escogitato, ben rappresentato da tutti gli attori e in particolare eccezionalmente efficace dal punto di vista delle immagini, che sono davvero molto belle e ben curate sotto ogni aspetto.

Al contrario di quanto succede nello “Squalo” qui non ci sono colpevoli, piuttosto lo scontro fra due intelligenze diverse: quella di un predatore ai massimi livelli, che usa ogni sua facoltà per sopravvivere e quella di un predatore di altro tipo - non adattato alla vita nel mare – che cerca a sua volta di sopravvivere in un ambiente che non è il suo.
Non mi pare che ci siano scene inutili nel film, a parte una limitata dose di nostalgia nella prima parte (ma quanti di noi hanno resistito alla tentazione di visitare certi posti per motivi puramente personali? E quanti fra coloro che leggono non ha mai tentato di far pace col passato?).
Interessante il parallelismo fra la lotta che si trova a sostenere Nancy e quella che a suo tempo ha sostenuto sua madre: quasi un monito a non mollare mai comunque vadano le cose.

Da vedere i titoli di coda, perché sono una goduria di colori e di forme che a prima vista potrebbero sembrare finte, ma in realtà sono scene autentiche di quel che ha da offrire il mare.
A parer mio da non perdere per chi cerca emozioni in un campo (e questo film direi che fa parte del filone horror) che potrebbe far pensare di essere fine a se stesso.  

Ah, il terzo protagonista è il mare, onnipresente e al tempo stesso supremamente superiore e indifferente a qualunque problema umano; non dimenticate anche il gabbiano (ma questo lo capirete se andrete a vedere il film).

Scusate la mancanza di un'immagine, ma tutte quelle che avevo scelto mi davano segnalazione di contenuti potenzialmente pericolosi e quindi...portate pazienza: ho deciso di farne a meno

Colonna sonora del post: “The sailor and the mermaid” dei “The mystery” (non è un errore: si scrive davvero con due ipsilon).     
  

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