Recensione libro: "C'è qualcuno là fuori?"


Buongiorno a tutti!
 
II post di oggi potrebbe apparire un po’ strano, non solo per via dell’argomento, ma anche perché mi ha richiamato alla memoria un paio di fatti che pensavo ormai sepolti nei labirinti della memoria.
La recensione riguarda un agile ma interessante libro: “C’è qualcuno là fuori?” rappresenta l’ultima fatica della sempre splendida Margherita Hack, che non visse abbastanza per vederlo completato e pubblicato. L’onore e l’onere di portare a termine l’impresa toccò a Viviano Domenici, che ha completato un ottimo lavoro.
La copertina del libro rende giustizia – a mio parere – a quella grande astronoma (lasciate perdere l’Accademia della Crusca: “astronoma” è un termine vecchio quanto il mondo, e che le ministre e le sindache dicano quel che vogliono: “astronoma” le batte tutte) che era la Hack, insieme al suo sempre grande senso dell’umorismo e al tempo stesso unendo la meraviglia e la curiosità che sempre hanno segnato la sua vita e i suoi scritti.


 
 
Nonostante il titolo, il tema centrale del libro non è tanto fare ipotesi sulle probabilità che esistano gli alieni o sull’aspetto che potrebbero avere o cose simili, anche se si tratta di temi comunque affrontati; piuttosto si sofferma – con vera azione di debunking (che possiamo tradurre più o meno come “sbufalamento”) sui vari argomenti presentati nel corso del tempo per dimostrare la presenza sulla Terra di una moltitudine di creature aliene.

Il primo fatto richiamatomi alla mente è questo: da ragazzo ho letteralmente divorato i libri di un autore che ormai credo sia dimenticato, ma che al tempo andava per la grande: Peter Kolosimo (se qualcuno cerca altre informazioni su di lui, sappia che in rete se ne trovano). I suoi libri ormai sono invece introvabili, a meno che non ne rintracciate qualcuno in qualche mercatino delle pulci.
Kolosimo – e non so davvero dire se credesse davvero o no a quel che scriveva o se considerasse la sua una specie di letteratura speculativa – aveva davvero un grande talento nella descrizione di quella che poi ha preso il nome di “fantarcheologia”, spesso infarcita di episodi inventati o di supposizioni più o meno spinte ma, a quel tempo e con l’età che avevo, trovavo quegli scritti pieni di meraviglia, di mistero e voglia di scatenare la propria fantasia.
Certo, col tempo le cose sono cambiate e ho riconsiderato molte delle cose in cui  - ingenuamente – credevo, e il libro di Hack/Dominici casca proprio “a fagiolo” su molte delle ipotesi che  - nonostante il tempo trascorso (ricordiamo che molti argomenti presentati in questo recente libro del 2014 traggono le loro origini addirittura dagli anni ’50) tuttora costituiscono un vero e proprio credo per molte persone.

Gli argomenti trattati sono davvero molti in questo volume di poco più di 230 pagine, ma nonostante questo si dimostra esauriente e preciso, mostrando con intelligenza e buon senso come molte “prove” attribuibili alla presenza di alieni siano riconducibili a usi e circostanze proprie delle varie culture e che ora trovano chiara spiegazione.
Per esempio, la raffigurazione in diversi dipinti rinascimentali di quelli che per molti rappresentano dei “dischi volanti”, trova la sua spiegazione nelle convenzioni pittoriche dell’epoca, così come il famoso “Astronauta di Palenque”, la cui raffigurazione viene spiegata dagli specialisti delle culture precolombiane come perfettamente inserito nei canoni stilistici dell’epoca.
Passando poi per strutture naturali interpretate come artificiali (l’ ”edificio sottomarino” di Yonaguni o addirittura i canali di Marte dove la confusione fu perpetuata da un errore di traduzione), o graffiti o dipinti anch’essi interpretati come raffigurazioni di creature non terrestri o le linee nel deserto di Nazca (tra l’altro ve le potrei fare pure io, anche senza vederle dall’alto, se mi fornite un disegno in scala, pioli di legno e corda a sufficienza: non è difficile).
E questo mi riporta a un altro ricordo, che risale alle scuole medie, precisamente alla terza media: ebbi una discussione con l’insegnante di storia e letteratura proprio su quelle raffigurazioni che io, nella mia foga adolescenziale e forse con gli ormoni a mille, pensavo rappresentassero creature aliene (non lo nascondo: la fantascienza mi piaceva un sacco già a quel tempo e l’argomento erano i presunti astronauti raffigurati sulle pitture del Tassili) mentre lei – la professoressa V.O. - cercava di convincermi del contrario.
Aveva ragione lei.
Non volendosi impelagare oltre in una discussione sterile si limitò a guardarmi con uno sguardo che solo poi compresi cosa volesse dire: “Lo capirai da solo: le cose che si imparano meglio sono quelle che si capiscono da sé”.
Grande V.O.: capita spesso di trovare dei maestri, ma a volte capita anche di trovare un Maestro, di quelli con la maiuscola.
V.O. era una di quelli che non solo ti insegnano le nozioni, ma anche qualcos’altro che sulle prime non riconosci ma poi, col tempo appaiono evidenti e ti dai dell’idiota per essere stato così supponente e borioso. E ti consideri un cretino ben sapendo che lo sei. O lo sei stato (devo essere un po’ clemente con me stesso!).
V.O. era da molti considerata una grandissima rompiscatole pur se professionalmente capace, ma io non ebbi mai grandi problemi con lei e alla fine delle medie avevo imparato ad apprezzarla moltissimo. Severa ma giusta. Dura, ma sapeva ascoltare. Grande V.O.! L’ho elevata al rango di Maestro. Magari di quelli che non sanno di esserlo e che a volte si capiscono solo col passare del tempo.
Torniamo al libro: gli appioppo un meritato 8+ per la chiarezza e la precisione nella trattazione di argomenti anche ostici e per la scorrevolezza.
Non mancano ad ogni modo i capitoli “seri” sulla probabilità di esistenza di vita extraterrestre e sulle ricerche per dimostrarne l’esistenza, il tutto senza entrare in dettagli che interesserebbero più agli addetti ai lavori che a un lettore curioso di conoscere lo stato dell’arte sull’argomento, ma in ogni caso il testo è chiaro ed esauriente.
Fra gli argomenti trattati:
- un cielo sempre affollato di extraterrestri
- le condizioni necessarie per la vita
- la vita è nata qui o è piovuta dal cielo?
- la favola degli UFO
- in attesa che l’alieno mandi un segnale
E molto altro.
Molto buono e indovinato il materiale iconografico, congruente con gli argomenti trattati e con diverse immagini di buona qualità, in particolare i due inserti a colori: il primo dedicato in particolare ai miti sul pianeta Marte e che comprende immagini d’epoca e foto moderne; mentre il secondo si sofferma sulle immagini e le convenzioni stilistiche dei pittori rinascimentali.
Le immagini in bianco e nero, seppure necessariamente di minore qualità, sono anch’esse efficaci e ben scelte.
In conclusione: un testo che chiunque potrà leggere senza problemi, unendo divertimento e rigore nella trattazione.   
Colonna sonora del post: qualcosa di vecchiotto, trattandosi di argomenti che risalgono a secoli o millenni orsono.
Brano consigliato: “Tant m’abelis”, inizio del 12mo secolo (non so se lo trovate in rete, ma non credo).
             

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