La Premiata, Branduardi, i viaggi e le montagne


Si dice che il computer ragioni per esclusione di ipotesi mentre l’uomo per associazioni d’idee.
Mentre – come programmatore – posso dirvi per certo che allo stato attuale delle cose il computer non ragiona per niente (come si usa dire “se gli passi spazzatura otterrai spazzatura” o come dice il sottoscritto “da specifiche del cavolo otterrai programmi del cavolo”), posso però confermare l’associazione d’idee che ha portato a questo post.
Beh, è successo che ascoltando in cuffia col volume a palla quella canzone della PFM che si intitola “Andare per andare” e che tra l’altro ha un testo che mi piace un sacco (e voi sapete quanto io sia difficile da accontentare con i testi) ho considerato nuovamente il tema del brano: partire, esplorare, scoprire. E poiché si viaggia e si scopre non solo andando in Antartide o in Patagonia – come molti fortunati possono fare -  ma anche soltanto andando in montagna (anche al mare, ma nel mio caso non fa testo), ho cercato in Rete delle citazioni / aforismi che parlassero di queste cose.
I risultati sono stati superiori alle mie aspettative, andando dal filosofare alle battute spiritose, dalle riflessioni e alle esperienze personali.
Così ne ho prese soltanto alcune – quelle che di più m’ispiravano – e ora le presento…con alcune aggiunte tutte mie. Molte le ho trovate molto adatte anche per chi scrive, come molti di quelli che stanno leggendo.
Va da sé che i copyright delle frasi che troverete qui sono di proprietà di chi le ha dette!
Alcune sono state dette da personaggi conosciuti e altre da perfetti sconosciuti; non ho fatto indagini per entrare nel merito. Mi sono piaciute e basta e così le ho prese, per quel che erano.
Magari piaceranno anche a voi.

Cominciamo con gli indecisi, quelli che vogliono partire, sia in senso reale che nel senso di dare una sterzata alla loro vita, ma non sanno per dove o come:

Alice: quale via dovrei prendere?
Gatto: dipende dove vuoi andare.
Alice: ma io non so dove andare.
Gatto: allora non importa quale via prendere!
Alice: mi basta arrivare da qualche parte
Gatto: beh, sicuramente arriverai da qualche parte, se camminerai abbastanza
(Lewis Carroll)



Questa che segue è una perla di saggezza del grande M. Twain perché forse

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
(Mark Twain)

ma è anche vero che per molti il viaggio cambia a seconda della situazione: sono abbastanza d’accordo con quanto scritto qui sotto, casomai fatemi sapere se non dovesse essere vero (so già chi mi dirà che non è vero, eheheh!):

Viaggi.
Da single: Islanda, Perù, Patagonia, Namibia.
Ti sposi: Spagna, Portogallo, Francia.
Fai un figlio: Gabicce Mare, bagno 26, fila 4.
(robgere, Twitter)

Questa che avete appena letto mi ha fatto davvero ridere, ma contiene un fondo di verità, come verità potrebbe essere che un viaggio, per quanto breve, potrebbe essere fonte di autentica gioia, come in questo caso:

 Sono appena tornato da un viaggio di piacere: ho accompagnato mia suocera all’aeroporto.
(Milton Berle)

e tuttavia quanto spesso accade di sentire persone che si pavoneggiano aver viaggiato! Io non sono mai stato a Cancùn, ma quando ho sentito una persona vantarsi di aver passato tutto il periodo in quella località stando in riva al mare e senza approfittare dell’occasione di conoscere qualcosa che non fosse il chiosco delle bibite fresche sulla spiaggia, ho pensato che tanto valeva andare a Rimini o Sottomarina o Bibione. Se non altro spendeva meno. Ma in effetti molto spesso

La gente viaggia per le stesse ragioni per cui colleziona opere d’arte: perché così fa la buona società. Essere stati in certi punti della superficie terrestre è socialmente appropriato; dà un senso di superiorità su coloro che non ci sono mai stati.
(Aldous Huxley)

e lungi da me l’idea che per altri non sia qualcosa di questo tipo:

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.
(Charles Baudelaire)

Credo che per partire sia necessario avere ancora uno spirito in grado di progettare, di sognare il prossimo viaggio che – per quanto tu l’abbia pianificato e desiderato – rimane infine un’incognita e quindi, per quanto possa sembrare un controsenso, il

Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole.
(Ennio Flaiano)
 
E se si tratta di un sogno - nel senso più ampio – allora  dovremmo sempre tenere presente che

Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni.
(Albert Einstein)
Insomma, sempre sperando che il viaggio porti qualcosa di nuovo allo spirito da esploratore che attende di venire allo scoperto, perché a un vero esploratore qualcuno potrebbe dire di 

Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia.
(Ralph Waldo Emerson)

e senza darsi pena per come sarà quando tornerai a casa perché

L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.
(Anne Carson)

Non ho obiezioni sul fatto che la scrittura sia da considerare un modo diverso di viaggiare: un viaggio mentale diciamo, per cui non si sbaglierebbe a dire che

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli.
(Emilio Salgari)

Ma chi ama la fantascienza, come me, vuole per forza strafare, accompagnato dal grido di

Verso l’infinito e oltre!
(Buzz Lightyear da Toys’ Story)

Qualche post fa avevo affrontato la questione dei sogni, delle visioni che abbiamo nella mente e che vengono tradotti in scrittura. Naturalmente non potevo essere il primo né l’unico ad averci pensato e infatti almeno un altro paio di personaggi ben conosciuti ne dicono questo:

Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: perché?
Io sogno cose mai esistite e dico: perché no?
(George Bernard Shaw)
e questo:

Quelli che sognano di giorno sono consapevoli di tante cose che sfuggono a quelli che sognano solo di notte.
(Edgar Allan Poe)

Visto?

Citavo prima la montagna, che oltre a piacermi un sacco rappresenta per molti non dico “Il Viaggio” (quello con la maiuscola) ma è qualcosa che ci si avvicina molto, anche se non è facile spiegarne il motivo, e per molti è una vera e propria necessità. Per esempio:

Questa ‘malattia’, è anche una dipendenza. Non pensavo d’essere dipendente dalla montagna. L’ho capito negli ultimi metri dell’Everest, quella volta ero stremato, ma ho sentito che se non avessi raggiunto la cima sarei dovuto tornare lassù, dentro di me ne avevo troppo bisogno. E’ questa dipendenza dalla montagna che ti spinge sempre avanti.
(Hans Kammerlander)

Non spiega molto, in verità, e a volte un commento laconico è la spiegazione migliore che si possa dare:

A chi mi chiede: perché vai in montagna? gli rispondo se me lo chiedi non lo saprai mai
(Ed Viesturs)

Naturalmente tenendo conto delle proprie capacità e dell’allenamento perché lo stesso personaggio della citazione qui sopra ci ricorda anche che

Raggiungere la cima è facoltativo, tornare indietro è obbligatorio.
(Ed Viesturs)

mentre qualcun altro ci fa presente che essere esperti non significa potersela cavare in ogni occasione, come ben sappiamo quando il telegiornale ci informa dell’ennesima disgrazia sulla neve:

Anche gli esperti muoiono sotto le valanghe, perché le valanghe non sanno che sei esperto.
(André Roch)

E sui benefici della montagna – non quella del picnic appena fuori parcheggio della funivia - le affermazioni vanno dalla dimensione interiore

In verità si può dire che l’esterno di una montagna è cosa buona per l’interno di un uomo.
(George Wherry)

alla ricerca della serenità

Se sei in cerca di angeli o in fuga dai demoni, vai in montagna.
(Jeffrey Rasley)

O anche per ritrovare coscienza di esistere al di fuori di un mondo a volte ovattato e distorto dal rumore  - non solo in senso fisico - o che percepiamo come un qualcosa che ottunde i sensi:

Vado in montagna più per la paura di non vivere che per quella di morire.
(Ada Gobetti)

Durante un’ascensione di un paio d’ore, si possono sperimentare sensazioni che in altre condizioni non si proverebbero forse in un’intera settimana. I sensi sono totalmente all’erta, si sente, si odora, si respira ogni cosa, e ci si sente vivi come non mai.
(Jochen Hemmleb)

Cosa che condivido in pieno.

Ero partito con una canzone della Premiata Forneria Marconi, “Andare per andare”, che scelgo come colonna sonora del post, e che vi consiglio di ascoltare col volume a manetta, altrimenti non rende bene; concludo con un testo di Angelo Branduardi che compendia tutto quanto detto finora.
La canzone si intitola “Il Viaggiatore” (beh, non era difficile!)

Questa è la tua ora, parti, viaggiatore
che ancora molto per te deve accadere.

Per anni sui mari ti sei avventurato,
seguendo cauto le vie delle tue carte.

Quale desiderio rende inquieto il tuo cuore,
quale marea ti sta rubando il sonno?

Tu che nella tempesta sicuro hai navigato,
è questa l’ora, parti, viaggiatore.

Apri le vele ad accogliere il vento
che ancora molto per te deve accadere.

Cerca la rotta seguendo la corrente
verso un’oscura, remota stella.

Quale desiderio rende inquieto il tuo cuore,
quale marea ti sta rubando il sonno?

Senza esitare abbandona il tuo porto,
è questa l’ora, parti, viaggiatore.

 

 

Commenti

  1. C'è una gran differenza tra viaggiatore e turista. L'ho sempre sostenuto.

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  2. A volte coincidono, penso...dipende dallo spirito con cui intraprendi un viaggio (non necessariamente legato alla percorrenza di grandi distanze)

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    1. La distanza non conta, sono differenti proprio nello spirito. Il turista va in vacanza, il viaggiatore fa un'esperienza. Il turista, per fare un esempio banale, vuole mangiare la pizza a Cuba, il viaggiatore assaggia la cucina locale.

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  3. Mica tanto banale: il turista lo vedi subito perché vuole spaghetti aglio e olio anche in Antartide! ;-)

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