Scrittura e scrittori: Stephen Jay Gould e la vita meravigliosa


Un cordiale “ben-ri-trovati” ai 5cats!

Il soggetto di questo articolo è il paleontologo Stephen Jay Gould (1941 – 2002), uno dei personaggi che maggiormente ha influenzato il dibattito scientifico negli anni ’90 del secolo scorso (fa già un certo effetto parlare del “secolo scorso” non trovate?).
Gould è stato importante per le sue interpretazioni in campo evoluzionista, cosa che ha creato dibattiti anche molto accesi con i colleghi sia per quel che riguarda con l’interpretazione della teoria evoluzionistica in primis, e in generale con la visione scientifica della realtà.
Come sempre, gli interessati troveranno in Rete informazioni sul personaggio e sulla sua carriera sia come paleontologo che come divulgatore.

 
In particolare - non essendo paleontologo, anche se la materia mi ha interessato molto e continua ad affascinarmi tuttora – mi soffermo sul Gould in quanto divulgatore e scrittore.

Autore di molti saggi raccolti in vari volumi – ricordo qui solo quelli che ho letto: “Quando i cavalli avevano le dita”, “Risplendi grande lucciola”, “Bravo brontosauro” – Gould si faceva notare per lo stile sempre fresco e spigliato, mai pedante e sempre pieno di grande sense of wonder e di umorismo.  

A suo onore va anche il fatto di aver sempre integrato i suoi scritti con considerazioni e ricerche che andavano ben oltre quello che poteva essere il suo campo – forse troppo ristretto anche per lui – dando quindi al lettore una panoramica il più possibile completa sull’argomento trattato.
Mi soffermerei in particolare su quello che a mio parere è suo capolavoro assoluto (beninteso: sulla base di quel che ho letto, non avendo conoscenza delle sue opere al completo): “La vita meravigliosa” edito per la prima volta nel 1990 e più volte ristampato.

E’ un libro che ho ripreso in mano più e più volte nel corso degli anni, tanta era la perfezione e il fascino che Gould ha saputo infondere nel suo scritto.

 
Si tratta di un testo specialistico in senso pieno, perché esamina in modo approfondito – ovviamente secondo le conoscenze degli anni '90 – le forme di vita straordinarie e mai viste prima ritrovate in un giacimento fossilifero (in gergo si parla di Lagerstätte o Fossil-Lagerstätte) in Canada, conosciuto come Burgess Shale; al tempo stesso si tratta di una storia della conoscenza e dei metodi di ricerca che viene reso come un romanzo.

Non fraintendete: NON si tratta di un romanzo, ma di un saggio, ma la trattazione è talmente vivace, piena di aneddoti e informazioni extra, che la si legge davvero come fosse una storia che si dipana costantemente sotto gli occhi del lettore, e in quest’ottica non ho esitazioni nel definire Gould non solo uno scienziato di valore ma anche uno scrittore consumato e che ha amato davvero il suo lavoro.
Il suo desiderio di rendere partecipe il lettore di questo mondo così lontano nel tempo (la paleontologia di certo non parla dell’altro ieri!) traspare a ogni riga e devo dire che mi ha preso fin dall’inizio: diciamo che è uno di quei libri dei quali non vedevo l’ora di arrivare alla fine!
A parte l’inizio che può essere forse un po’ lento, ma necessario per la comprensione del resto, “La vita meravigliosa” si sofferma sulla biografia di Charles Doolittle Walcott (1850 – 1927) uno dei paleontologi più influenti della sua epoca, e sulle caratteristiche dei fossili, in particolare sul cambiamento di paradigma che tali ritrovamenti hanno comportato per la paleontologia e per la scienza stessa.
Infatti si riteneva che - almeno in linea generale – gli organismi attualmente esistenti fossero forme mutate e adattate di organismi ancestrali con le stesse caratteristiche generali; senza immaginare che potessero essere esistite forme di vita completamente diverse da quelle che attualmente conosciamo e che ai nostri occhi sembrerebbero senz’altro aliene (vi invito a cercare immagini dell'aspetto che dovevano avere la Marrella o l'Hallucigenia!).

 
fossile di Marrella Splendens

 

fossile di Hallucigenia

 


un campionario delle forme di vita nel Cambriano, nessuna di esse ha legami con gli organismi ad oggi esistenti (tranne forse la Sanctacaris, seconda dall'alto a sinistra) 
 
La dissertazione di Gould in questo libro verte in particolare su quella che lui chiamava “contingenza”: vale a dire che il risultato dell’evoluzione non è solo legato a quelle che possono essere le mutazioni casuali o l’adattamento a un certo ambiente e che nel corso del tempo portano a forme di vita anche molto diverse da quelle di partenza, ma in particolare ad avvenimenti imprevedibili che cambiano radicalmente il corso della storia e che per motivi per nulla legati alle migliori o peggiori caratteristiche di un organismo ne decretano la fine o il successo.  
Ora, non intendo addentrarmi più di tanto nei dettagli di “La vita meravigliosa” per un paio di motivi: anzitutto il lettore interessato potrà scoprire da sé questo testo e gli argomenti trattati; in secondo luogo…non intendo annoiarvi con un argomento che attualmente è in pratica ignorato!

La scelta del titolo da parte di Gould non è casuale e si rifà al film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra (datato 1946!) che mostra come le cose possano prendere pieghe del tutto diverse anche sulla base di eventi che a prima vista possono sembrare poco importanti nel complesso (cosa che è sicuramente capitata a ognuno di noi).
Il tema è stato ripreso anche nel film “Sliding doors” del 1998 e mentre nel film di Capra l’evento è lo smarrimento di una somma di denaro, nell’altro si tratta semplicemente di perdere un treno. Forse se il libro fosse stato scritto qualche anno dopo, Gould avrebbe potuto intitolarlo proprio “Sliding doors”!
Gould non poteva saperlo, ma in seguito sono stati trovati altri giacimenti – in particolare in Cina – che hanno pienamente confermato l’esistenza di forme di vita passate che non hanno niente a che fare con quelle attualmente esistenti. In questi casi si tratta di phila estinti o anche di organismi che – non potendo venire in qualche modo classificati – vanno a finire nel mucchio incertae sedis.
Mi fermo qui, dando un bel 9,5 a un testo e a uno scrittore che coniuga efficacemente scienza, narrazione e stupore come pochi hanno saputo fare.

p.s.: quando andrete a visitare un museo di Storia Naturale, guardate con particolare reverenza i fossili di stromatoliti: nel migliore dei casi avete di fronte la testimonianza di una forma di vita che ha lasciato tracce da almeno due miliardi d’anni, se non di più.

Colonna sonora del post: “…unquiet slumbers for the sleepers…” dei Genesis, dall’album “Wind and wuthering” del lontano 1977  

 

Commenti

  1. Anch'io sono affascinata questi argomenti. Nel 2010 sono stata sulla costa ovest australiana e nella riserva marina di Shark Bay c'è una baia con passerelle sull'acqua dalle quali si possono osservare grandi colonie di stromatoliti. È stato allora che li ho scoperti. A guardarli sembrano semplici scogli, ma respirano e con l'alta marea fanno le bolle. I pannelli informativi sulla spiaggia ne raccontavano la storia e il contributo allo sviluppo della vita sul pianeta, dicevano anche che ora si trovano soltanto in 5 luoghi al mondo, quattro sono in Australia e uno alle Bahamas.

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  2. Certo che vedere certe cose è un po' come fare un viaggio all'indietro nel tempo: per esempio, a Rovereto ci sono le Piste dei Dinosauri e vedere le impronte su quella che chiaramente era la riva di un mare di duecento milioni di anni fa è davvero un'emozione.
    Ho intenzione di tornare sull'argomento prossimamente.
    Il tuo "salto nel tempo" va però ben oltre i duecento milioni d'anni, e dev'essere stata un'esperienza magnifica!

    Ciao

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