Recensione film: "Mine"


Mi è capitato di rado di parlar bene dei film italiani: troppi cinepanettoni, troppi film prevedibili, troppe macchiette, e recitazioni al limite dell’assurdo (e troppi brutti stereotipi della gente italiana, sia in Patria che nel mondo, cosa che trovo davvero insopportabile).
Che in anni recenti ci siano stati dei buoni prodotti è fuor di dubbio, ma quando si parla di cinema italiano è praticamente certo che prima vengono alla mente i vari “Vacanze in… (quel che è)” e poi tutto il resto. E adesso se chiedi in giro chi sono Zeffirelli o Pasolini solo i più stagionati rispondono senza esitazioni.
Nemmeno è un mistero che in Italia perfino un film come “Guerre stellari” nessuno avrebbe saputo farlo nonostante di suo sia di una semplicità e linearità sconvolgenti: è di una prevedibilità assoluta e richiama alla mente il classico finale del tipo “vissero tutti felici e contenti”. E’ una favoletta e nulla più eppure è uno dei film più visti e del quale si parla ancora nonostante sia uscito nelle sale nel 1977!
E…ehm…non mi sono perso nemmeno un film della serie. Ma questo lo dico sottovoce, perché adoro le scene di azione e gli effetti speciali. Come tutti so in partenza cosa aspettarmi, ma li guardo lo stesso.  Fine del mea culpa.

 



Ma adesso, con “Mine” devo fare ammenda: è un ottimo film, uno di quelli che se lo guardi con attenzione riesce a smuovere corde che non pensavi di avere.
Certo, in quanto ex appartenente al Genio Minatori (ebbene sì: sono così vecchio da aver fatto il militare e i Minatori non sono quelli che scavano gallerie, sono quelli che fanno i campi minati e minano i ponti e le strade) sapevo già in partenza che NON ESISTE modo di sfuggire a una mina antiuomo: se ci metti un piede sopra sei ASSOLUTAMENTE CERTO che perlomeno un piede ce lo lasci (a patto che tu sia molto ma molto fortunato). Il massimo che si può fare è limitare il danno rivestendo il malcapitato con qualcosa che possa - per quanto poco - limitare i danni provocati dalle schegge e dalla temperatura sviluppata dall’esplosione, ma indenne non ci passa NESSUNO.
Se dovesse capitarvi di mettere il piede nel posto sbagliato non date retta a chi vi dirà che andrà tutto bene (lo so, è antipatico da dire, ma almeno non vi illudo).
Il modo escogitato nel film per venirne fuori non ve lo dico (viene dato un labile indizio ma vi toglierei il piacere di scoprirlo).
Il film è essenziale, minimalista: lo è nei personaggi, nell’ambientazione, nei colori; ma nonostante questo l’ho trovato di una ricchezza incredibile, spietato e al tempo stesso tenero e commovente nello scoprire i risvolti più intimi del protagonista, in cui forse molti si possono riconoscere.
Geniale e indovinatissima la scelta di porre la posizione forzata in cui si trova il protagonista Mike – in ginocchio col piede sopra la mina senza poterlo muovere – come metafora della sua vita e delle situazioni in cui si è venuto a trovare, ma anche qui non voglio anticiparvi nulla.

Il sole cocente, la stanchezza, l’immobilità forzata e lo sfinimento portano Mike a riflettere sulle circostanze che l’hanno portato fin là, ed è presente nel film una dimensione onirica che rende alcune situazioni indistinguibili dalla realtà, rendendo lo spettatore incerto sul fatto che possa o no trattarsi di un parto della mente del protagonista, con immagini forti che rappresentano drammatiche situazioni personali in modo che definirei poetico. Prima fra tutte l’aggressione dei cani, che richiamano il combattimento affrontato da Mike stesso quando si trattava di difendere una ragazza dalle molestie di alcuni soldati (altro non vi dico!).
Certo è difficile recensire un film senza dire qualcosa sulla trama, a rischio di togliere la curiosità a chi legge ma, davvero, farei un torto a chi vuole andarselo a vedere.

Mine” - dei due registi “Fabio” (Guaglione e Resinaro) unisce tensione, introspezione, poesia, sentimento, e autentico sogno in un mix che raramente capita di trovare in una singola pellicola.
Il brevissimo finale – nella sua incredibile semplicità – è il giusto coronamento di un viaggio interiore intenso e decisivo, nel quale Mike riesce a far pace con se stesso e con la sua vita precedente.

Personalmente appioppo un meritato 8+ a questo film.
 
Lo scrivo in piccolo: un errore nella pellicola c'è, visto che i metal detector servono a ben poco. Già trentacinque anni fa le mine venivano costruite in materiale plastico proprio per evitarne la scoperta con simili strumenti.

     

Commenti

  1. ma non era meglio se saltava subito per aria e amen ? ..poi a me scappava una piscia passesca al cine, vacca boia !

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    1. Ne deduco che il film non è riuscito a far presa su di te!
      Per il futuro ti prego di accedere in forma non anonima.

      ciao!

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