Che cos'hai letto che ti ha fatto passare la voglia?


Mi pare sia abbastanza normale che nell’attività di ogni blogger o scrittore ci siano dei momenti di stanca: legati alla carenza di idee o spunti per gli articoli (è il mio caso); a una sorta di impasse mentale che non ti fa decidere quale possa essere il modo migliore di sviluppare il tuo prossimo romanzo (è il mio caso); di non saper decidere se sia meglio usare la narrazione in prima persona o in terza persona limitata o - ancora – se non sia preferibile assumere il punto di vista del narratore onnisciente (è il mio caso).
Ecco, dopo poche righe ho scoperto di essere un ammasso di disgrazie letterarie in incubazione.
Questo, però, non mi dissuade dall’idea di portare avanti le mie idee o i miei progetti. Magari ci vorrà solo un po’ più di tempo (quella cosa che diventa sempre più scarsa e non sai nemmeno quanto te ne rimane).
E’ un po’ come quando ti svegli in una di quelle mattine in cui non ti alzeresti mai dal letto e vorresti rimanere sotto le coperte mentre fuori infuria la tormenta (bella questa, eh?).
Eppure, bazzicando per i blog che solitamente frequento (e ammetto di aver accarezzato l’idea di frequentarne molti di più, ma sarebbe materialmente impossibile), ho trovato almeno un paio di blogger che pensano che:
- non sappiano scrivere bene
- non vogliano scrivere che per se stessi
- non siano all’altezza di altri grandi scrittori
- pensano di chiudere il blog



E’ un’epidemia, e se qualcuno dovesse pensare “Ma sono solo un paio, che vuoi che sia?” io rispondo che trattandosi di un paio su una decina, considerato sia il numero delle persone che scrivono, sia il numero dei blog che direttamente o meno trattano di scrittura, il venti per cento può essere considerato rappresentativo di un malessere generale. Che ad ogni modo colpisce ognuno, presto o tardi.

Considero adesso – nel mio piccolo  - i vari punti, senza alcuna velleità polemica, visto che ognuno fa quel che vuole, ma in questo spazio dico come la penso (almeno per ora):
 

“non so scrivere bene”
Può anche essere, non lo so, e del resto non posso leggere tutto di tutti: voi solo potete essere giudici di voi stessi, se ne avete buon motivo.
Però ricordo molto bene di aver letto “xx yyyyyyyyyy zzz wwwwww jjjjj”. Ha vinto anche il Premio Strega e ci hanno pure fatto un film.
Beh, se proprio volete saperlo, sarà difficile che legga nuovamente un libro che ha vinto il Premio Strega, visti gli standard di valutazione della giuria, che mi sembrano molto bassi.
Quel libro – parere personale - è una porcheria completa: mostra situazioni assurde passate per reali (nel senso che nella realtà non accadrebbero mai); i personaggi parlano in modo completamente estraneo all’età che hanno; non esiste una sola persona sana di mente in tutto il libro (non entro in dettagli per non rivelare il titolo, ma in quel libro sono tutti rintronati, compresi quelli che dovrebbero essere normali; “cretini” è il termine migliore che mi viene in mente e l’unica persona che fa del suo meglio per far funzionare le cose – sia pure nel suo modo sgarbato – è quella messa in luce peggiore in tutto il libro); peggio di tutto, ho avuto la nettissima impressione che almeno un paio di persone si siano date il cambio nella scrittura, visto che capitoli diversi mostrano diversi modi di scrivere, di comporre le frasi, di ragionare.
E molti, fra voi che leggete queste righe, sanno fare MOLTO meglio di uno che ha vinto il Premio Strega.

 
“voglio scrivere per me stesso”
Va bene, d’accordo, e adesso prendi le tue ultime sudate 400 pagine e buttale nel cesso!
Non l’hai fatto vero? E sai perché? Perché vuoi raccontarle, le tue storie, perché le vuoi pubblicate, perché  - anche se nessuno ti dirà che sei stato bravo, come è probabile che sia – non vuoi scriverle per te stesso.
Del resto, non è che Michelangelo ha dipinto la Cappella Sistina per poi buttarci sopra una mano di vernice nera. O qualcuno vuole darmi a bere che dipingeva e scolpiva “per se stesso”?
Vabbè lo pagavano e anche bene, ma era il suo mestiere. E allora, non ti piacerebbe se il tuo mestiere fosse scrivere?  
Che te ne fai di millemila romanzi perfetti, meravigliosi, fantastici, incommensurabili, che prima hai scritto e poi hai messo sotto chiave per l’eternità? Che differenza ci sarebbe fra l'averli scritti o non aver mai sporcato la carta d'inchiostro? Niente.
Se è così, se credi di "farlo per te stesso" (qualunque cosa voglia dire, che io non l'ho ancora capito), allora non scrivere niente.
Tieni i tuoi libri rinchiusi in quei più o meno milletrecento centimetri cubici di materia grigia che ci troviamo tutti a portare a spasso e non farli mai uscire, che tanto è uguale.
Voglio dire: se non interessa a te, agli altri che gliene potrebbe fregare?
 

“non sono all’altezza dei grandi scrittori”
Se non siamo alla frutta ci manca davvero poco.
E’ assolutamente vero che il Manzoni o l’Alighieri si collocano ai massimi livelli di scrittura del loro tempo, come è vero che si tratta di opere notevolissime (anche se la mia opinione sul Manzoni la conoscete tutti) ma…credi davvero che se qualcuno scrivesse un “Promessi sposi” ai tempi nostri (e se lo scrivesse identico, parola per parola) qualcuno lo acclamerebbe come uno dei capolavori letterari del XXI secolo? Ci credi davvero?
Se tu scrivessi paro paro la “Commedia” di Dante (supponendo che lui non l’avesse mai scritta, beninteso) quanti editori penseresti di trovare disposti a pubblicartela?
Nel migliore dei casi un paio, e dico forse. E magari ti direbbero che quel tipo di letteratura, con quella metrica, con quelle rime non la legge più nessuno.
Ed è vero: tranne forse pochissimi, quei libri si leggono ora solo a scuola e nemmeno troppo volentieri, a quel che mi risulta.
E lungi da me l’idea di volermi confrontare con loro! Per quel che mi riguarda io ho il mio personale modo di raccontare: può piacere come no, ognuno la può pensare come vuole, e di Dante ce n’è stato uno solo.
Ci sono delle voci che mi piace leggere e altre no.
E la mia è una voce personale quanto la loro.
Dove sta scritto che devi per forza essere il Manzoni del 2017 e seguenti? Nessuno, oggi, scrive in quel modo.
Andava bene ai suoi tempi, non in questi.

 
“voglio chiudere il blog”
Anche “Storie e fantasia” chiuderà prima poi: potrei lasciarci le penne; potrei esaurire il tempo, la voglia, le idee; potrei essere preso da così tante cose da trascurarlo del tutto; potrei avere un incidente che mi invalida al cento per cento (facciamo corna).
O potrei decidere di cancellarlo per sempre dalla Rete.
Non lo aggiorno spesso perché, come sapete, non è il mio interesse principale; ma questo non mi impedisce di avere degli spunti ogni tanto (e mi auguro che siano interessanti).
Ogni blog finirà, prima o poi, e molto probabilmente la Rete diventerà un autentico cimitero di blog mai cancellati e magari dimenticati, per trapasso dei titolari.
Sarà anche triste, ma così è. Facciamocene una ragione.
 
 
 
E allora?
Ci sono persone che - nonostante ogni loro sforzo e a dispetto di ogni loro sofferenza – vengono dimenticate e di loro non rimane traccia. A volte neanche la cenere. Non penso che sia necessario un grande sforzo immaginativo per farsi un’idea. Basta leggere un libro di storia, o guardarsi attorno.
Bene, per quanto labile, fatta di qualche nuvola di elettroni in un hard disk, si può sempre lasciare una traccia. Anche sotto forma di dimenticato blog, o sotto forma di storie che abbiamo raccontato, che siano lette o meno.
Passiamo per questo mondo (e mi dispiace sapere che non potrò mai vedere gli altri mondi che ci sono in giro per l’universo)  e possiamo dire a tutti “io sono passato di qui”.
C’è chi lo fa con la musica, chi con la politica, chi col volontariato, chi col suo lavoro fatto di sforzo e serietà e notti insonni e a volte anche con la disperazione.
Tu puoi lasciare la tua traccia nel mondo anche raccontando storie.
Sarò perfido, ma mi sa tanto che l'Alighieri voleva a tutti i costi farsi notare... 

La provocazione.
E adesso ditemi: che avete letto di così sconvolgente da farvi passare la voglia di continuare?
 
Mentre scrivo sto ascoltando “From distant shores” di Gandalf; lo trovate anche su YouTube e ve lo consiglio caldamente.

Commenti

  1. Probabilmente (forse?) uno dei blogger di cui parli sono io :D . In effetti mi capita spesso di pensare che quello che scrivo non è buono, oppure di chiudere uno o l'altro dei miei blog.

    Che cosa ho letto che mi porta a pensare queste cose? Nulla. Il problema è proprio questo: non mi capita mai di leggere nulla a proposito delle mie storie. Per la scrittura, ogni volta che pubblico un racconto sul blog ricevo sempre esattamente zero commenti. Preferirei ricevere mille critiche - penso che la mia crescita letteraria più grande l'ho avuta proprio quando hanno criticato le mie storie, anche aspramente - o persino insulti che questa indifferenza, che mi ferisce a morte ogni volta. Vale lo stesso per i miei blog musicali: anche lì pochissime interazioni, e dopo tutto il lavoro per realizzare al meglio le recensioni mi sento sempre ignorato.

    Sono pessimista per il futuro proprio per l'indifferenza. Probabilmente è anche colpa mia, che non sono bravo a socializzare e a propormi al mondo, e così la gente mi trova antipatico. Forse è così, forse no, ma sono convinto che non andrò mai molto lontano come scrittore. Questo non vuol dire che smetterò di scrivere e di provarci, ma di sicuro non mi aspetto molto. E se poi una botta di fortuna arriva, meglio così, sarà stata inaspettata :D .

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  2. Ciao Mattia,
    di solito si dice il peccato ma non il...blogger :-))))
    Sì, in effetti l'impressione di non esistere è un fattore demoralizzante, ma questo significa tutto e niente (anche se uno dei miei ultimi post trattava proprio di questo!).
    Penso che qui solo in Italia i blog letterari e di musica si contino a migliaia e solo pochissimi riescono a farsi un nome e un seguito di tutto rispetto. Di contro, il fatto di giungere a simile considerazione ti imporrebbe di dedicarti solo al blog, lasciando perdere il resto.
    A me va bene anche così: come dicevo un paio di post fa "basta sapere che ci siete".
    E poi, se pensi di aver scritto roba buona, raccogli i tuoi racconti e proponili a qualche editore, senza preoccuparti se qualcuno dice di no (fa conto che per il mio ultimo romanzo ho collezionato finora 5 rifiuti e altri me ne aspetto!). Magari è la volta buona.
    ciao!

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  3. I miei pensieri riguardo abbandonare o perlomeno rallentare il blog non hanno a che fare con le motivazioni che elenchi, sono più personali, quindi probabilmente non ti riferivi a me.
    Mi piace scrivere, ma non ho più tanta voglia di farlo pubblicamente. È come avere la passione per la cucina, ma non per questo desiderare di aprire un ristorante con tutto ciò che comporta cucinare per il pubblico.
    Il blog è un impegno e qualcuno può pensare di dedicare il proprio tempo ad altro indipendentemente dal successo di pubblico.
    Nessuno poi vuole riscrivere I promessi sposi, non avrebbe senso, ma vorremmo saper scrivere oggi con la stessa abilità di Manzoni nel suo tempo ed è qualcosa che richiede grande studio e fatica. Uno scrittore mediocre, in qualsiasi epoca, è inutile e passerà inosservato come un musicista mediocre ecc. Nulla di male nell'aspirare a diventare grandi, ma non è alla portata di tutti e bisogna anche saper riconoscere i propri limiti.

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    1. Mentre nel mio caso infatti mi piace cucinare ma non aprirei un ristorante, sono tuttora perplesso sul fatto di impiegare anni e fatica per produrre un libro che poi non si fa conoscere (autopubblicazione o editore poco importa).
      Il libro nel cassetto non credo sia utile nemmeno a chi l'ha scritto, anche perché è il riscontro esterno che in certa misura può stabilire la bontà o meno di quanto prodotto.
      Per riscontro esterno intendo non tanto il lettore beta che, per quanto si sforzi e a causa del fatto che ti conosce, potrebbe dare giudizi in qualche misura falsati.
      Intendo invece - come detto tempo fa - chi lo fa per mestiere, senza filtri e con (si spera) professionalità e imparzialità. Un editore, insomma.
      E' indubbio che quando si pubblica qualcosa in un certo senso "ci si scopre" di fronte a estranei e non a tutti può risultare sopportabile, ma del resto se hai scritto qualcosa di davvero buono non vedo motivo per farlo conoscere solo ad amici e parenti (e magari a loro non gliene importa più di tanto) o addirittura tenerlo nascosto!
      Voglio dire, non è che il Manzoni (e arridaje!) abbia scritto il suo capolavoro per tenerlo nascosto ad uso e consumo dei posteri.
      E se hai scritto roba buona, di che cosa preoccuparsi?
      Non va bene la superbia, d'accordo, ma nemmeno autolimitarsi quando magari di talento ce n'è. Limiti ne abbiamo tutti, ma non tarpiamoci le ali da soli.

      ciao!

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    2. Scrivere, però, non è soltanto produrre romanzi lavorandoci anni e mandarli a un editore. A me piace raccogliere idee, magari buttare giù un raccontino che non pubblicherò mai, tradurre in parole un pensiero o un ricordo per conservarlo, mi piace scrivere lettere, diari, anche solo qualche frase che mi suona bene nella testa. Scrivere è tante cose per me e non necessariamente destinate al pubblico :)

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    3. ...ed ecco che il giudizio altrui non è più così importante.

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  4. D'accordo nel caso si tratti di cose molto personali come può essere un diario o riflessioni personali - non fosse altro per il fatto che quel genere di testo può raccogliere informazioni su se stessi e sugli altri che è opportuno non divulgare per ovvie ragioni - anche se non mancano casi in cui -con gli opportuni rimaneggiamenti - anche questi sono stati pubblicati.

    Molto meno d'accordo invece per scritti di altro genere: racconti, romanzi, saggi, eccetera.

    Com'è ovvio nulla impedisce di scrivere millemila righe di romanzi e racconti e tenerle nel cassetto. Anche se non sono d'accordo!

    ciao!

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