Sui propri errori e sulle domande che scaturiscono dalla lettura- parte prima?


Ogni tanto è necessario ammettere i propri errori e riconoscere di aver dato dei giudizi sbagliati…
Qualche post fa scrissi di non aver letto nulla di Stephen King, al tempo stesso meravigliandomi di come riuscisse a scrivere libri di lunghezza tendente a infinito a un ritmo spaventoso.
Beh, il fatto è che in effetti ho letto almeno un libro di King!

Per alcuni dei suoi romanzi ha usato lo pseudonimo di Richard Bachman e come minimo un paio dei suoi romanzi scritti sotto questo nome è stato pubblicato sulla collana Urania.
In particolare mi riferisco al numero 962 del 22 gennaio 1984 (prezzo Lire 2200, quando i libri costavano poco): si tratta de “L’uomo in fuga”, titolo originale “The running man”, che poi significa la stessa cosa. Caso raro di titolo mantenuto come nell’originale: ho letto che il buon Robert Sawyer una volta rimase a bocca aperta a causa del fatto che il titolo di un suo romanzo (“The terminal experiment” del 1995) in italiano fosse diventato “Killer on-line”, cosa giustificata col fatto che per i lettori del Bel Paese un titolo in inglese fa più figo! Inutile dire che Sawyer ne rimase sorpreso.
Ad ogni modo devo devo dire che il romanzo mi è proprio piaciuto (quello di King, beninteso, che quello di Sawyer non l’ho ancora letto!).



Mi è piaciuta la trovata del conto alla rovescia dei capitoli (che partono da 100 fino a 000, e con buon motivo, che sarà chiaro nel corso della lettura); mi è piaciuto il ritmo e la mancanza di quella logorrea che affligge molti suoi romanzi (in verità non ho letto King proprio perché dopo aver scorso alcune sue pagine non sono riuscito a digerire proprio questa sua caratteristica). E ribadisco che King è un grande scrittore, anche se questo non significa che tutto quel che scrive sia di mio gradimento: i meriti vanno oltre le aspettative e i gusti personali.
L’uomo in fuga” è un romanzo con molto ritmo e una volta cominciato non vedevo l’ora di finirlo; non che sia molto lungo – solo 162 pagine nella vecchia impaginazione Urania – ma confesso di averlo letto tutto d’un fiato.
Libro amaro e senza lieto fine, conciso e pregnante…come piace a me: non c’è alcun bisogno di grandi descrizioni perché i sentimenti, lo scoramento, il cinismo, il sadismo dei vari personaggi sono resi alla perfezione dai dialoghi e dal loro comportamento.
Le descrizioni di scene truculente (dicasi di “cose truci, violente, terrificanti”) abbondano in particolare verso la fine del romanzo, ma sono funzionali alla trama e alla situazione di un uomo senza alcuna via di salvezza, che ha perso ogni motivo per continuare a vivere.
Diciamo che promuovo a pieni voti Stephen King, a condizione che non sia logorroico (accidenti, quanto costa riconoscere di aver sbagliato!).
Alla fine mi sono posto la domanda, che non so se sia venuta in mente anche a qualcun altro, ma penso di sì: quando in televisione - nel mondo reale - vedremo “L’uomo in fuga” o un “Rollerball” o un “Boston 2010 XXI supercoppa” (Urania n. 712 del 19 dicembre 1976, Lire 600)?

Mah, potrebbe essere lo spunto per un prossimo post.

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