Perché, vedete...


…non è che la cosa faccia piacere, anzi.
Del resto alcuni assunti sono certamente veri (frase che di suo fa schifo, come si fa a mettere insieme “certamente” e “veri”?) :
- primo, che un autore che invia a un editore il suo romanzo è assolutamente convinto di aver fatto del suo meglio e che se c’è qualcosa di migliorabile si migliorerà;
- secondo, che nessuna legge, che sia o no scolpita nella pietra, può costringere un editore a pensarla come te;
- terzo, che le settimane spese a tradurre (o a cercare di tentare di provare a tradurre) in una lingua che non è la mia nativa non sono servite a niente; e questo non deve sorprendere, visto che una lingua – qualunque essa sia – è di una ricchezza e di una complessità straordinarie e solo gente che le ha studiate a lungo può sperare di avere qualche possibilità di fare un lavoro che sia almeno decente;
- quarto, che se ti rispondono dopo che hai inviato un romanzo tradotto da te e non da uno specialista in materia è già tanto (nota 1). E’ anche tanto se non ti dicono che le tue sono braccia rubate all’agricoltura.
Detto questo, reso noto il mio dolore per il rifiuto dell’ultimo parto della mia mente disastrata, preso atto dei punti precedenti e gettando nel mucchio degli incubi in attesa di ghermirmi le varie ed eventuali in agguato dietro l’angolo buio all’angolo dell’isolato all’angolo della città e stante che al mio paese non ci sono isolati, intesi dal punto di vista edilizio (e qui prendo fiato) noto nuovamente la differenza fra le varie mentalità degli editori nostrani e non:

editore straniero:

Dear Author,
Thank you for your patience as we considered your novel.  Unfortunately, it does not seem right for us.
Due to the volume of manuscripts we receive and the press of other business it is impossible for us to go into particulars.  Please do not take this rejection as necessarily a reflection on your work; we can accept fewer than one percent of the manuscripts submitted to us.
Best of luck in another market.

editore italiano


 

(non è un errore: è proprio il nulla!) (nota 2) (nota 3)

 



 

Nota 1: un rapido calcolo con le tariffe reperibili in Rete mostra che la traduzione di un romanzo – nemmeno troppo lungo, diciamo sulle 200 pagine - verrebbe a costare qualcosa fra i 3.000 e i 4.000 euro; che è poi il motivo per cui gli editori stranieri chiedono testi nella loro lingua. A quel che mi par di capire nei patri confini la situazione è ancor peggiore, per cui il tentativo l’ho fatto…
Nota 2: editore straniero promosso anche in caso di risposta negativa; editore italiano non valutabile (equivale al compito in classe lasciato in bianco).
Nota 3: all’editore straniero non ho potuto fare a meno di rispondere con un assolutamente sincero “Thank you so much for your kind answer”. Se l’è meritato.

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