USS Indianapolis e l'importanza della documentazione


Post poco impegnativo prima della pausa estiva…
Come tutti, credo, anch’io sono un po’ lassista in certe cose e pignolino in altre: questo post riguarda – purtroppo per voi che leggete – un aspetto pignoloso del sottoscritto.
Qualche tempo fa si discuteva dell’importanza della documentazione nella scrittura, del fatto che per rendere verosimile un romanzo occorre perdere un po’ di tempo anche per documentarsi. E a dire il vero non è tempo perso: ne guadagna il romanzo e la personale cultura dello scrittore.
A maggior ragione, però, la documentazione diventa fondamentale nel caso di film che hanno la pretesa di essere storici o che mostrano nei titoli di testa l’abusata formula “ispirato a fatti realmente accaduti”.
Ecco, questa frasetta mi dà un po’ sui nervi (a prescindere dalla bellezza del film) perché implica che il regista si prende una buona dose di libertà, scelta non sempre indovinata.
E questo ci porta all’oggetto della recensione di oggi: il film “USS Indianapolis” da pochi giorni uscito nelle sale.
Un buon esempio di come un regista non dovrebbe fare un film storico.
E passi pure l’approssimazione per una pellicola ambientata in tempi di cui abbiamo scarsa conoscenza, che so, un film su Alessandro Magno – tenete presente che le prime notizie su di lui sono di circa 400 anni posteriori e non sappiamo per certo cosa sia da considerare veritiero e quanto elaborato/addolcito/esagerato nel corso dei secoli – ma non molto indovinato nel caso di eventi così vicini a noi da essere abbondantemente documentati.
Ecco quindi cosa penso di “USS Indianapolis”: se non ve ne importa niente della precisione storica nessun problema, altrimenti va bene lo stesso, ma ci sarà qualcosa che vi lascerà insoddisfatti.
 
 
 
 
L'Indianapolis il 10 luglio 1945 - Fonte della foto History.navy.mil
 
Il film è un’occasione abbondantemente sprecata, con effetti speciali penosi (ed è un complimento, credetemi) e scopiazzature malfatte.
So di essere un po’ cattivello, ma certe scelte - che potevano essere accettabili nei film di qualche decennio fa – proprio non ci stanno in una pellicola che ha la pretesa di ricostruire un fatto che appartiene alla Storia (notate la maiuscola) e che davvero non aveva bisogno né di abbellimenti né di una retorica a tratti perfino fastidiosa.
E nemmeno aveva bisogno di infilare una serie di errori che con un minimo di documentazione sarebbe stato facile evitare.
Soprattutto questo mi dispiace in un film che, al di là di sdolcinature non necessarie, poteva essere un buon esempio di come raccontare le cose in modo appassionato e fedele ai fatti.

Comincio col dire che…
…la scopiazzatura da “Pearl Harbor” non mi è proprio piaciuta: mi riferisco alla storia dei due ragazzotti innamorati della stessa donna, uno dei quali la mette incinta e poi muore nel disastro e l’altro se la sposa, alla facciazza sua (dell’altro amichetto defunto, naturalmente) e in nome della loro sempiterna amicizia. Fine. Della prima scopiazzatura.

Gli effetti speciali.
Ma, dico, adesso che gli effetti sono più veri del vero, che puoi perfino farmi credere che il malefico Dart Fener sia un personaggio reale, adesso che puoi farmi vedere gente che cammina sul soffitto e attraversa i muri, paesaggi assurdi e impossibili, un mondo in stile Pandora (vedi “Avatar”), per non parlare di cose tipo “Interstellar” e simili …ma c’era davvero bisogno di farmi vedere un kaiten così palesemente artefatto (per non parlare delle scie dei siluri, che un bambinetto le disegnava meglio)? 
Le scene in cui l’equipaggio abbandona la nave sono a dir poco penose, se non altro perché dal punto in cui si gettano – che non è il ponte di coperta - al massimo finiscono per schiantarsi sul ponte inferiore, non in acqua.
E – restando in tema – quelle della permanenza nelle acque del Pacifico rendono più l’idea di scene girate a riva o in piscina, non certamente in mare…

I personaggi.
Molto poco caratterizzati o - al contrario – caratterizzati all’estremo, in un modo che rasenta il ridicolo: primo su tutti l’ufficiale figlio di papà che più che un rampollo viziato pare una macchietta; inutile a dir poco la figura di Clara, che serve solo a favorire la scopiazzatura sopra citata; fuori luogo Nicolas Cage, che è tutto fuorché convincente (non dico che Stallone o Schwarzenegger avrebbero fatto migliore figura, ma anche se il buon Cage ha vinto un Oscar non significa che sia sempre garanzia di qualità). I gregari devo dire che se la cavano meglio dei protagonisti.

Gli errori, storici e non. 
Sono una caterva.
1) La nave assomiglia all’Indianapolis…abbastanza (non aveva la contraerea a prua e la stessa prua era diversa). Per non parlare dei fumaioli, nelle riprese dall’alto fatti su design tipico di una nave moderna. 
2) il sottomarino non assomiglia per nulla all’I58 (e dico…con tutta la documentazione fotografica dell’epoca non si poteva fare di meglio?).
3) Hashimoto lanciò sei siluri (com’era prassi in molte marine – non in quella italiana – per essere sicuri di fare centro), anche se secondo alcuni non è chiarissimo se furono due o tre a colpire. A quel che pare Hashimoto esclamò per tre volte “Colpito!” mentre era al periscopio (fonte: “Abbandonate la nave” di R. Newcomb). La ricostruzione dell’affondamento su CombinedFleet.com conferma quanto sopra (anche se wikipedia in lingua inglese parla di “hit twice”).
4) L’Indianapolis non affondò così in fretta, tant’è che il comandante McVay pensava di poterla salvare: colpita alle 23,35 affondò alle 00,27. Questo perché in seguito ad abbandoni troppo frettolosi di navi che potevano essere salvate, la tendenza nella Marina americana era di ordinare l’abbandono nave il più tardi possibile, il che in effetti consentì a diversi vascelli di sopravvivere. Nel film il disastro avviene in tempi brevissimi.
5) Il comandante Hashimoto non lanciò segnali di soccorso (e non era prassi nemmeno per gli americani che avessero affondato naviglio giapponese, anzi!); il suo rapporto – inviato alle 03.00 - diceva che riteneva di avere affondato una nave da battaglia americana (confondere il tipo di nave era abbastanza comune a quei tempi, anche perché spesso le sagome si assomigliavano). La cosa assurda è che gli americani intercettarono il messaggio inviato dall’I58 alla sua base, ma poiché nella zona non c’erano navi da battaglia amiche, ritennero di non dover investigare! 
6) Questo non l’ho sopportato: ci sta che l’Indianapolis nel ’45 avesse come colorazione mimetica la Measure 22 - revisione 1945. E’ corretto (vedi foto), ma – accidentaccio – quando Hashimoto la vede dal periscopio la nave è pitturata in Measure 31, che era in uso nel ’43!
la USS Yarnall dipinta in Measure 31 - fonte Shipcamouflage.com
 
7) E poi, se i siluri colpiscono a dritta, come mai si vedono le esplosioni anche a babordo?
8) Per aumentare la spettacolarità della scena, il regista si inventa uno scafo che si spezza esattamente come avvenuto in “Titanic”. Anche questa è una scopiazzatura indecente. Peraltro il fatto non è mai avvenuto.
9) E’ vero che Hashimoto venne chiamato a testimoniare, ed è vero che confermò che zigzagare non avrebbe fatto alcuna differenza; a quanto risulta, però, l’incontro fra Hashimoto e McVay non ebbe luogo.
10) L’attacco kamikaze visto all’inizio del film non provocò 9 vittime, ma 13.
11) L’Indianapolis aveva come identificativo il numero 35 (tanto che sulle scene post naufragio sulle zattere troviamo la dicitura “CA 35”, dove “CA” sta per “heavy cruiser”, incrociatore pesante; non so dire però se le zattere di salvataggio portassero effettivamente questa scritta, per cui su questo non mi pronuncio). Il problema sta nel fatto che i caratteri dipinti sulla prua erano piccoli (vedi foto) e questo si vede bene in alcune scene (ed è corretto), mentre in certe altre sono dipinte nello stile usato per le navi moderne.
12) E ad ogni modo, quando la nave fu silurata non viaggiava a 12 nodi come si dice nel film, ma a 17 nodi, che era la velocità che garantiva il minimo consumo di carburante.

Era così difficile documentarsi un po’ meglio? O si tratta solo del fatto che ormai la gente si beve di tutto senza curarsi dei fatti come sono avvenuti? Siamo diventati così “virtuali” da non curarci più della veridicità di quanto ci viene presentato?
Vabbè, sono domande più adatte a un sociologo o a un filosofo…
C’è da augurarsi che Mario Van Peebles faccia di meglio, d’ora in avanti, piuttosto che tentare il colpaccio con un banale tentativo di sfondare al botteghino. Cioè…magari anche sfonderà al botteghino, ma non sarà per merito della sua capacità di rendere i fatti come svolti nella realtà. A tratti ho avvertito come la sensazione di assistere a una moderna agiografia.
E pensare che ci tenevo così tanto a vedere questo film!
Vedete come può essere noioso un blogger che si interessa di storia?
Buone ferie a tutti!

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