Informativa sulla privacy e contatti

Questo sito utilizza i cookie per migliorare i servizi e l'esperienza dei lettori, secondo la normativa europea sulla privacy.
Se decidi di continuare la navigazione, consideriamo che accetti il loro uso.
Ulteriori dettagli sono reperibili alla pagina "Presentazione e avvisi".


Per eventuali contatti potete fare riferimento all'indirizzo email presente nella pagina "Presentazioni e avvisi"




lunedì 18 settembre 2017

I "desiderata" e la realtà


Potrei intitolare quest’articoletto qualcosa come “Desideri impossibili – parte prima”.
Magari lo faccio, e se vedete questo come titolo significa che è andata proprio così.
Anzitutto non fatevi fuorviare dall’articolo di un paio d’anni fa su Angelo Branduardi: era un articolo critico per molti aspetti (se andate alla pagina dedicata a musica e musicisti lo trovate subito), ma che non cambia la mia opinione su di lui, tant’è che ho già comprato il biglietto per il concerto di novembre!

Di fatto, per capire cosa aspettarmi, ho fatto un salto su un sito dedicato alle scalette dei vari artisti: non c’è tutto, ma molti musicisti sono seguiti da vicino dai loro fans, che hanno modo di tenere sempre aggiornato questo sito.
La scaletta dell’ultimo concerto inserito – a Sommacampagna - era questa ( vi passo il link):

Gulliver
Domenica e lunedì
La serie dei numeri
Il cantico delle creature
Il sultano di Babilonia e la prostituta
La predica della Perfetta letizia
Ballo in Fa# Minore
La luna
Sotto il tiglio
Il dono del cervo
La favola degli aironi
Alla fiera dell'est
La pulce d'acqua
Cercando l'oro

A quanto pare si tratta delle canzoni più desiderate dai fans, anche se mi risulta poco comprensibile come si possa sopportare ancora “Alla fiera dell’Est”.
In occasione del concerto in Piazza al Santo (ero presente) il buon Angelo ne bloccò l’esecuzione dicendo al pubblico “Non ce la faccio più!” , espressione che gli procurò un divertito applauso dai presenti! Allo stesso modo, dopo aver notato che la stessa canzone viene insegnata alla scuola dell’obbligo durante le lezioni di musica, affermò che per reazione i giovani cominciano ad ascoltare i Nirvana e simili…il tutto col solito buonumore e la solita autoironia.
Bene, detto questo e sperando che il buon Brandu legga quest’articolo, propongo la mia scaletta ideale (non necessariamente nell’ordine):

Storia di mio figlio (sarà 30 anni che non la suona, eppure vale!)
Ch’io sia la fascia (miiii!)
Primavera
Notturno
La cagna
Vola
Il bambino dei topi (suonata solo nel tour di “Il ladro” e “Si può fare”)
Ai confini dell’Asia (suonata dal vivo solo nel 1990 e mai più ripresa)
Pioggia (suonata solo nel tour di “Pane e rose” e “Il ladro” e mai più ripresa…dal 1990!)
L’albero (come sopra. La versione del 1990 era di una bellezza incredibile)
Il viaggiatore (ultima volta in Prato della Valle almeno una quindicina d’anni fa)
Indiani (come sopra)
La volpe (per quel che ne so mai suonata dal vivo)
Amazzonia (suonata dal vivo solo nel 1990 e mai più ripresa)
L’uomo e la nuvola
Vita quotidiana di uno spettro (solo nel tour di "Il dito e la luna") 

E se poi suona anche qualcuna delle solite…pazienza.
Angelooooo! Se ci sei batti un colpo. Se non ci sei battine due!

p.s.: non oso calcolare la probabilità che il Brandu legga queste righe: azzarderei una su dieci alla meno quindici.
Ah, dimenticavo: e poi un bel disco live fatto come si deve!

 

 

 

 

sabato 16 settembre 2017

Statistiche, bias e domande esistenziali


Per cominciare questo breve articolo devo partire dalla definizione di bias e per questo faccio riferimento a Wikipedia, che ne dà le definizioni che seguono:
Bias è un termine (di etimologia incerta) che indica un errore sistematico in varie discipline:
Bias (psicologia), in psicologia, è un giudizio (o pre-giudizio) sviluppato sulla base delle informazioni in possesso, non necessariamente corroborato da elementi logicamente connessi.
Bias (elettrotecnica), in elettrotecnica, è un disturbo sistematico che altera un valore di riferimento.
Bias (apprendimento automatico), nell'apprendimento automatico, è l'insieme di assunzioni fatte dall'algoritmo di apprendimento.
 
Qui devo far riferimento alla distorsione del campione intesa in senso statistico perché, dando un’occhiata proprio alle statistiche di consultazione del blog, ho notato alcune ricerche ricorrenti.
Il bias, in questo caso, è dovuto al fatto che il blog è per certi versi specialistico, vale a dire indirizzato verso certi argomenti a scapito di certi altri. E’ quindi logico che su Storie e fantasia sarà più facile ricevere visite da un lettore interessato alla scrittura o alla recensione di un libro o di un film, e sarà ben difficile che venga visitato da qualcuno interessato alla ricetta per il risotto alla milanese (stante che lo zafferano non mi piace molto).
Diciamo quindi che questo blog – al pari di molti altri simili – mostra nelle statistiche d’accesso un campione che è rappresentativo di persone con interessi particolari.
Da qui il bisogno di definire il bias presente in questo articolo, che viene ancor meglio spiegato da wikipedia in versione inglese:

Bias is the tendency to have an opinion, or view, that is often without considering evidence and other information.
Biases can be learned implicitly within cultural contexts. People may develop biases toward or against an individual, an ethnic group, a nation, a religion, a social class, a political party, theoretical paradigms and ideologies within academic domains, or a species. Biased means one-sided, lacking a neutral viewpoint, or not having an open mind. Bias can come in many forms and is related to prejudice and intuition.
In science and engineering, a bias is a systematic error. Statistical bias results from an unfair sampling of a population, or from an estimation process that does not give accurate results on average.
 
Detto questo, e tenendone conto, risulta interessante il confronto fra le statistiche di accesso dall’inizio del blog e quelle su scala temporale più breve (accessi nell’ultimo mese).
Su scala globale troviamo al primo posto per numero di consultazioni l’articolo sul libro di Norman Doidge (qui) con ben 192 consultazioni. La cosa mi fa piacere e non parlo dell’elevatissimo taglio dell’articolo, senz’altro destinato al Premio Pulitzer (attenzione: ironia a livello 10), ma perché mostra come molte persone siano interessate ad argomenti che ci toccano - o ci toccheranno se non l’hanno già fatto – da molto vicino: la malattia, la sofferenza e le prospettive per migliorare situazioni difficili sia sotto l’aspetto personale che della malattia in sé.
Al secondo e terzo posto troviamo gli articoli sulla recensione del film “Mine” (qui) e il post semiserio sul nome che fa il personaggio (qui).
Non mi soffermo su questi, essendo soggetti a un bias molto spinto (articoli specifici per gli amatori di film e scrittura), mentre l’articolo al quarto posto con 76 letture (la recensione sui testi relativi alle esperienze di premorte)  essendo a carattere più generale mostra che per molti (nota 1) è fondamentale cercare in qualche modo una risposta alle domande davvero importanti che ci facciamo ogni santo giorno (a parte la domanda fatidica: quando andrò in pensione?).
Al sesto posto l’articolo sulle motivazioni alla scrittura  e al settimo – con 58 letture – quello sui viaggi e la spinta a scoprire,  (questo) per il quale penso la stessa cosa dell’articolo sulle esperienze di premorte: tolti gli articoli destinati al pubblico più specializzato (un bias di dimensioni scandalose!) vedo che c’è ancora in giro parecchia gente che domande di un certo tenore se le fa e cerca una risposta, sia pure nei limiti di quel che può fare un misero mortale.

Nelle statistiche relative all’ultimo mese trovo al primo posto l’articolo su Philip Josè Farmer (eccolo qua), con 8 letture. Anche questo mi fa piacere, essendo Farmer - al di là della sua iconoclastia e delle sue provocazioni – un autore che in modo neanche tanto nascosto cercava di esplorare proprio i temi affrontati dagli articoli più letti in generale di cui dicevo poco fa.
Al secondo posto (6 letture) l’articolo sui libri dedicati alle esperienze di premorte (ulteriore conferma); mentre al terzo posto (a pari merito con altri due articoli – troviamo nuovamente la recensione sul testo di Norman Doidge.
A seguire (tutti con 4 letture) altri 5 articoli, tra cui quello in cui mi son chiesto dove stanno di casa gli angeli (ecco qua).     
Non saprei dire quale sia la bontà dei miei articoli (ma forse su questo è meglio glissare con eleganza) ma da quanto detto sopra vedo che fanno capolino con insistenza ricerche di informazioni e opinioni su temi davvero importanti per ognuno di noi, nel nostro piccolo e magari, nonostante quel che vediamo e sentiamo ogni giorno, vien da pensare che forse c’è ancora speranza per il genere umano.
Persone che tentano in qualche modo di venire a capo di certe questioni non sono persone da poco.
In tal caso mi sento onorato di ricevere la vostra visita.
 
Nota 1: dico “molti” perché questo è un blog assai poco frequentato, ma considerando il numero di persone potenzialmente interessate e quello delle letture effettuate si può affermare che non sono poi così poche!  
 
Colonna sonora del post: “Aftaglid” di Steve Hillage, dall’album “Fish rising