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sabato 11 novembre 2017

Il problema del linguaggio nella fantascienza - parte terza


Dopo aver esplorato  - per quanto nel modo imperfetto in cui si può fare in un blog – alcune possibilità di comunicare con altre creature esistenti su questo pianeta e aver evidenziato il fatto che – nonostante la reciproca buona volontà – sarà un problema riuscire a comunicare in modo più proficuo di come avvenga ora, possiamo fare altre considerazioni.
Come è chiaro si tratta di argomenti di non facile discussione e soggetti a un bias di una certa importanza, essendo le prove sperimentali spesso soggette ad ambiguità e spesso alle personali inclinazioni.
Fermo restando che le pubblicazioni degli specialisti nelle neuroscienze e degli etologi possono dare risposte molto più complete, vorrei notare come certe caratteristiche potrebbero - e forse sono – indispensabili per poter parlare di linguaggio, o più precisamente per poter scambiare qualche tipo di informazione in un qualche tipo di linguaggio. A maggior ragione se si tratta di creature non terrestri.
Prenderei quindi in considerazione alcuni elementi che mi sembrano indispensabili:
- l’avere coscienza di sé
- apprendimento (nel modo inteso nella seconda parte di questo articolo)
- volontà di apprendere (non è una ripetizione del punto precedente: per apprendimento potremmo anche considerare un riflesso condizionato, l’apprendimento del linguaggio o comunque di comunicare deve essere un atto volontario)
- capacità di riconoscere l’”altro” come un’entità esterna che mostra volontà di comunicare
- capacità di pensiero astratto (anche arrivando alla matematica di alto livello, se necessario)
- capacità di utilizzare parti del corpo o strumenti per inviare informazioni

Come possiamo immaginare si tratta di qualità che implicano un altissimo livello di organizzazione sia a livello fisico che culturale. In effetti sotto questi punti di vista il divario fra umani e animali è enorme.
Sebbene alcuni esperimenti abbiano fornito indicazioni sul fatto che alcuni animali mostrano di avere percezione di sé (certamente in Rete troverete vari esempi) viene anche posto l’accento che solo una minoranza fra gli esemplari studiati ha mostrato comportamenti che possono far supporre che sia così.
La coscienza di sé non appare quindi essere un tratto comune nemmeno fra animali appartenenti alla stessa specie.
Come sempre il dato statistico può essere di difficile interpretazione: potrebbe anche essere che a qualche soggetto la cosa non interessasse per niente e di conseguenza sia stato poco “collaborativo”, falsando i risultati dei test.    
Non intendo – e nemmeno mi è possibile – entrare nel dettaglio di questi studi: assumerò quindi che l’alieno che incontriamo possegga queste caratteristiche, in modo più o meno pronunciato, e che intenda comunicare con noi.

Assumeremo di conseguenza che il tizio in questione - che chiameremo SM , abbreviazione di “Sé Medesimo” – abbia queste capacità, senza curarci di come sia fatto il suo cervello (ammesso che ne possegga uno, magari fatto nel modo in cui lo intendiamo di solito):
- sa di esistere e si rende ben conto dell’esistenza di altre entità diverse da SM
- ha memoria a lungo e a breve termine (la cosa non è esattamente scontata)
- possiede curiosità e la voglia di conoscere altre cose
- capisce che noi non solo siamo diversi da SM ma che non abbiamo a che fare col suo mondo (a prescindere dalla percezione che ne può avere)
- è in grado di afferrare concetti come tempo, spazio, unità di misura, astrazioni numeriche
- ritiene di essere in grado di utilizzare qualche modo per esprimerci i suoi pensieri (il che implica che si rende conto di pensare)
Questi assunti comportano di necessità che molti scogli, sia di ordine fisico che mentale, siano stati superati. Tra l’altro SM dovrebbe essere pure in grado di capire se l’umano che ha di fronte sia o no racchiuso in una tuta spaziale o se si tratti invece della sua vera forma.   
Ma siccome non voglio complicarmi la vita assumo che tutto vada per il verso giusto.

Veniamo ora al domandone: come potrebbe Sé Medesimo comunicare con noi?
Facciamo un po’ di lista della spesa, e senza inventarci niente di tragico possiamo pensare a:
1)  vocalizzi in modo simile al nostro
2)  modulazione di suoni in modo continuo (o anche no, non importa il modo in cui lo fa)
3)  utilizzo di gestualità
4)  utilizzo di fonti luminose  - in modo simile alle lucciole
5)  utilizzo di onde radio o comunque di qualcosa che nello spettro elettromagnetico sconfina in esse
6)  variazioni di colore di alcune parti del corpo
7)  forme varie di scrittura
8)  miscellanea di qualcuna di queste 

Il punto 8 ci è molto familiare: pensiamo solo ai gesti che compiamo – praticamente in automatico – in ogni nostra discussione: quel tipo di gestualità che serve a enfatizzare quel che diciamo (e senza tener conto del tono e del modo in cui lo diciamo) e a esprimere sottintesi e significati che ci guardiamo bene dall’esprimere a voce. Oppure ai doppi sensi, o all’ironia, o il dire una cosa intendendo palesemente il suo contrario.
Si tratta di finezze che siamo talmente abituati a fare e sentire – perfino nella lingua scritta – che quasi non ce ne rendiamo conto.
E’ evidente che il punto 8 - nel caso dovessimo comunicare con Sé Medesimo – sarebbe di una complessità micidiale: una lingua umana – presa con tutte le sue sfumature, sottintesi, significati nascosti – è veramente difficile da imparare, figuriamoci la lingua parlata su Trappist 1d! (Nota 1)

Punto 1: non solo è difficile (anche se non impossibile) che SM abbia corde vocali simili alle nostre, ma dovrebbe anche emettere suoni che siano da noi udibili e che siano pure da noi riproducibili, senza sconfinare negli ultrasuoni o nelle frequenze troppo basse.
Punto 2: il risultato, ammesso vero il punto 1, potrebbe assomigliare a una cantilena senza soluzione di continuità o di fischi o scatti o combinazioni di questi (e altro).
Punto 3: non è impossibile. Del resto il linguaggio delle persone sordomute ne è una prova.
Ma attenzione: non c’è scritto da nessuna parte che l’alzare la mano destra col palmo aperto sia da lui considerato l’equivalente di “Vengo in pace…”. E sorridere non è detto che sia  - dalle sue parti – indice di simpatia: potrebbe anche voler dire “Voglio mangiarti con contorno di grrabbushh fritti e germogli di ttrittycicin in salmì” per cui se poi Sé Medesimo cerca di farci la pelle non ci dobbiamo lamentare.
Punto 4: presuppone una struttura fisica che – a parte pochi esempi – non esiste sulla Terra, se non altro perché le variazioni di intensità, colore o altro (che si presuppone siano a frequenze visibili dagli umani, anche in questo caso senza essere nel dominio degli infrarossi o degli ultravioletti) dovrebbero essere rapide e continue oppure esistono più organi luminosi usati per la comunicazione.
In tutti i casi voglio vedere come facciamo a dire “Ciao Te Medesimo, come va? Hai dormito bene?” facendo lampeggiare delle lampadine colorate.    
Punto 5: non lo considero per due motivi. Anzitutto non mi è chiaro come un organismo vivente possa produrre microonde o onde radio (aspetto lumi da qualche zoologo) e in secondo luogo potremmo rendercene conto solo usando strumenti che possano discernere il linguaggio dal rumore di fondo e soprattutto distinguere la parlata del singolo individuo nel chiacchiericcio di onde radio. Se poi cercano di comunicare come nel romanzo di Gregory Benford (vedi post precedenti) allora…siamo davvero fritti!
Punto 6: per certi aspetti simile al punto 4, solo che al posto di parti del corpo luminose abbiamo parti del corpo che cambiano colore. A questo proposito possiamo notare come Sé Medesimo utilizzi il modo condizionale prima persona singolare del verbo “andare” invece dell’imperativo terza persona plurale del verbo “buttatevi in canale sporchi terrestri”, cambiando il colore della quarta zampa sinistra - partendo da dietro - da bianco ghiaccio a verde pisello e muovendo il quarto segmento della seconda antenna centrale in alto colorandolo in rosa confetto invece che tinta albicocca.
Allucinante, no?
Punto 7: quasi quasi è meglio il punto 6. Pensate solo ai vari tipi di scrittura esistenti sulla Terra, e provate a decifrarli , ma senza saperne niente. Probabilmente è stato più facile decrittare i messaggi inviati con la macchina Enigma! (Nota 2)

Questo esercizio semiserio non intende dare  - com’è ovvio – risposte su un campo in cui le nostre conoscenze sono praticamente nulle, ma può rendere l’idea delle difficoltà nella comunicazione nel caso noi e i vari Loro Medesimi ci dovessimo trovare faccia a faccia (in senso lato: non è detto che abbiano una faccia). (Nota 3)
Nemmeno credo si possa parlare di comunicazione nel caso si dovesse rintracciare qualche tipo di trasmissione attraverso gli anni luce che ci separano dalle altre stelle. Una comunicazione in tempi  - si fa per dire – brevi potremmo averle solo per stelle tipo Proxima o la Stella di Barnard o Lalande 21185. Sono distanti da 4,3 a 8,2 anni luce: nel migliore dei casi circa 9 anni per avere una risposta.
Se da una parte desidererei vivere abbastanza da assistere di persona all’annuncio in mondovisione in cui si rende nota la presenza certa di altre civiltà lassù, da qualche parte, dall’altra penso che sarà già tanto se una volta sbarcati su un pianeta della Stella di Teegarden dovessimo imbatterci in qualche protozoo ciliato che nuota nei laghi di metano o un esapode lungo tre millimetri che si scava la tana.   
Ad ogni modo, in attesa del tanto sospirato annuncio, ci rimane della sana fantascienza. Sperando, naturalmente, di risolvere dal punto di vista letterario il problema di come comunicare con i Veghiani Glitterati di Biriciribi IV...
 

Colonna sonora del post: “The waiting” di Peter Buffett

Nota 1: la cosa incredibile di questo sistema  è che da uno qualunque dei suoi pianeti è possibile vedere tutti gli altri sfilare rapidi per il cielo mostrandosi come dei dischetti anziché come dei punti luminosi!
 
Nota 2: è un'esagerazione ma forse non poi così tanto
 
Nota 3:
una bella aliena senza faccia
 

 ...e un suo amico

    

 

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