Haiku d'inverno


Finora dalle mie parti c’è stata una sola nevicata (e neppure tanto intensa) e a parte la temperatura non pare proprio che sia arrivato l’inverno.
Stagione che  - a parte l’opinione degli amanti del mare estivo all’ombra di palme e con dotazione di chili e chili di creme solari – un suo fascino ce l’ha.
Sarà anche perché adoro camminare nei boschi in mezzo alla neve, con o senza ciaspole; fare foto in mezzo al bianco e al silenzio (beh, non proprio, a volte i fracassoni si trovano dove meno te li aspetti); o magari perché in posti come quelli riesco veramente a staccare la spina…
Ad ogni modo vengo al dunque: fra le forme poetiche più incomprensibili (seppure dotate di loro regole, e nemmeno tanto semplici) ma che allo stesso tempo, e per motivi che non ho voglia d’investigare, smuovono qualcosa in chi legge o ascolta, l’haiku credo occupi un posto molto particolare.


 
 

E così ho cercato qualche haiku che parlasse dell’inverno. Non che se ne trovino molti e del resto gli autori citati sono sempre i soliti: Matsuo Basho (1644 – 1694), Kobayashi Issa (1763 – 1827) e non molti altri.
Pare che anche nel mondo occidentale alcuni autori, tra i quali Kerouac e Borges, si siano cimentati in questa forma poetica ma, almeno per i miei gusti, non c’è storia se confrontati agli originali giapponesi.
Propongo qui alcune composizioni “invernali”: buona lettura a tutti!

 
C'ero soltanto.
C'ero. Intorno
cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)


Luna di Bambù
mentre accarezza il suolo
della prima neve

(Yosa Buson)


      Languore d'inverno:
  nel mondo di un solo colore
     il suono del vento .

(Matsuo Basho)


L'allodola
canta per tutto il giorno,
ed il giorno non è lungo abbastanza.

(Matsuo Basho)

                 La prima neve.                    
        Le foglie dei narcisi            
  piegano in basso.

(Matsuo Basho)

 

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