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venerdì 16 marzo 2018

"Il diario di Sabet" in cartaceo!


E’ con grande soddisfazione che vi do la notizia: “Il diario di Sabet” è disponibile in cartaceo!
L’acquisto può venire effettuato sul sito di GDS Editore o negli altri negozi virtuali (tra l'altro facilmente rintracciabili).
Sarò anche di parte – e in effetti lo sono  J  - ma mi sento di consigliarlo anche a chi non ha la fantascienza nelle sue corde:  la fantascienza, come dissi tempo fa, è un pretesto per parlare di altre cose, spesso e volentieri, e questo è uno di quei casi.
Penso che non resterete delusi e – mal che vada – non ci avrete speso troppo.
 
 
 
Ok, fine della puntata pubblicitaria; se qualcuno dovesse trovarlo un buon romanzo – non tanto per la fantascienza, quanto per i temi trattati – me lo faccia sapere!
La copertina è molto vicina a quel che avevo in mente e si rifà a un episodio che accade nel romanzo (ma verso la fine).
Qui il link al sito dell’Editore.

giovedì 8 marzo 2018

Il tuo nome sul Sole








Beh, l’ho fatto.
Qualcuno potrebbe considerarla una sciocchezza, ma l’ho fatto!
Da vecchio astrofilo ricordo di aver letto una volta che qualcuno chiese a un cacciatore di comete giapponese come mai certa gente si prendesse il disturbo di scrutare il cielo ogni notte.
La risposta è di quelle tutti - e non solo gli astrofili - dovrebbero tenere in mente:

Per scrivere il proprio nome nel cielo”. 
In qualsiasi modo uno lo voglia intendere.

E quindi l’ho fatto: ho inviato il mio nome perché sia scritto in un microchip che sarà installato sulla sonda Parker Solar Probe e non è uno scherzo:  questo è il sito della NASA relativo all’evento.  
In realtà non sappiamo se la sonda riuscirà a sopravvivere al passaggio ravvicinato col Sole e non ha molta importanza il fatto di avere o no il proprio nome scritto su un chip che probabilmente finirà bruciato a sei milioni di chilometri dalla nostra stella. Solo sei milioni di chilometri. Non ho fatto i conti, ma direi che a quella distanza il Sole dovrebbe avere dimensioni angolari intorno ai 25 gradi: stendete il braccio e aprite la mano come a misurare una spanna. Ecco, grosso modo quelli sono venti gradi, più o meno.
Quel che davvero importa è che in questo modo diciamo: “Ci sono anch’io, mi interessa, voglio sapere cosa c’è, se potessi vorrei esserci di persona. Sappiate che questo pianeta mi va stretto e – sia pure in questo modo imperfetto – è come se fossi là“.
Altro non possiamo fare, ma se non altro – in differita, e sotto forma di byte scritti su un minuscolo circuito – possiamo esserci. 

Questo è il mio atto di presenza:


 
 

mercoledì 7 marzo 2018

Il cielo non ci cade in testa (non ancora, almeno). Ma l'abbiamo perso.


“Come sempre ‘se tu hai avuto un’idea è quasi certo che qualcun altro l’ha già pensata’. Magari di questa frase vi racconterò in qualche post futuro, anche se a dire il vero non ha strettamente a che fare con la scrittura, ma con l’astronomia.”

Questa frase ve l’ho propinata all’inizio dell’articolo sulla recensione dell’ultimo “Maze runner”, dove spiegavo come il tipo di società immaginato nel film sia ben poco credibile (a dire il vero mi verrebbe da dire ‘impossibile’, ma non lo dico…oops…mi è scappato).
La frase che ha a che fare con l’astronomia me la disse un astronomo in quel di Cima Ekar nel…non ricordo bene, dovevano essere gli ultimi anni ’90, perché è dal 2002 che ho smesso di dedicarmi alle riprese astronomiche.
Già qui però cominciano i guai – per voi che leggete, intendo – perché a questo punto mi vengono in mente alcuni filoni su cui sviluppare gli argomenti:
- a che proposito mi fu detta quella frase?
- che accidenti ci facevi sull’Ekar, se non a coltivare una passione inutile?
- perché ho smesso di fare astronomia, anche se mi interessa ancora un sacco? Ma in particolare, cos’è che mi ha fatto passare la voglia? E qui riecheggia il titolo di un mio vecchio post…
- ehi matusa che non sei altro, ma non usavi le meraviglie elettroniche di adesso? Come accidenti facevi a fotografare senza la macchina digitale, lo smartfon e i selfi? Usavi per caso quelle trogloditiche macchinette a pellicola?
- e che miserrimi risultati hai raggiunto nella tua pluridecennale e inutile impresa, visto che hai cominciato a 14 anni a seguire quella immane stron…ehm…sciocchezza?
- e gli astronomi che ne pensano dei deficie…scusa, dei tipi che spiano il cielo?
Mi sembra che come lista della spesa possa bastare. 
Ah sì, c’è un’altra frase che ricordo bene, anche quella dettami da un astronomo: me la disse L. B. a proposito della caduta della cometa Shoemaker-Levy 9 su Giove. Qui posso essere più preciso sul periodo, perché i frammenti della cometa caddero sul pianeta nel luglio del 1994, e l’evento è molto ben documentato.
La frase, detta con una certa noncuranza, mi è rimasta impressa perché nella sua semplicità coglieva in pochissime parole la vera essenza del fatto. Le cito testualmente: “Se quella roba cadeva qui sulla Terra, erano cazzi.
Frase pregnante come poche, no?
Prima della disgregazione, infatti, la cometa aveva dimensioni stimate intorno ai cinque chilometri e secondo Wikipedia “…Uno dei frammenti che colpì il pianeta aveva una potenza di 60 Gigatoni (da 60 a 600 volte più potente di tutto l'arsenale nucleare combinato degli USA e URSS….
Roba che nemmeno in Armageddon e Deep impact si sognavano…
Adesso si può comprendere come mai Abraracourcix temesse che il cielo potesse cadergli sulla testa.


Ma oltre a tutte queste considerazioni ne faccio delle altre: ormai gli unici posti in cui è possibile vedere davvero il cielo sono le montagne e i deserti.
Per “montagna” non intendo i posti tipo Cortina (ci sono passato tre o quattro volte e per quel che mi riguarda è una vera schifezza…Cortina, non le montagne) intendo per esempio il rifugio Cornisello (non una luce per una quindicina di chilometri); intendo il rifugio Segantini (idem); intendo il Tosa-Pedrotti (che se non sapete dov’è ve lo andate a cercare e capirete che da quelle parti il buio è degno di questo nome).
E per quanto la maggior parte della gente pensi che ormai si possa fare astronomia solo con satelliti o con telescopi situati alle Canarie o nel deserto cileno o alle Hawaii, in realtà per chi si vuol prendere il disturbo di vivere una nottata veramente a contatto con la natura e col cielo, darò anche una lista di oggetti che è possibile vedere ad occhio nudo. Che ci crediate o meno. 

- a che proposito mi fu detta quella frase?
R.: non esistevano ancora le fotocamere digitali, le pose erano dell’ordine di qualche minuto, mentre ora si possono fare molte pose di poche decine di secondi sommandole poi con strumenti informatici tipo Photoshop o Deep Sky Stacker o Registax, che al tempo non esistevano. Tenete presente che i colpi in canna, cioè le pose effettuabili con una pellicola, erano al massimo 36. Di cui una buona metà inutilizzabili per vari motivi (un colpo di vento, l’imperfetto puntamento al polo) o addirittura tutte da buttare (il laboratorio che sbagliava lo sviluppo o, come una volta mi è capitato, non capendo dove finiva una foto e cominciava l’altra…le tagliarono tutte a metà. Col risultato che nel telaietto della diapositiva mi son trovato metà di una foto e metà dell’altra…). 
Per ottenere delle foto decenti con tempi di posa contenuti facevo uso di un teleobiettivo Tokina con relazione d’apertura 3,5.

Cosa sia la relazione d’apertura ormai non lo sa nessuno, visto che il novantanove per cento di chi legge quest’articolo non conosce un accidente di niente di fotografia. Avete usato sempre e solo le digitali, dite la verità! E magari sempre in funzione punta e scatta perché davvero non ci capite niente.
Non scherzo: ho dovuto insegnare a una coppia di morosetti (notte di capodanno dal 2015 al 2016) come si faceva a usare la loro ultracostosissima Canon, visto che i teneri pulzelli non sapevano neppure che con la digitale bisogna sempre fare quell’operazione basilare che si chiama “bilanciamento del bianco” (e poi si chiedono perché, con la loro costosissima fotocamera da millemila euro le foto hanno tutte una dominante verde o cose del genere e pensano che sia la macchinetta che ha qualcosa che non va. Poverini, il problema sono loro, non la macchinetta).
La relazione d’apertura indica il rapporto fra la focale dell’obiettivo e il diametro della lente. Più questo numero è piccolo e più l’obiettivo raccoglie luce (in gergo di dice che è “luminoso”), il che consente di fare pose brevi, raggiungendo magnitudini stellari più elevate (però non vi faccio una lezione sulle magnitudini: assumo che un lettore di buona volontà possa sprecare due minuti in internet per farsi una cultura, invece di andarsi a vedere i “mi piace” in feisbuc).
Vi basti sapere che, a parità di tempo di esposizione, un obiettivo con f 3,5 consente pose più brevi di un f 4 o un f 8 per raggiungere gli stessi risultati e – a parità di tempo di esposizione – consentirà di vedere stelle più deboli. Di sfuggita, vi consente di ottenere foto migliori anche al buio o in situazioni con poca luminosità, tipo concerti o simili. In realtà la cosa è un pochino più complicata, perché ci sono altri fattori da considerare, ma come idea generale va bene così.

Ora, l’inseguitore che usavo (un Vixen, che ancora possiedo), mi consentiva di ragionevolmente di fare pose fino a un quarto d’ora.
In prima battuta, con cielo buono, il tempo di saturazione per la pellicola (assumo l’uso normale di una 1600 ASA, anche se la formula è valida teoricamente per le 400 ASA) vale effe al quadrato, cioè la relazione d’apertura al quadrato. Quindi essendo quella del mio obiettivo 3,5; elevandolo al quadrato si ottiene una posa limite prossima al quarto d’ora. Perfetto.
A dire il vero in condizioni di cielo eccezionali la formula può valere fino a 3 volte effe al quadrato, solo che per motivi tecnici (in pratica la precisione di puntamento al polo celeste e le luci delle città o dei paesi circostanti) non ho mai sforato il quarto d’ora.  
Senza perdere altro tempo: la magnitudine limite raggiungibile con un tele 200/3,5 con pellicola da 1600 ASA e tempo di saturazione secondo la formula, sfiora la 14, nelle condizioni su descritte, vale a dire stelle (2,512 elevato alla 8) volte più deboli di quelle visibili a occhio nudo in condizioni favorevoli (tanto per fare un paragone, Plutone è di magnitudine 14 circa).
Quindi – e ora veniamo al nocciolo della questione – mi proponevo di cercare novae e supernovae con foto a largo campo, da cui la frase che mi rivolse l’astronomo.
L’intento non era così assurdo: a parte la supernova del 1987 – visibilissima a occhio nudo, essendo di magnitudine 3 – ci sono state diverse supernovae con magnitudine a portata di un teleobiettivo.

- che accidenti ci facevi sull’Ekar, se non a coltivare una passione inutile?
R.: sarò laconico, ma se qualcuno non lo capisce allora è inutile che lo spieghi.
Se non siete mai stati in mezzo alla neve sul cocuzzolo di una montagna a osservare il cielo con dodici sotto zero, se questo non vi ha riempito il cuore, se nonostante questo non avete provato nulla…beh…non insisto.
Per inciso…se gli astronomi non avessero cercato il modo di ottenere foto migliori, a quest’ora tu non avresti il tuo giocattolino digitale, visto che i pionieri in questo campo sono stati proprio astronomi e astrofili.

- perché ho smesso di fare astronomia, anche se mi interessa ancora un sacco? Ma in particolare, cos’è che mi ha fatto passare la voglia? E qui riecheggia il titolo di un mio vecchio post…
R.: fare l’astrofilo non era uno scherzo al tempo come non lo è neppure ora. Occorre tener conto di un sacco di fattori.
Fra cui il tempo e la spesa. Prendere la macchina e spendere 4 ore fra andata e ritorno (col rischio di finire fuori strada per il sonno durante il ritorno, cosa che mi è capitata), procurarsi un’attrezzatura minima, passare il tempo all’esterno (d’estate con le zanzare o le mucche che rischiano di buttare giù tutto quando se ne vanno in giro di notte; d’inverno con temperature ben sotto lo zero), rischiare che il laboratorio sbagli il suo lavoro, passare serate su serate a vedere stella per stella se c’è una variabile (e se la trovi accertarsi che non sia già conosciuta, che non sia un asteroide di passaggio, che non sia un difetto della pellicola, che non sia un granello di polvere che guarda caso è proprio rotondo)…son cose che costano soldi e tantissimo tempo. L’astronomia amatoriale, se si vuole farla bene, non è uno scherzo.
Ma il colpo di grazia me lo diede uno sconosciuto.

Era estate e facevo con la mia solita passione il mio lavoro di buon astrofilo, quando arrivò (a fari accesi, maledetto lui!) un fuoristrada grande da qui a là. Da cui scese un tipo che prese a scaricare un telescopio da 12 pollici (un 30cm per intenderci) con montatura equatoriale, nuovo di zecca! Al tempo quella roba costava MILIONATE! Non sapeva come montarlo, non sapeva come fare il puntamento al polo, e non sapeva nemmeno riconoscere l’Orsa Maggiore, se è per questo.
Mi raccontò che avendo visto la cometa Hale-Bopp (quella di cui vi ho mostrato un paio di foto qualche articolo fa) gli era venuta la voglia di comprare un telescopio. Gli era venuta voglia. Di comprare. Un telescopio.
Proprio così. E io quelle foto le ho fatte con un tele 200/3,5.
Mi ringraziò di cuore per avergli mostrato come si montava (io che non avevo il telescopio), come si faceva il puntamento al polo con quello (io che non avevo un telescopio), come si usavano i cerchi graduati per trovare le coordinate (io che non avevo il telescopio), per avergli dato delle stampe con le carte della Via Lattea, per avergli mostrato M27 e M71 col suo strumento (che se era per lui era da buttare perché non aveva la minima idea di come funzionava). Notate che M27 è una nebulosa planetaria e M71 un ammasso globulare, cioè due cose del tutto differenti: non sapeva nemmeno cosa stesse guardando.
Non l’ho biasimato per questo, anzi. Lo invidiavo. E mi fece capire che ormai il tempo della passione e dell’impegno era finito.
Era arrivato di prepotenza il tempo della tecnologia e delle spese folli. Il tempo dell’artigianato era arrivato al capolinea.
Credo – dopo quell’incontro – di aver fatto solo un altro paio d’uscite.
Il resto – come si usa dire – è storia.     

- ehi matusa che non sei altro, ma non usavi le meraviglie elettroniche di adesso? Come accidenti facevi a fotografare senza la macchina digitale, lo smartfon e i selfi (nota mia: ma perché non dici “autoscatto” porca vacca)? Usavi per caso quelle trogloditiche macchinette a pellicola?
R.: sì, perché? Il fatto che tu sia nato in un periodo in cui tutto è enormemente più facile non ti autorizza a criticare o deridere chi con passione e impegno e con mezzi assolutamente inferiori agli attuali ha portato avanti - sia pure nel suo piccolo – un progetto durato decenni.
Voglio chiarire che nella risposta non c’è traccia di arrabbiature.
 
- e che miserrimi risultati hai raggiunto nella tua pluridecennale e inutile impresa, visto che hai cominciato a 14 anni a seguire quella immane stron…ehm…sciocchezza?
R.: solo un assaggio qui di seguito. Tenete conto che nel corso del tempo le supersensibili hanno la pessima abitudine di virare al rossastro (tipicamente la Kodak) o al verde-blu (tipicamente le Fuji); mentre le Agfa dopo un po’ d’anni buttano al verde. Le bianco e nero tendono a diventare illeggibili anch’esse.
E ho dovuto gettar via fior di pellicole perché erano diventate inutilizzabili. E ora vai con la carrellata:


Qui sopra il gruppo di galassie M81 nell’Orsa Maggiore, ripreso col solito tele da 200/3,5. Le galassie comprese fra i due trattini sono – partendo dall’alto al basso – M82, M81, NGC3077, NGC2976. E non sono le uniche che ho fotografato con un semplice tele!


Sempre col solito tele ecco qui sopra le Pleiadi (M45) nel Toro, con le loro nebulose azzurre. Normalmente a occhio nudo si possono vedere sei o sette stelle dell’ammasso; in condizioni eccezionali addirittura 14!


Il cielo d’inverno: qui sopra possiamo vedere, un po’ più in basso del centro foto, l’ammasso M50 – siamo nell’Unicorno – mentre la nebulosa a destra è la IC2177 – conosciuta anche come “Seagull Nebula” , e la piccola Van den Bergh 92 (quella più rotonda appena sopra)


Rimaniamo nel cielo invernale: ecco a voi qui sopra la Cintura di Orione con – dall’alto al basso e da sinistra a destra - la Nebulosa Fiamma (NGC2024), l’allungatissima IC434, sulla quale si staglia la piccola ma famosa Nebulosa Testa di Cavallo (Barnard 33).
La nebulosa azzurra è la NGC1977, mentre più in basso possiamo vedere la nebulosa per eccellenza: la Nebulosa di Orione (M42) che – per la lunghezza della posa – appare un tutt’uno con la più piccola M43.


Il cielo estivo: siamo nel Sagittario con la brillantissima nebulosa M8 (conosciuta come Nebulosa Laguna e facilmente visibile a occhio nudo) e più sopra la più piccola M20 (Nebulosa Trifida). L’ammasso in alto a destra è M23.
p.s.: le macchie che vedete in basso sono alberi. Giusto per dire che cielo si vedeva anche vicino all’orizzonte!


Sempre rimanendo nel cielo estivo, qui sopra vediamo  - dal basso all’alto – la nebulosa M17 (la Swan Nebula); più sopra la M16 (la Eagle Nebula). Il bagliore rossastro più in alto è l’enorme Sharpless 2-64. Giusto per comprenderne le dimensioni – e per capire cosa vedremmo se ne fossimo in grado – la M17 è circa DUE VOLTE più grande della Luna piena. Figuratevi il resto.

 

Concludo con un paio di colpi di fortuna: la foto qui sopra è stata scattata in autunno, in Cassiopea. Le due ENORMI nebulose (diciamo da venti a oltre dieci volte le dimensioni della Luna piena) sono le IC1805 (Heart Nebula) e IC1848 (Soul Nebula). L’enorme ammasso a destra del centro è Stock 2, mentre più sotto vediamo il doppio Ammasso di Perseo (NGC 884 e 869). Quest’ultimo ben visibile a occhio nudo, in Perseo, ovviamente.
Ma quel che si intravvede all’interno del cerchietto, quella stellina fumosa – è nientepopodimeno che Maffei 1 : proprio lei; quella galassia che se non ci fosse la polvere nella Via Lattea sarebbe una delle più splendenti del cielo e sarebbe visibile a occhio nudo.
In realtà la galassia è “incorniciata” da alcune stelline ed è probabile che la maggior parte di quel che si vede sia dovuto a quelle, ma fa lo stesso un certo effetto.


Secondo colpo di fortuna: le due galassiette appena visibili comprese fra i trattini sono NGC 147 e NGC 185, in Cassiopea. Si tratta di due galassie nane, satelliti della Galassia di Andromeda. Forte, eh? Adesso capite perché pensavo di cercare supernovae col teleobiettivo.


Ah, e giusto per ricordarci cosa ci perdiamo, la nebulosa qui sopra è quella di Lambda Orionis. Misura circa VENTICINQUE volte  il diametro della Luna piena.  L’ammasso al centro è Collinder 65. Anche questo – naturalmente – visibile a occhio nudo.
La striscia rossa che attraversa la foto è il solito disgraziato aereo che passa sempre al momento sbagliato.

 - e gli astronomi che ne pensano dei deficie…scusa, dei tipi che spiano il cielo come facevi tu?
R.: gli astrofili più evoluti (ma adesso lo sono tutti!) danno un contributo davvero importante alla ricerca e molti di loro collaborano attivamente con i professionisti, vale a dire quelli che l’astronomia la coltivano per lavoro.
Non è sempre valido per tutti: ricordo un astronomo che – al limite fra la battuta e il disprezzo – gli astrofili li chiamava “astrofagi”. Ma credo avesse i suoi buoni motivi.
In compenso chiunque può mangiare i biscotti degli astronomi, come disse un astronomo: ovviamente il Pan di Stelle (nessuna pubblicità gratuita, solo un simpatico ricordo!).
E per mantenere la promessa, che oggetti sono visibili a occhio nudo (limitandoci a quel che si può vedere dalle nostre latitudini)?
 
Ammassi aperti:
Ammasso della Chioma di Berenice (si possono distinguere le singole stelle);
doppio ammasso di Perseo;
ammasso di Alfa Persei (si possono distinguere le singole stelle);
le Pleiadi (si possono distinguere le singole stelle);
le Iadi (si possono distinguere le singole stelle);
l’ammasso della Cintura di Orione e quello di Lambda Orionis (si possono distinguere le singole stelle);
Collinder 399 (si possono distinguere le singole stelle);
e poi M6; M7; M23; M24; M11; M41; M46 e siccome sto andando a memoria mi fermo qui, ma ce ne sono molti altri.  
Ah, e il sopra citato Collinder 65, oltre alle principali stelle dell’Orsa Maggiore (tranne la prima e l’ultima di quelle che formano la figura del Grande Carro, le altre fanno parte di un ammasso, anche se non si direbbe). 
Ammassi globulari:
mi limito a M5; M13 e M22, ma sono molto difficili. Personalmente non li ho mai visti a occhio nudo, ma col binocolo (basta un 10x50) o in fotografia sono facilissimi.
Galassie:
M31; M33. Alcuni osservatori esperti, in condizioni di cielo eccezionali sono riusciti a vedere M81 e NGC5128 (che però si trova nell’emisfero sud e da qui non è visibile), il che significa che con la ennegici cinquantuno ventotto lo sguardo si è spinto fino a dodici milioni di anni luce! Io con la M33 (la Galassia del Triangolo) mi sono fermato vedere cosa c’è a tre milioni di anni luce scarsi.
Nebulose:
M8 (questa è facilissima); M17; M42 (facile facile). Con un buon cielo si possono indovinare NGC7000 nel Cigno (la Nebulosa Nordamerica) e la IC1396 in Cefeo, anche se non posso dire di averle viste, ma un po’ indovinate.
 

Come nota finale, doverosa anche se non proprio gradevole, devo aggiungere che tutte le foto qui presentate sono state scattate da me e ne possiedo quindi il copyright. Non le potete utilizzare, anche se in Rete potete trovare di meglio!
Ho concluso la stesura di questo articolo mentre ascoltavo “Serenity” di Lisa Gerrard. Ascoltatelo, se ne avete voglia, lo trovo di una bellezza straordinaria. E rende l’idea.