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sabato 7 aprile 2018

Recensione film: "Ready player one"


Non è che abbia visto il film due minuti fa, in verità sono andato a vederlo il giorno stesso dell’uscita, solo che finora non avevo trovato il tempo di buttar giù due righe.
Da buon fantascientofilo  posso consigliarvi il film per questi motivi:
- effetti speciali allo stato dell’arte, con immagini che è possibile apprezzare in pieno solo in uno schermo cinematografico o in un televisore da duecentocinquanta pollici;
- quasi nessun momento di stanca, nemmeno nei momenti più sdolcinati (pochi, eh!) che però servono solo per tirare il fiato fra una corsa e l’altra;
- azione, azione e ancora azione
- il necessario lieto fine dopo una corsa di due ore che ti lascia il fiatone anche se sei rimasto seduto a guardare.
 
 
I motivi per cui non dovete andare a vederlo:
- non ce ne sono, a meno che non abbiate fatto come il sottoscritto, e cioè

avete letto il libro

Ecco, se rientrate nella categoria non è che non possiate andare a vederlo: è un film godibilissimo e che vi soddisferà di sicuro, però…è ben poco fedele allo scritto. Ci sono un sacco di situazioni – e perfino fra quelle più importanti – in cui sembra che lo sceneggiatore abbia buttato alle ortiche il manoscritto.
Tanto per cominciare la corsa delle auto nel mondo virtuale nel libro non c’è; il capo della IOI è tutto fuorché un esemplare di testicolo umano (insomma, non è un coglione come te lo mostrano nel film, anzi); nel film nessuno tira le cuoia, mentre in realtà è l’esatto contrario.
Beh, non è vero nemmeno questo: in realtà l’esplosione nella baraccopoli l’hanno inserita, ma tutto il resto no.
E nel romanzo è Parzival che si infiltra nella IOI, e non Art3mis (e in un modo completamente diverso).
E non è che la password di Nolan Sorrento sia così facile da scoprire.
E così via.
Sto facendo spoiler? Sì? Beh, insomma, per una volta me ne frego.
E per un buon motivo: le differenze col libro sono tante e tali da far venire il voltastomaco: in pratica è come leggere un libro completamente diverso, il cui contenuto è stato fatto in modo da attirare torme di ragazzini (ancorché detti “nativi digitali”), o i “millennials” o anche i cerebrolesi cresciuti in un mondo costruito ad arte per loro da chi ha capito come sfruttarli a suon di giochi e telefonini o i nerd di turno con una spiccata propensione alla spielbergherizzazione.
Che significa questo termine?

Che il film è stato fatto su misura per cose come
- lieto fine obbligatorio (c’è anche nel libro, ma viene conquistato a carissimo prezzo)
- i buoni stanno da una parte e i cattivi dall’altra (menzogna)
- la società è tendenzialmente buona, ma sono i cattivoni che inseguono il vile denaro a rovinare tutto (il che è vero, ma nel film si tralascia tutto il resto e ad ogni modo non è sempre vero che chi si dà da fare per una causa agisca giustamente, nemmeno dal punto di vista morale…qualunque sia la sua morale)
- la giustizia trionfa sempre (vallo a dire a Cappuccetto Rosso)
Insomma il solito film di Spielberg, di altissimissimo livello come sempre, ma intriso come al solito di pietismo, perbenismo, visione politically correct e la solita strizzatina d'occhio alle istituzioni. La sua visione di un mondo ideale che vuol far passare per reale.
Con disappunto devo far notare che l’autore, Ernest Cline, ha contribuito alla sceneggiatura, il che urta parecchio per il modo in cui si presenta il prodotto finale. Non che io abbia il coraggio di tirarmi indietro se Spielberg (incredibile! questo cognome non italiano è stato preso per buono dal correttore ortografico!) volesse fare un film su uno dei miei libri, sarei matto a rifiutare, ma qui lo ha completamente rifatto.      
Leggere il libro è una goduria assoluta, in particolare per i continui riferimenti alla musica e ai personaggi degli anni ’70 e ’80. Anche nel film c’è qualcosina, ma posso assicurarvi che quasi nessuno fra gli spettatori ha capito che c’erano (troppo giovani, e infatti nessuno ha capito i riferimenti ai Duran Duran o ai Rush, tanto per dirne un paio), così come nessuno c’ha capito una mazza sul motivo per cui vengono mostrati videogiochi che ora si trovano solo nei musei (potete giocarvi quel che volete che nessuno fra i miserrimi e ultracolti e strafighi quindicenni che vedono il film capisce l’un per cento di certe scene e di certi dialoghi).
Scommetto che l’apparizione della bambola assassina  - nella battaglia finale – il pubblico l’ha vista come una bella trovata, senza immaginare che si tratta si roba vecchia di trent’anni. Roba da far accapponare la pelle. La bambola assassina, intendo.
Aggiungo che la citazione da "Dark Crystal" mi è piaciuta un sacco: è un film adorabile!
Con riferimento ai Rush, per fortuna, verso la fine del film si vede un omaggio alla copertina di “2112” (che è del lontano ’76: cercate bene l’immagine con la stella e l’uomo che cerca di respingerla, si trova nella stanza di James Halliday adulto/bambino verso la fine del film); e mi pare che anche Lena Waithe indossi una maglietta con il logo dei Rush.
Almeno quello!
 
 
Non posso dire che i personaggi del film abbiano uno spessore superiore a quello di un foglio di carta, nemmeno il protagonista. L’unica che mi sembra un po’ superiore alla media (peraltro piuttosto bassa) è Olivia Cooke, nella parte di Art3mis. Non riescono a coinvolgere. Almeno non me. E certe soluzioni narrative lasciano molto a desiderare.
Quel che conta nel film (e vorrei vedere!) sono gli effetti e la realtà virtuale: gli umani alla fine ti chiedi che ci stanno a fare. La realtà nel film è quella virtuale.
Inquietante è il fatto che praticamente TUTTI hanno (avranno? avremo?) degli occhiali per realtà virtuale. Il modo perfetto per ottenere il potere perfetto.
O sono solo io che l’ho pensato?
Ad ogni modo: se avete visto il film non leggete il libro, conservate almeno quel bel ricordo; se avete letto il libro preparatevi a una grossa delusione sotto l’aspetto della fedeltà allo scritto, ma a una esperienza visiva straordinaria.
Sto andando a memoria e sapete che alla mia veneranda età può far cilecca, ma mi pare che fra i titoli di coda l’autore di “Ready player one” figuri anche come produttore.
Spero di sbagliarmi: se fosse vero mi scoccerebbe ancora di più.  

2 commenti:

  1. E' un film che vedrei solo sotto tortura, probabilmente :D
    Ma io sono strana, per sedermi a vedere qualcosa devo avere proprio un ottimo motivo.
    Buona giornata.

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    Risposte
    1. Ciao Dama Bianca, e benvenuta:
      Più che di stranezza parlerei di cose che sono o non sono nelle tue corde; per esempio ho provato a guardare "L'uomo che sussurrava ai cavalli", ma non sono riuscito a resistere per più di venti minuti. Magari è il genere di film che piace a te!
      :-D grazie per aver alzato la media dei commenti! :-D

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