Informativa sulla privacy e contatti

Questo sito utilizza i cookie per migliorare i servizi e l'esperienza dei lettori, secondo la normativa europea sulla privacy.
Se decidi di continuare la navigazione, consideriamo che accetti il loro uso.
Ulteriori dettagli sono reperibili alla pagina "Presentazione e avvisi".


Per eventuali contatti potete fare riferimento all'indirizzo email presente nella pagina "Presentazioni e avvisi"




giovedì 13 settembre 2018

Nuove leve nella fantascienza – tre minirecensioni di romanzi migliori di un numero primo


Negli ultimi tempi ho cercato nuovi autori in grado di scrivere buona fantascienza, sia per quel che riguarda l’originalità delle idee, sia per momenti di svago (che di solito intendo come “azione, azione e ancora azione”, e se in stile “Mission impossible” meglio ancora) e non solo impegno più o meno sociale o romanzi di formazione sotto forma di fantascienza.
Su quest’ultimo filone si innesta anche “Rito di passaggio”, già recensito qui . Sono giunto però a concludere che i romanzi di formazione non fanno al caso mio, anche se più sotto dirò l’esatto contrario. Non entro nel dettaglio di romanzi del tipo “La solitudine dei numeri primi”, che anche se indicato da molti come ottimo romanzo di formazione si è tuttavia conquistato il tutt’altro che invidiabile PPIRMEDS (Premio Per Il Romanzo Maggiormente Esecrato Dal Sottoscritto).
p.s.: esecrare = avere in orrore, aborrire, detestare.
Detto tutto. (Nota 1)
  

Ritorno rapidamente sui binari: in libreria ho acquistato tre libri editi da Fanucci, scritti da autori che questo editore ha pubblicato abbastanza di recente, di cui almeno uno (Scalzi) è riuscito a farsi un buon nome. 
Fanucci ha attualmente un discreto catalogo (a parte l’inspiegabile e oscena ostinazione a ristampare l’opera omnia di P. Dick) e buoni prezzi. Inoltre, non disdegna le nuove leve della fantascienza, con risultati più che dignitosi.
Per tutti i romanzi non darò indicazioni sulla trama: non sia (mai?) che rovini le aspettative del lettore!
I tre romanzi di cui dicevo sopra sono i seguenti:



Il collasso dell’impero” di John Scalzi
Il lungo viaggio” di Becky Chambers
I figli del tempo” di Adrian Tchaichowsky



Si tratta di scritti molto diversi fra loro, nello stile e nei temi affrontati e – almeno per un paio di essi – ne sono rimasto piacevolmente sorpreso, in particolare perché ho avuto l’ennesima conferma che non solo conta l’idea di base, ma come la si sviluppa e si racconta.


Quello di John Scalzi è il primo suo romanzo che leggo. Ha dalla sua uno stile vivace (a volte anche troppo) e una buona dose di ironia. La traduzione è ottima e massima, a opera di Annarita Guarnieri.
Una presentazione del libro si trova qui .
Ora, ribadisco la validità dello stile fresco e vivace dell’autore, ma ci sono diversi aspetti che faccio fatica a digerire.
Anzitutto, in pratica nessuna spiegazione per l’esistenza del Flusso (vedi link qui sopra), né del modo in cui viene sfruttato. Sembra di capire addirittura che si tratti di una caratteristica propria dello spazio in cui si viene a creare l’impero, visto che - anche se fosse necessario accettare il fatto che il Flusso esiste senza una spiegazione, con buona pace di tutti – non si capisce come potrebbe essere assente altrove. Se il Flusso fosse una caratteristica propria dello spazio o della Galassia mi aspetterei che potenzialmente siano possibili viaggi ovunque - o almeno nei punti in cui il Flusso conduce – nella Galassia o perfino oltre. Questo non accade e pare di capire che l’impero abbia potuto formarsi perché soltanto da queste parti si trova il Flusso. Perché le vie di comunicazione siano così limitate nello spazio rimane un mistero: pare di capire che esista una sola struttura nota di quel tipo che si sposta nello spazio.
I personaggi sono abbastanza ben costruiti, con i “cattivi” che sono molto ben delineati, mentre i “buoni” tutto sommato sono abbastanza piatti e prevedibili. Di solito accade il contrario…al punto che alla fine facevo il tifo per i cattivi.
Azione non ce n’è poi molta e quella che c’è è ridotta al minimo come parole e descrizioni, abbondano invece intrighi e ragionamenti che - sebbene coerenti e necessari per la trama – finiscono spesso con l’appesantire la narrazione. I buoni non sono mai realmente in pericolo.
In particolare, c’è un fiorire di espressioni del tipo “fottiti”, con le sue varie diramazioni e “cazzo” con le sue varianti. Usati per caratterizzare il modo di esprimersi di uno dei personaggi, divengono un cliché a volte fastidioso che l’autore avrebbe potuto limitare: i più bei romanzi di fantascienza, scritti da autori come Benford, Banks, Asimov, Heinlein e tutti gli altri che hanno fatto della fantascienza una vera e propria letteratura, non hanno avuto quasi mai bisogno di sotterfugi come questo per far presa sul lettore. E non è che qualche decina d’anni fa questi termini non esistessero, ma li vedo adeguati in certe situazioni che possono richiedere espressioni colorite e non come una costante nel racconto.
Potrebbe essere proprio dello stile di Scalzi scrivere in questo modo, ma per poterlo dire dovrei leggere qualcos’altro della sua produzione.
  

Il lungo viaggio” di Becky Chambers è invece il primo romanzo di una serie che - se il buongiorno si vede dal mattino – penso sia destinata ad avere un buon successo.
La presentazione si può trovare qui .
Da parte mia direi che assomiglia più a un romanzo di formazione che altro, ma lo assolvo a pieni voti (quindi contraddicendomi, come dovevate aspettarvi) per la cura e l’impegno che l’autrice ha portato nelle descrizioni e nella caratterizzazione dei personaggi, tali da far credere che esistano davvero, da qualche parte (penso che questo romanzo potrebbe far cambiare idea sulla fantascienza a più di qualcuno, in positivo).
Anche qui si pecca un po’ nelle scene d’azione, ma in questo caso non lo considero un difetto, essendo il romanzo centrato sulle relazioni fra creature diverse e la loro coabitazione.
Il solo appunto che mi sento di muovere è che in certi passaggi pare di leggere un polpettone sul volemmose bbene, con un non tanto velato messaggio sull’importanza della tolleranza e della comprensione reciproca, cosa che avrei delegato più ai dialoghi e alle scene piuttosto che a ragionamenti scritti su due pagine.
Interessante e originale l’idea dell’astronave perforatrice, che letteralmente “scava” cunicoli spaziotemporali per mettere in comunicazione i vari mondi.
Tutto sommato il romanzo scorre più che bene, con molti momenti piacevoli e senza stancare (ad ogni modo non più di tanto), dando al lettore momenti di buon divertimento e anche spunti di riflessione.
Promosso a pieni voti, anche per l’originalità nel presentare i personaggi pur essendo ambientato per la maggior parte nello spazio angusto di un’astronave.


Notevole è invece l’idea di terraformazione data da Adrian Tchaichowsky nel suo romanzo, che sembra partire in modo classico e prevedibile - qui la presentazione – ma dopo pochissime righe ne sconvolge del tutto il paradigma, portando avanti il racconto in modo sorprendente e fuori dagli schemi.
La vicenda si svolge su due piani diversi ma strettamente collegati, nell’arco di più generazioni, con protagonisti assoluti organismi fra i più detestati fra quelli presenti sulla Terra (e non vi dico quali).
Qui gli umani ci fanno proprio una figura da carciofi lessi, mentre gli aracnidi (ecco, ve l’ho detto) vengono descritti nelle loro relazioni e nella loro cultura in modo superbo e convincente. Il vero punto di forza della narrazione.
Sia per questo romanzo, sia per “Il lungo viaggio” della Chambers ho avuto l’impressione di un romanzo scritto prendendosi tutto il tempo che serviva, non di fretta e non di getto, in cui ogni parola è al posto giusto nonostante la prolissità di alcuni passaggi (ma in verità non molti).
Il libro è stato già opzionato per un film, che potrebbe uscire già quest’anno.


Diciamo che dei tre quello che ho trovato più deludente – anche se molto ben scritto e godibile - è proprio il romanzo del pluriosannato John Scalzi, ma mi riservo di dargli una seconda possibilità, magari in futuro, mentre penso che Chambers e Tchaichowsky saranno senz’altro oggetto di mie future incursioni nei loro mondi letterari.
Un fatto che mi ha colpito degli autori è che tutti e tre sono riusciti a pubblicare con TOR Books, che credo sia il massimo cui un autore di fantascienza possa al momento aspirare.
Cosa sarà mai TOR Books?
Diciamo che la collana Urania di Mondadori sta a TOR Books come uno yacht di lusso da trenta metri sta a un transatlantico Costa Crociere. Tutto chiaro, no?
Per cui ho provato anch’io a contattare TOR chiedendo se va loro di ricevere un testo in lingua diversa dall’inglese.
Hanno risposto così, in tempi record (in una sola settimana):

Dear Gabriele,

We are closed to unsolicited submission for the near future, but for when we open again, we only accept English-language translations (for which the rights are available.)


Questa la chiamo serietà e professionalità.


Nota 1: ecco alcuni dei motivi per cui penso che questo romanzo sia stato osannato oltre i suoi meriti:


1) non esiste che un istruttore di sci porti gli studenti in pista con visibilità zero, se lo fa, è perché è funzionale alla storia o perché l’istruttore è cretino (potrebbe essere ma ne dubito);

2) non esiste che l’allieva si allontani per fare i suoi bisogni senza avvisare e senza che l’istruttore ne sia ignaro, se lo fa, è perché è funzionale alla storia o perché Alice è cretina (lo è di sicuro e non ne dubito);

3) l’unico – ma davvero l’unico – personaggio che fa del suo meglio e che si assume le proprie responsabilità (anche se con un carattere ben poco affabile) è proprio il padre di Alice, che viene invece mostrato come il personaggio più negativo del romanzo e causa di ogni male;

4) Fabio è un vero deficiente – un paramecio lo batterebbe anche a briscola - a non accorgersi del disturbo alimentare di Alice: se la sposa e non se ne accorge? Voglio dire, te la sposi e non ti accorgi che quella tutti i santi giorni va a vomitare ciò che ha mangiato, mattina, mezzogiorno e sera, festivi compresi?

E poi, da quando si fa sesso con la moglie usando sempre il preservativo? Neanche fosse un’impestata! Tant’è che si dice a chiare lettere che non lo usa per la prima volta solo quando vuole metterla incinta. Naturalmente lei non prova nulla. E Fabio è uno che - poverina lei – non la capisce. No, Fabio è solo uno in buona fede (fin troppa, da sconfinare nella stupidità) che sta con la sfigata di turno. E sarebbe il meno, se non fosse che la sfigata è purtroppo fiera e orgogliosa di esserlo. Anzi no: anche Fabio fa parte della schiera dei diversamente intelligenti.

5) la situazione in cui la sorella di Mattia scompare ha dell’inverosimile: sarà anche mostrato come personaggio di grande intelligenza, ma Mattia è più scemo di sua sorella, che ci rimette solo perché lui vuole andare alla festa di compleanno…ma portarla a casa prima no, vero?  Era assolutamente ovvio che qualche ora dopo l’avrebbe ritrovata dove l’aveva lasciata, lo sanno tutti, giusto?

Alto intelletto, già!

6) i personaggi diventano adulti per l’anagrafe, ma mentalmente Mattia e Alice rimangono bamboccioni che passano il tempo a commiserarsi e a scaricare le loro miserie sugli altri, che infine non è colpa loro per quel che è successo, giusto? Ma diventare grandi significa piantarla di dire “è colpa degli altri se sono così”, senza darsi una mossa. Altro che romanzo di formazione: questo è un romanzo sull’autocelebrazione della propria inerzia…

Fermo restando che la gamba storpia è davvero colpa di Alice e che la scomparsa della sorella è davvero colpa di Mattia. Più che di colpa parlerei di dolo grave.

Capirei l’autocommiserazione, più che giustificata se si trattasse della tegola che ti è caduta in testa, ma qui si tratta di averla cercata e aver fatto di tutto per farsela cadere in testa, quella tegola!

Forse invece di commiserarsi facevano prima a buttarsi in canale. Ma con una pietra bella grossa.

Di formazione non ne ho vista: insulsi erano da piccoli e insulsi sono rimasti da grandi;

7) Viola da tipetta intelligente e sveglia diventa rintronata cronica: a scuola mostra notevole intelligenza unita a scaltrezza e anche una buona dosa di perfidia, poi – anni dopo - fa la parte della fessa totale al matrimonio, quand’è più che evidente che Alice fa di tutto per rovinarle il servizio fotografico. Lo è doppiamente, per il fatto di aver affidato l’incarico proprio a colei che aveva trattato come una pezza da piedi in precedenza.

Ma anche questo era funzionale alla trama, e del resto l’autore doveva dare al lettore l’idea di una specie di giusto contrappasso. Che poi, non si capisce come Alice possa avere quest’unico spunto di cattiveria e reazione ai torti subiti per poi ricadere nello stato precedente. Questo l’avevo interpretato all’inizio come un cambiamento nella protagonista e l’avevo visto con favore, ma poi mi sono reso conto che si trattava solo di un contentino per il lettore.   

Peccato: Viola era uno dei personaggi più interessanti e resi al meglio. Meglio di Alice di sicuro.

8) nessuna emozione. La storia mi è sembrata poco diversa da un elettroencefalogramma piatto;

9) salti temporali fra i capitoli che lasciano a volte interdetti (avesse l’autore il buon gusto di dividere il romanzo in parti, almeno una sua logica l’avrebbe avuta);

10) ma questa è la peggiore: ho avuto l’idea di capitoli scritti da almeno due persone; ho trovato cioè paragrafi che mi hanno dato l’impressione di essere diversi nello stile e nella scelta delle parole, come se fossero state mani diverse a scrivere. Se è opera di interventi dell’editor allora si tratta di uno che non ha capito che si deve rispettare lo stile dell’autore.



Giudizio finale: romanzo scritto apposta per partecipare al premio Strega, con dei giudici che avevano come minimo bevuto qualche cicchetto di troppo al mattino presto e a stomaco vuoto.

 

Ops, vi pare che abbia fatto un’altra recensione? E dire che avevo promesso che non sarei entrato nel dettaglio…

P.S.: questo è il post numero 100!

giovedì 6 settembre 2018

Genitori


Radames, primo maggio 1913 – primo maggio 1986

Lina, 17 novembre 1923 – 5 settembre 2018
 
adesso potete volare insieme per sempre
vi voglio bene

mercoledì 29 agosto 2018

Alieni nella Nevesboden


E’ definitivo: possiedo le prove dell’esistenza di creature aliene che vogliono comunicare con noi ma per qualche motivo non ci riescono.
Nella storia dell’umanità molte volte le creature venute dallo spazio hanno cercato di mostrarsi agli umani, hanno cercato di dire “ci siamo anche noi, possiamo farci una pizza insieme!”, addirittura hanno rapito fior di disgraziati che passavano di là per caso (ma mai qualche membro del CICAP o Margherita Hack o il sottoscritto che casualmente guardava il cielo).
Ora, posso affermare che i loro tentativi sono andati a buon fine e che le linee nel deserto di Nazca (che trovo affascinanti e bellissime) e i cerchi nel grano non sono che patetici tentativi di reciproca comunicazione andati a vuoto.
Per inciso, a tutti coloro che ancora credono che fosse impossibile per gli umani creare capolavori (non è una battuta!) come i disegni di Nazca dico soltanto questo:

datemi un disegno in scala di quel che volete realizzare in modo simile, una gran quantità di paletti di legno e quantità industriali di corda e quei disegni ve li faccio anche da solo.

Naturalmente se un paio di amici mi danno una mano si fa prima.
Dai, non è difficile.  E’ una cosa un po’ lunga, ma non difficile.

eddai, non ditemi che non è bellissima!

Non mi soffermo più di tanto sui cerchi nel grano perché sarebbe un vero insulto per qualsiasi mente aliena. Tanto, più di qualcuno ha mostrato e dimostrato che sono opera dell’umano intelletto.
Maddai: questi qua sviluppano una tecnologia iperspaziale, viaggiano per la Galassia (o magari arrivano perfino da un’altra galassia, poniamo la IC1613 o Crater II tanto per dirne un paio a caso) (Nota 1) spulciando una per una le stelle (più o meno nella Via Lattea ce ne dovrebbero essere almeno 400 miliardi, decina di miliardo più decina di miliardo meno), trovano finalmente dopo millenni di peregrinare un pianeta che fa al caso loro, scoprendo che possiede una specie con un Q.I. appena sufficiente per fare uno più uno…e che fanno?
Cerchi nel grano!

questa, presa da Nonciclopedia, è in effetti di difficile interpretazione... 
 
A detta dei fuffologi rappresenterebbero la dimostrazione di un’altissima e sofisticata scienza che noi miserrimi e limitati esseri non possiamo comprendere. Io no di certo.
Vabbè, ma come sistema di comunicazione mi pare un pochino incasinato. Di sicuro se voglio comunicare con un gatto non sto a spiegargli la formula delle equazioni di secondo grado, no?
Ma la vera prova l’ho trovata io e adesso ve la mostro.

Era il 17 agosto 2018, durante un’escursione al rifugio Giovanni Porro (per i tedescofoni Alte Chemnitzerhutte o Nevesjochhutte) a quota 2420 (vedi foto)(nota 2).
 
 
E lì ho avuto la conferma: scritte di nomi di persone umane umanissime, fatti allineando le pietre e i sassi. E’ la prova che gli alieni ci conoscono perfino per nome e vogliono comunicare proprio con noi.
E’ la prova definitiva: guardate qui sotto.
le misteriose scritte aliene, col misterioso cuoricino. Sulla sinistra, due escursionisti che stanno per iniziare il percorso sull'Alta Via di Neves, che li porterà al rifugio Ponte di Ghiaccio  
 
altre misteriose scritte 
 
Nelle immagini si notano anche dei simboli strani e misteriosi: ad esempio guardando bene  la prima foto si può notare anche la forma di un cuoricino dal significato poco chiaro.
Ma non vogliono comunicare con me: fra tutti quei nomi il mio non c’era…
Secondo me la verità è un'altra: agli alieni gliene frega meno di niente di comunicare con noi, a loro importa godersi la bellezza del nostro pianeta.
Vi lascio con una foto del lago di Neves presa durante la discesa:



Nota 1: non le avrete mai sentite nominare, ma sono moooolto più vicine della Galassia di Andromeda, che è più o meno l’unica che di solito ci si ricorda (e tutti diranno che è la più vicina. Sbagliato: è soltanto la galassia a spirale più vicina: più vicine di quella, anche se di tipo diverso, ce ne sono a decine). La prima, IC 1613, è nota da oltre un secolo, l’altra è stata scoperta pochissimi anni fa.

Nota 2: una sfacchinata – anche se fino a un certo punto, visto che si parte dal Lago di Neves che si trova già a 1800 metri – ma è un’escursione da non perdere, con un paesaggio straordinario. Se potete, andateci.

 

 

martedì 31 luglio 2018

Marillion.Best.Live


MARILLION.BEST.LIVE. (2011)
 

Telegrafico nel titolo quanto esteso nel tempo, questo doppio live dei Marillion, sia appunto per l’arco di tempo rappresentato nella scelta dei brani (si va infatti dal 1987 di “Clutching at straws” al 2008 di “Happiness is the road”) sia per la lunghezza dei brani stessi: insieme a canzoni brevi non mancano dei veri e propri tour de force da dodici e sedici minuti, insieme a brani di durata intorno agli otto – dieci minuti.

 
La registrazione è più che ottima e rende giustizia a tutti i musicisti, nessuno dei quali viene sminuito o messo in ombra da pecche di missaggio, anzi: a un’ottima registrazione si accompagna un’energia mai venuta meno in tutti questi anni e nonostante l’età ormai non più giovane dei protagonisti (le annate vanno dal 1953 di Ian Mosley al 1961 di Mark Kelly!).
Un altro buon punto a favore è che la presenza del pubblico è sempre avvertibile per tutta la registrazione e si ha davvero l’impressione di ascoltare un concerto come se ci si trovasse sul posto: l’emozione e il trasporto sono assicurati.
Grande la prova alla chitarra di Steve Rothery, mentre Mark Kelly alle tastiere si mostra vera colonna portante del gruppo, pur senza indulgere in assoli o virtuosismi in stile Keith Emerson o Rick Wakeman; potente la base ritmica e sempre bravo Pete Trewavas al basso.

Per parte mia avrei trovato preferibile una scaletta un pochino diversa, che potesse rappresentare al meglio tutta la produzione marillica, inserendo magari quella autentica perla di “King of sunset town” (da “Season’s end”) o la trascinante “Between you and me” (da “Anoraknophobia”).

Mi dispiace un po’ che il periodo Fish sia rappresentato soltanto dal trittico preso da “Clutching at straws”, anche perché il bravo Hogarth ha sempre reinterpretato a suo modo le parti vocali originali senza mai sminuirne la carica. A questo proposito faccio notare che “Hotel hobbies” è qui trasformato in un brano quasi completamente strumentale, cosa che dai Marillion non mi sarei aspettato, reso con grande energia.
Un recupero di canzoni come “Lavender” o “Fugazi” avrebbe forse reso questo doppio cd una pietra miliare nella discografia live del gruppo.
Come accennato sopra, insieme a canzoni brevi e tutto sommato leggere (“Beautiful”, “This train is my life” e “The release”, per esempio, che per i miei gusti avrei sostituito con alcune delle altre citate qui sopra), non mancano brani lunghi eseguiti con trasporto e capaci di emozionare (prima fra tutte la splendida “Neverland”) o con finali trascinanti come “This strange engine” o “Man of thousand faces”.   
 
Non è certo il live definitivo dei Marillion, che di album dal vivo ne hanno pubblicati in quantità, tanto che a dirla tutta ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, ma è molto rappresentativo della loro produzione e in particolare del calore e del rapporto che hanno saputo creare col pubblico (ormai i fischi che Steve Hogarth si era preso alle sue prime apparizioni, quando moltissimi pensavano che nessuno avrebbe potuto sostituire Fish, fanno parte di un lontano passato, con buona pace dei fishiani duri e puri).
Soprattutto l’album rappresenta bene l’altissima qualità raggiunta dal quintetto sia in termini compositivi che nella tecnica, sempre impeccabile.
E quindi per questi motivi li perdono (nel senso di perdonare, non di perdere), anche se avrei preferito una scaletta un po’ diversa: ma si tratta sempre di due ore e mezza di ottima musica.    
Voto: 8,5

CD 1
The Invisible Man – 12:59                  (da “Marbles” del 2004)
You're gone – 6:18                             (da “Marbles” del 2004)
King – 7:27                                         (da “Afraid of sunlight” del 1995)
Hotel Hobbies – 3:11                         (da “Clutching at straws” del 1987)
Warm wet circles – 4:11                    (da “Clutching at straws” del 1987)
That Time of the Night – 5:33            (da “Clutching at straws” del 1987)
Essence – 6:15                                  (da “Happiness is the road” del 2008)
The Release – 4:08                           (singolo del 1989)
Three Minute Boy – 7:04                   (da “Radiation” del 1998)
This Strange Engine – 16:53             (da “This strange engine” del 1997)
 
CD 2
Neverland – 10:20                              (da “Marbles” del 2004)
Asylum Satellite #1 – 8:59                  (da “Happiness is the road” del 2008)
This Train Is My Life – 4:56                (da “Happiness is the road” del 2008)
Out of This World – 8:20                    (da “Afraid of sunlight” del 1995)
Somewhere Else – 8:04                     (da “Somewhere else” del 2007)
Real Tears for Sale – 8:01                 (da “Happiness is the road” del 2008)
Beautiful – 4:17                                  (da “Afraid of sunlight” del 1995)
Fantastic Place – 6:32                       (da “Marbles” del 2004)
Hard as Love – 4:53                           (da “Brave” del 1994)
Man of a Thousand Faces – 9:26      (da “This strange engine” del 1997)

 

 

giovedì 5 luglio 2018

Il blog entra in modalità pausa estiva


Post leggero leggero e telegrafico, da aria estiva, per intenderci.
Ogni tanto darò un’occhiata a quel che succede in giro ed è possibile che scriva qualcosa.
Forse.
Nel frattempo metto qui sotto un’immagine del mezzo di trasporto che sto approntando per le ferie.
Buona estate e buone ferie a tutti!



Colonna sonora del post: “Sheba” di Mike Oldfield, dal’album “QE2” del 1980



lunedì 18 giugno 2018

Recensione libro: "La lunga Terra"


Da quanto ho trovato in Rete, Terry Pratchett - scomparso nel 2015 – è considerato uno dei maggiori autori fantasy degli ultimi tempi e questo “La Lunga Terra” è il primo suo libro che ho letto.
Suo fino a un certo punto però, visto che è stato scritto a quattro mani insieme a Stephen Baxter: un’accoppiata un po’ insolita, trattandosi di un autore di libri fantasy che collabora con un autore di fantascienza (anche per Baxter ho dovuto documentarmi un pochino, visto che non ho letto nulla di sua produzione).
Una nota stonata in copertina: il nome di Pratchett è scritto in caratteri più grandi rispetto a quello di Baxter, un po’ come nei libri in cui un grande contributo viene dato da un famoso ghost writer. Ora, se il libro è stato scritto a quattro mani mi aspetto uguale dignità agli autori anche nei riconoscimenti, ma mi sa che hanno voluto richiamare l’attenzione su Pratchett, piuttosto che sul collega.


Il romanzo si presenta come un ibrido fra i due generi, con netta prevalenza dell’aspetto tecnologico sull’idea di fondo, non nuova ma – al solito – quel che conta è il modo in cui viene presentata e sviluppata.
L’idea del passaggio alle diverse Terre presenti in universi paralleli risulta a mio parere un po’ forzata, nel senso che per poter “passare” all’inizio sembra necessario un dispositivo creato ad hoc (il “passatore”, appunto, strumento creato dall’uomo e quindi teoricamente in sintonia con i canoni fantascientifici) per il quale non viene data una minima spiegazione “tecnica”, apparentemente in contrasto con la vocazione di Baxter per la fantascienza hard, che di suo richiede un retroterra ben saldo su fatti o speculazioni basate sulla scienza.
Salvo poi scoprire che molti umani possiedono il dono di passare da una Terra all’altra per capacità innata.
Ecco, questo non mi è piaciuto, perché il possesso di una simile capacità non è dissimile dai poteri magici presenti di solito nel fantasy. Anche se viene ipotizzata una causa naturale tirando in ballo evoluzione e selezione naturale.
 
Mi spiego: anche nella fantascienza più spinta è ammesso qualche strappo alle regole della fisica, cosa che viene universalmente perdonata per motivi di coerenza della storia. In genere un autore di fantascienza si limita a questo (nota 1) lasciando intendere tuttavia che non si tratta di una specie di superpotere, ma di una capacità sviluppata attraverso innovazioni tecnologiche.
Quindi “La Lunga Terra” secondo me potrebbe apparire come più un fantasy tecnologico che fantascienza – più precisamente parlerei di idea fantasy con un fortissimo inquinamento tecnologico - e del resto già un mostro sacro del fantasy canonico come Terry Brooks ha prodotto diversi romanzi in cui magia e tecnologia si mescolano (basti pensare alla trilogia della “Jerle Shannara” o “I figli di Armageddon” per dirne alcuni).
Il fatto che molti individui possiedano tale innata capacità è però indispensabile all’economia della storia, che altrimenti sarebbe stata ingestibile sulla base della sola tecnologia, anche se nonostante questo gli autori sono stati costretti a ricorrere a qualche escamotage.
Primo fra tutti quello appena citato, che rende il romanzo tutt’altro che fantascientifico.
 
Anche se piacevole da leggere, il romanzo presenta diverse forzature e i personaggi non sono proprio convincenti, anche se nei dialoghi, anche quando non viene specificato, si riesce sempre a capire chi sta parlando.
Più di qualche passaggio mi ha dato l’impressione di vedere in azione un deus ex machina che risolve il problema, visto che alcune soluzioni sono dovute alle pensate di uno dei personaggi (Lobsang, una mente umana migrata in un computer) che è fonte di continue sorprese e del quale non sempre si riescono a comprendere appieno pensieri e motivazioni, e spesso appare un po’ ambiguo. E’ anche sapientone: in effetti Lobsang rappresenta il principale strumento di infodump del romanzo, senza che sia chiaro come possa sapere tutto di tutto o prevedere l’imprevedibile.
Il protagonista Joshua è purtroppo abbastanza piatto e più che altro in balìa degli eventi e non ho provato particolare simpatia per lui, anzi…a dire il vero non ho trovato personaggi memorabili o capaci di far provare qualcosa che vada oltre la semplice curiosità. Ci sono inoltre dei comprimari che appaiono e scompaiono qua e là senza che sia possibile determinarne la vera importanza. Posto che ce l'abbiano.
Quella che mi sembra un’altra pecca del romanzo sono i fin troppo frequenti rimandi a film, testi e personaggi (si tratta di una delle manie del personaggio Lobsang) che sono pienamente comprensibili solo ai lettori di una certa età e per giunta ben calati nella nostra cultura anche a livello di conoscenze letterarie o cinematografiche: per esempio viene citato per nome Arnold Schwarzenegger, mentre in un'altra occasione l’avatar di Lobsang si veste da Indiana Jones (si capisce che si tratta di lui anche se non ne viene detto il nome e ad ogni modo solo Indy usa un cappello a tese flosce e una frusta che, guarda caso, era presente nell'aeronave Mark Twain), e così via, come se tutti i lettori potessero aver presente di che si tratta.
In tutti questi casi non ci sono annotazioni o rimandi che possano chiarirne il significato e un lettore giovane non è detto che possa afferrare in pieno l’ironia della scena o comunque integrarla nel contesto. Qui avrei visto utili delle note a piè di pagina con una breve spiegazione.
 
Ma avrei potuto passare sopra questi difetti senza problemi – in fin dei conti si tratta di un libro piacevole e per certi versi interessante – se non fosse stato per un fattore di importanza fondamentale: non no trovato vera tensione, non ci sono passaggi che ti tengono col fiato sospeso, non ci sono situazioni realmente pericolose (e quando ci sono, ci pensa Lobsang a sistemare tutto), né un qualche tipo di evoluzione interiore nei personaggi, che per tutta la narrazione rimangono sempre fedeli all’immagine che se ne aveva all’inizio.
Verso la fine ho avuto l’impressione di un puro e semplice grand tour delle possibili Terre o poco più.
Un’ultima cosa: da Wikipedia ho appreso che Pratchett era malato d’Alzheimer fin dal 2007: ho idea che il libro sia più opera di Baxter e che il nome di Pratchett sia stato usato – come accennato prima - per attirare l’attenzione da parte dei suoi fans.
Ma è solo una mia idea.
Infine, un libro non disprezzabile, ma tutt’altro che imprescindibile, anzi.
 
Nota 1: non è proprio vero, ma le eccezioni non spiegate e non spiegabili – in quanto violano le leggi fisiche conosciute – sono di solito un paio e si limitano al superamento della velocità della luce e alla creazione di una gravità artificiale all’interno dell'astronave.
Ho scritto “di solito” in corsivo perché possiamo trovare romanzi ambientati in mondi dotati di tecnologie enormemente oltre le nostre attuali conoscenze (vedi per esempio quelli di Iain Banks o Peter Hamilton, per citarne due): questo nell’assunto che i progressi scientifici siano prima o poi tali da consentire l’esistenza di tecnologie al momento impossibili. Ma non siamo comunque in ambito fantasy.
Del resto un po’ di sense of wonder nella fantascienza ci vuole, no?

mercoledì 13 giugno 2018

Sconti estivi! Letture per l'estate!

😊
Grandi novità e sconti estivi in GDS!
Per gli interessati: il “Diario di Sabet” in cartaceo con sconto 50% !
Non ne perdo una per farmi pubblicità, eh?  
Beh, sappiate che se lo ordinate spendete al massimo 16 EUR (e rotti) spese di spedizione comprese. E potete fare l’ordine anche per contrassegno, senza utilizzo di carte di credito e simili.
Vorrei finire con qualcosa come “Accorrete numerosi!”
E se poi vi è piaciuto, fatemelo sapere; se non vi è piaciuto…non dite niente!


E' partita la promozione estiva dal 15 giugno al 31 agosto per tutto il catalogo GDS 
Tutti i libri scontati al 50% e tutti gli ebook in tutte le piattaforme a 0,99
I libri cartacei si possono acquistare sul nostro store www.gdsbookstore.it , mentre per gli ebook in tutte le piattaforme del settore compreso il nostro store di libri digitali. 
La promozione è riservata anche per i libri in novità e in prevendita. 


venerdì 8 giugno 2018

La relazione fra la trippa e le copie regalate


All’inizio della carriera letteraria (ma per quel che mi riguarda questo termine è autoindulgente!) viene naturale la soddisfazione di annunciare al mondo il raggiungimento della méta: pubblicazione (con Editore o meno) e soprattutto il ricevimento del pacco con le prime copie del difficile parto.
Chi legge queste righe nella maggior parte dei casi ha alle spalle un’esperienza più o meno lunga con la scrittura, e credo che siamo tutti d’accordo nel dire che un romanzo – nel momento in cui ci si mette quel minimo di serietà e di cura – può venire considerato il risultato di una gestazione lunga e spesso problematica.

Piccola digressione 1: ci sarà sempre qualcuno che con aria di supponenza dirà che scrivere è facile e lo sanno fare tutti. Oppure qualcuno che dall’alto dello scranno dirà che “potevi fare così o potevi fare cosà” o, ancora, nel tentativo di dire fra le righe che non gliene importa una cippa e che secondo lui hai scritto porcherie, se ne uscirà con qualcosa come “ma non potresti scrivere qualcosa su…”.
In un caso simile ho risposto che – visto che scrivere è facile e lo sa fare chiunque – l’interessato se proprio voleva poteva scriverlo lui: la risposta fu che il cultore del “tutto facile” non ne aveva voglia perché è un tipo pigro.
Appunto.
A proposito, a chi mi ha detto “…ma non potresti scrivere su…” ho risposto soltanto con un “no”, per questo motivo: se si fosse informato sull’argomento anche solo per un decimo di secondo con una rapida ricerca in Rete, avrebbe trovato questo:

Circa 52.400.000 risultati (0,51 secondi)

Il che significa che avevo a che fare con uno che non sapeva nemmeno di che parlava.
Ad ogni modo, siete lì con le prime dieci copie della vostra opera prima (che, a rileggerla a distanza di anni, ci si rende conto che si poteva fare anche molto di meglio, ma al tempo pareva il massimo) e le regalate ad amici e parenti.
Dopodiché fioccano i commenti.
Voglio dire: non è che uno si aspetta grandi pacche sulle spalle o commenti del tipo “capolavoro!” o “una nuova promessa della letteratura mondiale!” o cose del genere.
Di solito ti aspetti un ringraziamento e il sapere – o sperare - che lo leggeranno.
Ma non c’è niente di più falso. Alcuni non lo leggeranno proprio e altri commenteranno nei modi che abbiamo visto poco fa…e col dubbio che non l’abbiano letto.
Piccola digressione 2: solo gli amici più fidati apprezzeranno il tuo lavoro e te lo diranno, e di persone così ce ne sono ben poche. Per la mia esperienza, di solito i parenti sono da togliere dal mucchio.
In seguito – quando si riesce a pubblicare qualcos’altro – ci sarà sempre qualcuno che chiederà una copia, facendo ovviamente conto sul buon cuore dell’artista per ottenerla in modo assolutamente disinteressato (si legge “senza spendere un centesimo”).
Di solito gente che non ne leggerà una pagina.
Visto quanto sopra penso di poter dire che non c’è più trippa per gatti.

 
E qui veniamo al punto: non vale la pena regalare copie del proprio lavoro a parenti, perché il fatto di avere acquistato un libro ne impone la lettura, prima o poi. L’aver speso soldi richiede che quell’impegno economico sia stato fatto per ottenerne un beneficio che, nel caso del libro, potrà essere apprendimento di cose nuove (ad esempio se si tratta di un saggio)  o semplice intrattenimento o divertimento (poniamo nel caso di un romanzo).
Il fatto poi che il libro venga acquistato soddisfa molte persone: il lettore, per quanto detto sopra; l’autore, che vende qualcosa e magari ci guadagna anche qualche decina di centesimi a copia al netto della tassazione; l’editore, che vede remunerato il proprio lavoro e magari, se il libro vende parecchio, riesce a guadagnarsi un suo spazio nell’editoria (cosa che non potrebbe fare con le copie scontate date all’autore, in quanto non vengono conteggiate nel venduto).
In particolare, l’autore ha la certezza di dare il risultato del suo lavoro in pasto a gente che è interessata, perché con l’acquisto ci ha messo del suo, impegnandosi a fruire del suo lavoro.
In tutti questi anni ho avuto qualche feedback positivo, da parte di:
- Claudio (per “Risveglio”)
- Mattia (per “Un filo di luce nel cielo”) – non è lo stesso Mattia della riga seguente
- Mattia (per “Un filo di luce nel cielo” e “La pianura dei demoni”)
- Simona (mi pare per “Un filo di luce nel cielo”)
 
Nessuno di loro è un mio congiunto.
Ma se qualche parente dovesse leggere sul serio quel che scrivete e se dovesse perfino apprezzarlo, allora siete fortunati.
Infatti, mia sorella ha letto “Il diario di Sabet” e le è piaciuto. Non capita spesso e, tenendo conto che non le piace la fantascienza, mi considero molto fortunato!


colonna sonora del post: "Digging deep" di Fish dall'album "Raingods with zippos"
 

domenica 27 maggio 2018

I primi 100 in classifica - parte seconda


E adesso veniamo alla lista dei 100 libri di fantascienza consigliati, o comunque quelli consigliati per poter dire di capire qualcosa di fantascienza (ammesso che dopo averli letti si capisca qualcosa di fantascienza, qualunque cosa voglia dire).
La lista è presa da qui ed è il risultato di una votazione online, per cui credo che possa rispecchiare abbastanza fedelmente i gusti dei lettori di sci-fi.
Più o meno.
Premetto che – com’era da aspettarsi – non condivido la scelta di parecchi titoli, né tantomeno il posto in classifica, ma questa è una lista che riflette dei gusti “medi” (e si sa che i miei escono decisamente dalla media).
E, naturalmente, siti diversi daranno risultati diversi. Ad ogni modo questa top 100 mi pare abbastanza equilibrata, considerando diversi romanzi che vanno dal secolo XIX (ben 6) fino alla produzione più recente.


 
In pratica si tratta di tutti scrittori anglofoni, con poche intrusioni da parte di autori di lingua diversa (grossomodo Verne, Lem e Strugatsky), il che potrebbe riflettere sia il fatto che i maggiori premi letterari per la fantascienza sono assegnati in paesi anglofoni, sia la maggiore diffusione e fruizione di questo tipo di letteratura in quei paesi.
Noto che in graduatoria ci sono ben 6 (SEI!) libri di P. Dick. Mah…misteri della contorta psiche umana…
In compenso ce ne sono 4 di Scott Card, 3 di Banks, 5 di Asimov e addirittura 7 di Heinlein!
Mi permetterò delle digressioni per cui questo post sarà per forza di cose molto lungo. Ad ogni modo dei cento della lista ne ho letti 34 (credo), per cui ho alzato un pochino la media rispetto alla lista precedente, quella dei classici del post precedente…

1 Frank Herbert - Dune       (Dune)            1965
Primo posto per motivi misteriosi. Capiamoci: è un buon libro, originale e ben fatto, ma troppo prolisso e le scene d’azione sono ben poco coinvolgenti (beninteso, quando c’è azione, peraltro ridotta al minimo sindacale). Certo che alla base di tutto ci stanno intrighi e ragionamenti e, se uno vuole vederla, anche qualche allusione al mondo reale, ma non gli avrei dato la prima posizione. Magari la decima o giù di lì.
2 Orson Scott Card  - Ender's Game (Il gioco di Ender)            1985
Qui si cambia musica: Il gioco di Ender è a mio parere un must per ogni appassionato e non. Certo non contiene finezze linguistiche e la prosa è più o meno quella dello “scrivi come magni”, cosa che è stata rimproverata all’autore, ma è più profondo di quanto possa apparire e nettamente superiore al film, che al confronto è proprio scialbo.
3 Isaac Asimov - The Foundation Trilogy (Trilogia della Fondazione)           1951
Li ho letti tutti e tre, quando – anni ’70 – il buon Isaac andava proprio per la maggiore. Scritti bene e originali, ma spesso e volentieri di una noia mortale! Non li avrei messi al terzo posto. Magari dopo la cinquantesima posizione. Apprezzo Asimov più come saggista che come scrittore (a parte lo spassosissimo racconto pseudo erotico intitolato "What Is This Thing Called Love?").
4 D. Adams - Hitch Hiker's Guide to the Galaxy (Guida galattica per autostoppisti)           1979
Per quanto sia stato osannato per ogni dove, non so se lo leggerò, ma potrebbe darsi: ormai il mondo scoppia di citazioni a buon mercato di questo libro e a parte tutto (anch’io ne ho fatte un paio) non mi dà l’impressione di essere un capolavoro, al massimo un divertissement.
p.s.: nell’articolo precedente avevo messo un paio di righe a commento di questo libro: quanti di voi le hanno capite?
5 Robert Heinlein - Stranger in a Strange Land (Straniero in terra straniera)   1961
6 George Orwell – 1984       1949
Ne ho parlato nell'articolo precedente. Fuori moda, se vogliamo, ma notevole per i tempi in cui fu scritto. Vale la pena leggerlo, ma non ai primi posti. Il sesto posto è troppo per un misero mortale.
7 Ray Bradbury - Fahrenheit 451  1954
8 Arthur C Clarke - 2001: A Space Odyssey (Odissea nello spazio)   1968
Non letto e non nella lista dei desiderata. Mi è bastato il film.
 
 che la frase contenga una buona dose di verità?
 
9 Philip Dick - Do Androids Dream of Electric Sheep? (Blade Runner)  1968
Eliminato senza appello dalla competizione: ho imparato a evitare i libri di Dick (fatevene una ragione!)
10 William Gibson - Neuromancer  (Neuromante)  1984
Ricordo a malapena di averlo letto. Incensato un po’ troppo, ma su di me non ha lasciato il segno. Anzi.
11 Isaac Asimov - I, Robot (Io, robot)  1950
12 Robert Heinlein - Starship Troopers (Fanteria dello spazio)  1959
Letto una vita fa. Carino, e molto migliore del film, anche se non è malaccio pure quello.
13 Larry Niven  - Ringworld  (I burattinai)  1970
14 Arthur Clarke - Rendezvous With Rama (Appuntamento con Rama)  1973
Ottimo libro, ma straborda di descrizioni, che però sono necessarie – anche se pallose - per la comprensione del manufatto (e chiamalo manufatto!). A parte questo, di sicuro merita di figurare fra i primi venti in classifica.
15 Dan Simmons – Hyperion  1989
16 Joe Haldeman - The Forever War (Guerra eterna)  1974
Questo non l’ho letto; di Haldeman ho letto invece “Al servizio del TB II”, “Missione eterna”, “I protomorfi”, “Dula di Marte”, “Verso le stelle”, “Cronomacchina accidentale”…insomma, credo che se mi capiterà fra le mani leggerò anche “Guerra eterna”. Nemmeno Haldeman scrive forbito, ma ha uno stile immediato e senza fronzoli che mi piace molto.
17 H. G. Wells - The Time Machine  (La macchina del tempo) 1895
18 Aldous Huxley - Brave New World   (Il mondo nuovo)  1932
Discreto ma non troppo. Anche questo ha dalla sua l’epoca in cui è stato scritto e adesso potrebbe sembrare fuori posto.
19 Arthur C. Clarke  - Childhood's End  (Le guide del tramonto)  1954
Di una tristezza mostruosa. Ma qui sta il suo fascino: non per masochismo, ma perché senza tante storie riesce a trasmettere un sottofondo di ineluttabilità che si avverte quasi fisicamente.
20 Robert Heinlein - The Moon is a Harsh Mistress (La Luna è una severa maestra)  1966
Ricordo di averlo letto nella collana Millemondi di Urania (quindi eravamo nel 1977). Bellino, scritto bene.
21 H. G. Wells - The War of the Worlds    (La guerra dei mondi) 1898
22 Ray Bradbury - The Martian Chronicles (Cronache marziane)  1950
Anche questa una lettura “antica” quanto il sottoscritto. E tristissima.
23 Kurt Vonnegut - Slaughterhouse Five (Mattatoio n. 5) 1969
Letto. Di Vonnegut a parte questo, conosco “Le sirene di Titano”. Entrambi deprimenti.
24 Ursula K. Le Guin - The Left Hand of Darkness (La mano sinistra delle tenebre) 1969
Assolutamente raccomandato. Ricordo la frase verso la fine del romanzo “Sono felice di aver vissuto fino a vedere questo”. Piacerebbe anche a me poterlo dire, un giorno.
25 Neal Stephenson - Snow Crash              1992
26 Niven & Pournelle - The Mote in God's Eye (La strada delle stelle)  1975
Capolavoro nel suo genere. Bel libro cicciotto che non mi ha mai annoiato. E poi i Fithp sono alieni molto interessanti.
 
un Fi'  (Fithp è il plurale)
 
27 Orson Scott Card - Ender's Shadow (L’ombra di Ender)    1999
Forse perfino meglio del “Il gioco di Ender”, anche se parla di un altro personaggio (Bean). Bellissimo.
28 Orson Scott Card - Speaker for the Dead (Il riscatto di Ender)  1986
Ottimo e profondo.
29 Michael Crichton - Jurassic Park  1990
Non letto e non nella lista dei desiderata. Del resto, dopo l’indigestione di film sui dinosauri dell’ ultimo ventennio ti passa anche la voglia.
30 Alfred Bester - The Stars My Destination (Destinazione stelle)     1956
31 Philip K Dick - The Man in the High Castle (La svastica sul Sole)  1962
Eliminato senza appello dalla competizione: ho imparato a evitare i libri di Dick (fatevene una ragione!).
E non solo: questo l’ho perfino letto e ha confermato la mia – già pessima – opinione.
32 Isaac Asimov - The Caves of Steel  (Abissi d’acciaio)  1954
33 Frederik Pohl - Gateway  (La porta dell’infinito)  1977
34 Roger Zelazny - Lord of Light   (Signore della luce)  1967
35 Stanislaw Lem - Solaris 1961
Da leggere, ma attenzione alle descrizioni, non facili!
36 Jules Verne - 20,000 Leagues Under the Sea (Ventimila leghe sotto i mari)  1870
Lettura non dimenticata da parte di uno scolaretto delle elementari.
37 Michael Crichton - The Andromeda Strain     (Andromeda) 1969
38 Kurt Vonnegut - Cat's Cradle   (Ghiaccio-nove) 1963
39 Philip Dick - Ubik            1969
Eliminato senza appello dalla competizione: ho imparato a evitare i libri di Dick (fatevene una ragione!)
40 Carl Sagan – Contact  1985
Bellino. A volte decisamente prolisso (e arridaje!)


 
41 Madeleine L'Engle - A Wrinkle In Time (Nelle pieghe del tempo) 1962
Non letto e non nella lista dei desiderata. Del resto non ho nemmeno visto il film che ne hanno fatto di recente (quello della Disney).
42 John Wyndham - The Day of the Triffids (Il giorno dei trifidi) 1951
Non letto e non nella lista dei desiderata. Di Wyndham ho letto solo “Chocky” che mi è sembrato tutto tranne fantascienza. E se tanto mi dà tanto…e poi ho visto il film (quello del ’63 anche se è diverso dal romanzo, a quel che pare) che a vederlo adesso farebbe ridere, ma al tempo era tutt’altra cosa.
43 Isaac Asimov - The Gods Themselves  (Neanche gli dei)  1972
Idea originale – letto qualche decennio fa - ma non mi ha agganciato.
44 Vernor Vinge - A Fire Upon the Deep  (Universo incostante)  1991
Capolavoro! Genialata! Formidabile! Non dico altro.
45 Kim Stanley Robinson - Red Mars       (Il rosso di Marte)  1992
46 Anthony Burgess - A Clockwork Orange (Arancia meccanica)  1962
47 Walter M Miller - A Canticle for Leibowitz (Un canto per Leibowitz)  1959
48 Ursula Le Guin    - The Dispossessed  (I reietti dell’altro pianeta)            1974
49Robert Heinlein - Time Enough For Love  (Lazarus Long, l’immortale)     1973
50 Isaac Asimov - The End of Eternity  (La fine dell’eternità)  1955
51 Mary Shelley – Frankenstein  1818
52 Daniel Keyes - Flowers for Algernon (Fiori per Algernon)              1966
Ah beh! Questo è davvero da leggere: nella sua semplicità riesce veramente a coinvolgere nonostante sia sotto forma di diario, senza colpi di scena particolari perché…tutto è un colpo di scena, anche quando non si direbbe.
Consigliatissimo.
 53 Ron Hubbard - Battlefield Earth  1982
54 Jules Verne - Journey to the Center of the Earth (Viaggio al centro della Terra) 1864
55 Philip Jose Farmer - To Your Scattered Bodies Go  (Il fiume della vita)    1971
Da non perdere, indipendentemente da quel che pensate dell’autore. Geniale, introspettivo, profondo, mai banale. E pure gli altri della saga non sono da meno.
56 Peter F. Hamilton - The Reality Dysfunction (La crisi della realtà)  1996
Non l’ho letto, ma se dovesse capitare credo che lo terrò in considerazione: dopo aver letto la Trilogia del Vuoto (una trilogia non facile, anzi) posso dire di aver scoperto un grande autore.
57 Neal Stephenson - The Diamond Age (L’era del diamante) 1995
58 Philip K. Dick - A Scanner Darkly (Un oscuro scrutare)  1977
Eliminato senza appello dalla competizione: ho imparato a evitare i libri di Dick (fatevene una ragione!)
59 Margaret Atwood - The Handmaid's Tale (Il racconto dell’ancella)  1985
Lo leggerò? Boh!
60 David Brin - Startide Rising (Le maree di Kithrup) 1983
Meritatissimo il premio Hugo. Anche questo secondo me avrebbe meritato una posizione ben più alta in classifica. Direi fra i primi venti.
61 John Scalzi - Old Man's War (Morire per vivere) 2005
Lo leggerò? Boh!
62 Kurt Vonnegut - The Sirens of Titan  (Le sirene di Titano)  1959
Vedi come per “Mattatoio n. 5”. Ho letto anche questo…
63 Iain M Banks - Use of Weapons (La guerra di Zakalwe)  1990
Non letto, ma le opere di Banks sono ormai quasi introvabili. Se solo Editrice Nord riprendesse le collane Cosmo…Editrice Nord, se ci sei batti un colpo!
64 Greg Bear – Eon  1985
Una genialata con molti momenti di pura azione.
65 Arthur C Clarke - The City and the Stars (La città e le stelle)  1956
66 Michael Crichton - Sphere (Sfera)  1987
Non letto e non nella lista dei desiderata. Il film però è una sciocchezza, con un finale proprio penoso (a parte il fatto che Dustin Hoffman non è decisamente fra gli attori che preferisco). Partito benino, il film finisce quasi a vino e taralli, senza dare risposte allo spettatore. Spero che il libro sia migliore.
67 Alfred Bester - The Demolished Man  (L’uomo disintegrato) 1953
68 Alastair Reynolds - Revelation Space             (Rivelazione)  2000
Lo leggerò? Boh! Di lui ho letto “La città del cratere”: mica male. Reynolds è un autore che può fare tranquillamente concorrenza a Peter Hamilton.
69 Robert Heinlein - The Door Into Summer (La porta sull’estate)  1956
70 Harry Harrison - The Stainless Steel Rat  (Il ratto d’acciaio)  1961
Chi non legge le avventure di Jim DiGriz Ratto d’Acciaio si perde il gusto di leggere uno dei libri della migliore fantascienza mai scritti.
Adoro in particolare l’episodio con gli alieni dinosaureschi, in cui si fa chiamare Infyydd Jeem (Infido Jim).
71 Iain M Banks - Player of Games (L’impero di Azad)  1988
Altro libro imperdibile, a tratti splatter, ma che ti scava dentro. Triste, ma bellissimo. Ma quasi tutti i libri di Banks lo sono. Sia tristi, sia bellissimi.
72 Edgar Rice Burroughs - A Princess of Mars (La principessa di Marte)  1912
73 Connie Willis - Doomsday Book  (L’anno del contagio)  1992
Bel libro della Willis. Vale proprio la pena. Dove il viaggio nel tempo (nel 1348, anno in cui la peste quasi dimezzò la popolazione europea) è il pretesto per più viaggi interiori.
Memorabile la supplica che la protagonista rivolge a chi si trova oltre sei secoli nel futuro: “Mister Dunworthy, ad adjuvendum me festina”.

"ad adjuvendum me festina" in italiano sarebbe "Vieni presto in mio aiuto".
Il prete del villaggio medievale non capisce l'inglese moderno, ma capisce il latino, e pensa che
la protagonista Kivrin sia un angelo inviato per sconfiggere la peste 
 
74 Cormac McCarthy - The Road  (La strada) 2006
75 Robert A Heinlein - Citizen of the Galaxy (Cittadino della Galassia)  1957
76 C. S. Lewis - Out of the Silent Planet  1938
77 Gene Wolfe - The Fifth Head of Cerberus (La quinta testa di Cerbero)  1972
78 P. Dick - The Three Stigmata of Palmer Eldritch (Le tre stimmate di Palmer Eldritch) 1964
Eliminato senza appello dalla competizione: ho imparato a evitare i libri di Dick (fatevene una ragione!)
79 Dan Simmons – Ilium  2003
80 Richard Morgan - Altered Carbon  (Bay City)  2002
81 Suzanne Collins - The Hunger Games  2008
Non so se il libro è all’altezza del film, ma forse era il film a non essere all’altezza? Lascio che rimanga un mistero.
82 John Wyndham - The Chrysalids (Le crisalidi)  1955
83 Niven & Pournelle - Lucifer's Hammer  1977
84 Robert Heinlein - Have Space-Suit - Will Travel (La tuta spaziale)  1958
85 Edwin Abbott - Flatland 1884
Letti solo alcuni stralci riportati da Rudy Rucker sul suo libro in cui parla della quarta dimensione. Tanto mi basta.
86 Clifford Simak - Way Station (La casa dalle finestre nere)  1963
87 Ursula K Le Guin - The Lathe of Heaven (La falce dei cieli)            1971
88 A. & B. Strugatsky - Roadside Picnic (Picnic sul ciglio della strada)  1972
89 Richard Matheson - I Am Legend (Io sono leggenda)  1954
Mi è bastato il film. Per il resto, di Matheson ho letto solo “Tre millimetri al giorno”, non male.
90 John Brunner - Stand on Zanzibar (Tutti a Zanzibar)  1969
No, al novantesimo posto proprio no! Lo metterei fra i primi dieci! E che diamine!
91 Stanislaw Lem - The Cyberiad (Cyberiade)  1974
92 Neal Stephenson – Anathem  2008
93 Robert L. Stevenson - Strange Case of Dr Jekyll & Mr Hyde  1886
94 Julian May - The Many-Colored Land (La terra dai molti colori)  1981
95 Clifford Simak – City (Anni senza fine)  1952
96 Philip K Dick – VALIS  1981
Eliminato senza appello dalla competizione: ho imparato a evitare i libri di Dick (fatevene una ragione!)
97 Orson Scott Card – Xenocide (Xenocidio)  1991
Bello, anche se non all’altezza dei precedenti. Magari non meritava il 97mo posto, ma il 96mo anche sì.
98 David Brin - The Postman (Il postino)  1985
Letto, ma è un passo falso di Brin: lui ha fatto molto di meglio.
Molto.              Di.                  Meglio.
99 Peter F Hamilton - Pandora's Star  2004
Se dovesse capitarmi magari lo leggo!
100 Theodore Sturgeon - More Than Human (Nascita del superuomo)  1953
Tirando le somme mi pare che – eliminati i doppioni – non siano poi molti gli autori che figurano fra i migliori, almeno a detta dei votanti.
A lista e commenti finiti, ho notato che la mia tendenza è stata di togliere dalla lista dei papabili i romanzi più datati, tenendo in maggiore considerazione quelli più recenti.
Riflette non solo una mia personale evoluzione in fatto di gusti, ma penso anche una evoluzione - in meglio – nella fantascienza in generale.
La mia personale top ten e oltre? Eccola qua, in ordine molto sparso, scritta più o meno di getto e senza tener conto di diversi fra i libri scritti più sopra (anche se ce li metterei, insieme a qualcos’altro):



- l’intera saga del “Mondo del Fiume di Philip.J. Farmer, ex-aequo con il ciclo dei “Fabbricanti di universi
- Il giorno dell’invasione di Larry Niven e Jerry Pournelle
- “Quando la luce tornerà di Vernor Vinge
- La galassia brucia di Colin Kapp
- “Trenta giorni di Massimo della Corte (ebbene sì: nella mia lista c’è anche un italiano! Romanzo quasi sconosciuto ma di livello ben superiore a robaccia che ha vinto il Premio Urania. Ma la mia è tutta invidia.)
- “Sirius di Olaf Stapledon
- la trilogia dei Neanderthal di Robert Sawyer
- “Incandescence di Greg Egan
- “THX1138 di Ben Bova (questo sì un classico!)
- Naufragio di Charles Logan. Capolavoro: un solo personaggio in tutto il romanzo e non ti stanca!
- “L’altro universo” di Iain Banks, ex-aequo con “Volgi lo sguardo al vento
- la trilogia degli Ylanè di Harry Harrison (ovviamente insieme all’imperdibile saga del Ratto d’Acciaio)
- “Attraverso un mare di soli” e “Nell’oceano della notte” di Gregory Benford
- “Il cielo era pieno di navi” di Richard Meredith
- “La spedizione della Quinta Flotta” di Edmund Hamilton (ma anche “Agonia della Terra” è bellino). Space opera vecchia, ma migliore di certe cose più recenti, credetemi.
- “Donne del quinto pianeta” di Richard Wilson
- “La monetina di Woodrow Wilson” di Jack Finney



E mi fermo qui, anche se ce ne sarebbero molti altri che non compaiono nella lista (che, come tutte quelle di questo tipo, lascia il tempo che trova).
Ovviamente se qualcuno vuole aggiungere dell’altro alla lista è il benvenuto, basta che:
- non siano libri di P. Dick (eheheheh!)
- non siano compresi nella lista precedente.