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lunedì 28 settembre 2015

A concerto dal Maestro: signore e signori...Steve Hackett!

Come già noto, questo blog si propone di esplorare storie e fantasie nella loro accezione più ampia: per questo motivo gli articoli comprendono anche film, musica e recensioni di libri, oltre a quel che riguarda la scrittura in senso (più o meno) stretto.
 
Stante che ho avuto il piacere di assistere a un concerto di Steve Hackett per la quarta volta, lo scorso 25 settembre, posso dire che la sua musica esprime in pieno quella che concepisco come fantasia  - nell'ambito della musica - cioè evocazione, sogno, trasporto.
Ascoltare il concerto di Hackett (sono già passati tre giorni!) è stato come un viaggio nel tempo e nelle emozioni.
E qui vi mostro alcune immagini :


 
All'ingresso del Teatro Geox

 
Il maestro in azione
 
 
Come sempre grande partecipazione del pubblico e brani strumentali in quantità. Questa la scaletta: 

Intro (Coricyan fire)
Spectral Mornings  
Out of the Body  
Wolflight  
Every Day  
Love Song to a Vampire  
The Wheel's Turning  
Loving Sea  (dedicata alla moglie Jo Lehmann)
Icarus Ascending  
Star of Sirius  
Ace of Wands  
A Tower Struck Down  
Shadow of the Hierophant  
 
Get 'em Out by Friday  
Can-Utility and the Coastliners  
The Cinema Show  
Aisle of Plenty  
The Lamb Lies Down on Broadway  
The Musical Box  
 
I bis:
Clocks - The Angel of Mons  
Firth of Fifth  
 
 
Dopo un'introduzione strumentale il Nostro è partito in quarta con la bellissima "Spectral Mornings" , una delle più desiderate canzoni della sua produzione (e in assoluto fra le mie preferite); i brani dall'ultimo album "Wolflight"  mi sono piaciuti: molto dinamici, molto prog e mai banali.
Un applauso ha accolto le sue parole quando ha ricordato gli artisti che hanno collaborato con lui, in particolare Ritchie Havens ("Icarus Ascending" era cantata da lui, in origine) e Chris Squire, bassista degli Yes, morto da poche settimane.
Particolarmente brillante "Loving Sea", dedicata alla moglie Jo Lehmann, bel brano con chitarra acustica, ottimamente eseguito.
Essendo inoltre il quarantennale dell'uscita del suo primo album "Voyage of the acolyte" , Hackett ha suonato ben quattro brani da quella pubblicazione. In particolare "Shadow of the hierophant" è stata da brivido: sostanzialmente si tratta di un motivo ripetuto - come un bolero - ma l'esecuzione è stata da pelle d'oca. Un crescendo che metteva i brividi!
Dopodiché ha proferito le fatidiche parole: "E ora...Genesis!" accolta da un'ovazione. 
Tutta la seconda parte è stata dedicata ai brani del periodo d'oro dei Genesis, con standing ovation finale.  
E fra i bis non poteva mancare il brano che nell'immaginario collettivo meglio rappresenta questo grande chitarrista: "Firth of fifth".
Mi è dispiacuito non poter sentire brani suonati in altri concerti come "Hairless heart", "After the ordeal" , "The steppes", ma rimane sempre un concerto da ricordare! Due ore e mezza di autentica bravura, sogno e...fantasia!
 
Grande Hackett, accompagnato da una band di ottimi musicisti perfettamente all'altezza.
 
p.s.: tutte le foto di questo articolo sono fatte dal sottoscritto con la sua fedele Panasonic FZ50 (decisamente datata, ma sempre buona!)
 
alla prossima!
 




giovedì 24 settembre 2015

Aggiornata la pagina "Le mie pubblicazioni" con il romanzo edito da Genesis Publishing.

Al momento questo è tutto sull'argomento: in questo periodo sto lavorando a un nuovo romanzo e...se son rose fioriranno!

martedì 22 settembre 2015

L'arte di rimettersi in piedi di Amy Purdy

Sul foglio di guardia di questo libro colpisce la dedica:

"Questo libro è dedicato ai sognatori"

e in un blog come questo, dedicato alle storie, vere o fantastiche che siano, non poteva mancare il riferimento all'onnipresente sogno, che è quel che fa girare il mondo, alla fine.

La seconda e la quarta di copertina chiariscono non solo il titolo, ma anche la dedica: Amy Purdy, infatti, alla giovane età di diciannove anni, perse entrambe le gambe sotto il ginocchio per una infezione batterica che le lasciava poche possibilità di sopravvivenza.

venerdì 11 settembre 2015

martedì 8 settembre 2015

Perché si scrive? E in particolare: perché di fantascienza?



Sono certo che leggendo il titolo di questo post vi sarete detti “Ma no! Un altro che scrive un articolo su questa roba! Basta, non se ne può più!”” e avete ragione.

Un pochino.

In effetti non esiste praticamente un sito o un forum dedicato alla scrittura che non riporti da qualche parte questa domanda ripetuta più o meno in tutte le salse.

In realtà la domanda vera, dal mio punto di vista è: “Perché si scrive di fantascienza?” e, avendo realizzato anche qualche breve saggio storico, ci potrei mettere dentro anche qualche considerazione sullo scrivere di storia.

Nel 1985 Einaudi pubblicava “L’altrui mestiere” di Primo Levi, il quale analizzava i motivi per cui si scrive. Levi individuava nove motivi principali, senza tacere il fatto che volendo se ne sarebbero potuti trovare altri, spiegando i motivi della sua scelta.

Riporto qui sotto le parole di Primo Levi, che oltre che pacate sono anche molto oneste, integrandole con mie considerazioni (poi passeremo all’aspetto fantascientifico della cosa, promesso).

giovedì 3 settembre 2015

Ex-machina




L'intelligenza artificiale è da sempre stata uno dei temi più affascinanti per gli autori di fantascienza fin dai primordi della letteratura di genere ("I robot universali di Rossum", che ad ogni modo era un dramma teatrale), proseguendo con i millemila romanzi di Isaac Asimov (qualcuno si ricorda di R. Daneel Olivaw?) e terminando anche col sottoscritto, che nei suoi romanzi li tira spesso in ballo.
Il film tratta in pratica del Test di Turing, e per la trama vi rimando senz'altro a quanto potrete reperire in rete; quel che mi preme far notare è la conclusione del regista: Ava dimostra come il suo essere un costrutto dell'uomo e non un prodotto dell'evoluzione (intesa nel senso più 'naturale' del termine e non come variazione e adattamento, che nel suo caso viene invece ad essere completa ed estremamente funzionale) non sia di freno all'acquisizione di quelle caratteristiche che  - piaccia o non piaccia - hanno reso l'uomo quel che è.

Un (ex?) grande: Angelo Branduardi


Comincio questo post ricordandovi che sono stato un grandissimo fan del buon Angelo, e che non mi sono perso un tour, almeno da "Pane e rose" fino al concerto in Piazza del Santo a Padova. E questo la dice lunga, eh!

Però...però...i suoi ultimi album mi fanno pensare che ormai il Nostro abbia ben poco da dire.

Vorrei fermarmi in particolare sulla sua ultima fatica live "Camminando camminando...in tre".

In effetti dei live del Nostro, il migliore  - e sempre a mio parere - rimane lo splendido "Concerto"; il resto non è proprio all'altezza di un grande strumentista e compositore come Branduardi.

Prendiamo il primo "Camminando, camminando": è ok per quanto riguarda i brani dagli ultimi dischi e anche per alcune chicche come ad esempio "Vanità di vanità" o "Il violinista di Dooney", ma c'era proprio bisogno di ripresentare "La luna" o "Il dono del cervo" con tutti gli album intercorsi fra questo e il primo live?