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venerdì 27 novembre 2015

Comunicazione di servizio

Ciao a tutti i lettori,
volendo migliorare la visibilità delle scritte nel blog ho apportato alcune modifiche. Spero di non aver fatto troppo casino.
Inoltre ho aggiornato la pagina "Presentazione e avvisi", in particolare per la parte relativa al copyright.

Aggiornamento:
thank you so much a Simona, che gestisce il blog "Scritti a penna" per aver ospitato un mio breve intervento.
Il link è questo e il blog è fra i miei preferiti. Detto tutto!   ;-)

giovedì 26 novembre 2015

Recensione film: "Hunger Games: Il canto della rivolta"


Annuncio ai lettori: questo articolo svela il finale del film. Se non l’avete visto non leggete. Vi ho avvisati!

 

Il canto della rivolta” mi ha dato l’impressione dell’ennesimo classico caso di saga partita bene e arrivata un po’ maluccio.

Ho visto più o meno tutti i film della serie - non ho letto i libri e non credo che lo farò – e la recensione riguarda infatti l’ultimo di questi film e non i libri, sui quali non posso esprimere un parere.

Il gran finale di “Hunger Games”, nella sua versione cinematografica, lascia un senso di incompletezza e sa molto di occasione mancata. Manca di tensione, e quella che c’è viene persa per strada. Manca di spiegazioni che potrebbero essere utili a chi non ha letto i libri: molte cose vanno prese per buone senza sapere perché. Manca di coinvolgimento da parte dello spettatore, eppure le occasioni non sarebbero mancate. 


 
L’inizio della saga mi era piaciuto: l’ambientazione, pur nel ‘solito’ scenario post apocalittico era abbastanza originale e se la trovata dei giochi è di per sé abbastanza debole (mi ha fatto venire in mente “Rollerball” - quello con James Caan non il remake - che, nel suo genere e nonostante sia molto datato, è un vero gioiellino), il modo in cui sono stati presentati nei film precedenti mi aveva preso, offrendo innumerevoli possibilità per scatenare la fantasia di sceneggiatori e addetti agli effetti speciali.
Ho voluto lasciar perdere la claustrofobica condizione di unico territorio dichiaratamente abitato e fornito di tecnologia e cultura, come se all’esterno di Panem non esistesse altro che territorio desolato e disabitato. Potrebbe ad ogni modo essere plausibile uno scenario del genere, in cui i contatti fra isole di civiltà sono molto difficili o addirittura impossibili per le distanze e le difficoltà nel viaggio.
Ripeto: non ho letto i libri e magari fra le pagine la cosa viene spiegata in dettaglio, ma questo non è stato un impedimento al godermi i primi due film.
Ho anche preso per buona la situazione di un nucleo relativamente piccolo di civiltà dotato di tecnologie all’avanguardia e fonti energetiche in abbondanza pur senza trovare nei film alcun esplicito riferimento a fabbriche, laboratori, fonderie, miniere…insomma tutto quel contorno di risorse, materie prime, manovalanza e ricerca che sono indispensabili alla creazione e al mantenimento di una civiltà di quel tipo.
 
 

venerdì 20 novembre 2015

Fantascienza vs Fantasy


Il confronto fra fantasy e fantascienza – o la loro contrapposizione come generi letterari – non è di sicuro una novità nell’ambito delle discussioni più o meno accademiche fra lettori e appassionati dei generi.
Se, spinti da una insana voglia di creare conflitti fra persone notoriamente pacifiche, proviamo a gettare con apparente noncuranza una frase del tipo “ma secondo me il fantasy è migliore della fantascienza, che fa schifo” a un ignaro conoscente cultore di fantascienza – o girando la frase al contrario, di fantasy – vi consiglio di procurarvi subito elmetto e giubbotto antiproiettile, perché così facendo ci esporremmo agli strali – e non solo verbali - del fantasysta o fantascientista duro e puro, che difenderà a spada tratta le sue opinioni con ogni mezzo.
Non si sfugge alla regola della differenza di trattamento nemmeno in Rete, tant’è che utilizzando “fantasy vs fantascienza” come chiave di ricerca, in Google si ottengono 745.000 risultati, in massima parte centrati sulla differenza fra i due generi (per adesso tralasciamo le suddivisioni al loro interno).
Quel che è curioso, è che cercando “fantascienza vs fantasy” (stesso motore di ricerca) si ottengono invece 204.000 risultati. Qui sotto il copiaincolla delle righe con i risultati che ho ottenuto.

Per “fantasy vs fantascienza”:
Circa 745.000 risultati (0,28 secondi) 

Risultati relativi a fantasy e fantascienza
Cerca invece fantasy vs fantascienza
 

Per “fantascienza vs fantasy”:
Circa 204.000 risultati (0,42 secondi) 
Forse cercavi: fantascienza o fantasy


 
Il che fa supporre che per Google non sia la stessa cosa, visto che con la prima ricerca i termini sono messi in AND (la proposizione è vera se l’una E l’altra sono entrambe vere) e con la seconda in OR (la proposizione è vera se l’una O l’altra O entrambe sono vere).
Chi mastica un pelino di logica o programmazione capirà al volo - ma non me ne intendo di motori di ricerca, per cui lascio perdere. Accetto l’esistenza di questi misteri.
Credo che le differenze fra i due generi siano ben note a tutti, ma qui le riassumo in due parole, fermo restando che in caso di dubbi potrete rivolgervi a Wikipedia o simili.

mercoledì 11 novembre 2015

Recensione libro: Still Alice


Sono sicuro che molti di voi avranno visto il film, che ha fruttato l’Oscar a Julianne Moore, attrice che i suoi film li ha scelti abbastanza bene (fra quelli che ho visto in televisione o al cinema ricordo “Chloe”, “Hunger games”, “Il mondo perduto”, “I figli degli uomini”, “La mano sulla culla”) e con una filmografia di tutto rispetto. La sua gavetta l’ha fatta senza tanti clamori ottenendo infine il massimo riconoscimento nell’ambito del suo mestiere.
Qui parlerò brevemente del libro da cui il film è stato tratto.
L’autrice, Lisa Genova, è neuropsichiatra ma questo credo lo sappiate già e non mi dilungo sulla sua biografia, facilmente reperibile in Rete.


Vorrei soffermarmi piuttosto sullo stile di scrittura, che appare – almeno in questo libro - molto scarno ed essenziale, privo di grandi interventi introspettivi o elucubrazioni da parte dei personaggi e basato in pratica sui dialoghi e sulle azioni degli stessi. Difficile dire quanto sia mostrato e quanto raccontato: direi una via di mezzo. Abbastanza da centrare l’obiettivo ma senza strafare.
Penso che questo modo di scrivere sia conseguenza della naturale inclinazione di una persona che per mestiere racconta casi clinici nello stile asciutto e preciso del medico o del ricercatore, senza grandi giri di parole ma andando dritto a nocciolo della questione.
E per quanto possa sembrare paradossale, proprio questo modo di raccontare Alice e la sua discesa verso l’oblio rende la narrazione più efficace e rende il lettore maggiormente coinvolto.
A tratti, scorrendo le righe, ci si sente spaesati quanto la protagonista se non addirittura angosciati e – ripeto – senza nulla concedere ai grandi voli di fantasia o alla scrittura ricercata, ma solo mostrando i fatti.

Interessante il modo in cui la malattia viene affrontata dal punto di vista puramente medico e che illustra bene quali siano al presente le possibilità di cura (al momento praticamente nulle) e lo stato dell’arte della ricerca (la mia impressione è che si stia brancolando nel buio).
 

mercoledì 4 novembre 2015

Post semiserio: il nome fa il personaggio?



Uno dei problemi con cui si deve scontrare l’aspirante scrittore è la scelta del nome del/della protagonista, e guardate che qui c’è poco da scherzare: il nome in un libro è tutto e guai a non indovinarlo! Pena la discesa agli inferi dello scritto, lo sprofondamento nel Girone dell’Eterno Dimenticatoio (nota 1) (nota 1a) (nota 1b) e - da ultimo, ma non meno importante – l’azionamento in automatico – per effetto del Perfido Gnomo della Scrittura Imperfetta (nota 2) - della combinazione Alt + Ctrl + Del (nota 2a) che cancellerà istantaneamente ogni traccia del vostro sudato scritto dal pc (anche se non siete collegati a internet, sia chiaro: lo Gnomo non perdona e tutto vede, anche se scrivete al buio) e anche se avete fatto un backup su disco esterno da 512 TeraByte non collegato al pc.
Dunque, tralasciando i classici nomi tipo “Fermo” e “Lucia”, ma anche “Renzo”, che fa tanto da tipo insignificante e che non conosce una sola parola di latino perché alle medie non lo insegnavano e che mette un genitivo plurale maccheronico (“latinorum”) invece di un accusativo singolare (ma lo possiamo scusare, visto che perfino nel XXI secolo errori di questo genere se ne fanno) e scusate se non ho messo nemmeno una virgola in questo periodare così prolisso e ricercato per cui adesso mi fermo per riprendere fiato ma adesso la metto (nota 3),  questa è la virgola che vi avevo promesso  - fine intermezzo - occorre stabilire se il nome fa il personaggio. Ovvero se dal nome riusciamo a farci un’idea del personaggio, cosa che ci consentirebbe di evitare pagine di inforigurgiti sugli attributi fisici e sulle capacità dei nostri eroi.


Di conseguenza la tesi che difenderò in questo post sarà che il dare un certo nome a un personaggio può definirlo totalmente senza bisogno d’altro.