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lunedì 12 dicembre 2016

Pubblicità natalizia


Dopo il post di commiato dedicato a Greg Lake - il testo riportato è quello di "Lucky man", una delle sue composizioni più belle – qualcosa di meno triste: come sempre GDS Editore rende note le offerte di Natale per e-book e cartacei!
Inutile dire che oltre che a GDS sto facendo un po’ di pubblicità anche a me stesso, visto che questo editore ha pubblicato due miei romanzi!

Ebbene, fino a fine anno gli e-book saranno in vendita a 0,99 EUR; inoltre ci sono dei pacchetti per acquisti del cartaceo.

Qui di seguito i link relativi, sia per le offerte del mese che per le mie fatiche letterarie:

piccola pubblicità n. 2 (anche se non sul sito di GDS, ma qui chi vuole potrà leggere le prime pagine) 

Anche se in anticipo, buone feste a tutti!
 

giovedì 8 dicembre 2016

Greg Lake (1947 - 2016)






"Lucky Man"

 He had white horses
And ladies by the score
All dressed in satin
And waiting by the door

Ooooh, what a lucky man he was
Ooooh, what a lucky man he was

White lace and feathers
They made up his bed
A gold covered mattress
On which he was led

Ooooh, what a lucky man he was
Ooooh, what a lucky man he was

He went to fight wars
For his country and his king
Of his honor and his glory
The people would sing

Ooooh, what a lucky man he was
Ooooh, what a lucky man he was

A bullet had found him
His blood ran as he cried
No money could save him
So he laid down and he died

Ooooh, what a lucky man he was
Ooooh, what a lucky man he was

 


martedì 29 novembre 2016

Statistiche applicate al blog


Dai, dite la verità: in quanto gestori di un blog non è possibile resistere alla tentazione di dare un’occhiata alla sezione “statistiche” e vedere quanti accessi ci sono stati e da dove!
Bè, siccome non sfuggo nemmeno io a questa regola, dovuta all’umana curiosità, posso dare qualche cifra.
Il blog esiste da poco più di un anno (sarebbero poco meno di 15 mesi) ma arrotondo all’anno, per difetto, che tanto non influisce sulle statistiche.
Allora, il blog conta 47 articoli per una media di 3 al mese circa (che non è poi così male, se si considera il tempo disponibile).
I commenti sono stati 72, di cui la metà rappresentano le mie risposte ai 5cats che sono intervenuti; quindi si tratta in realtà di 36 commenti esterni a fronte di 47 articoli.
 
 

Vale a dire che ogni articolo – di media, visto che la maggior parte conta zero commenti – vede 0,7 commenti nell’anno (statisticamente è del tutto sbagliato, perché ci sono articoli più o meno recenti e io li sto considerando come se tutti fossero stati pubblicati un anno fa, ma non cambia il succo del discorso. I dati quindi non sono omogenei, ma non importa).
Stante che i commentatori sono proprio 5, davvero 5, esattissimamente 5  (voi, i famosi  5cats!) veniamo al dunque: i commenti li ho dimezzati (la metà infatti sono miei) perché mi pare parecchio scortese non rispondere agli interventi. Sarebbe come se uno ti parlasse e tu facessi finta di non sentirlo!

venerdì 11 novembre 2016

Recensione film: "Mine"


Mi è capitato di rado di parlar bene dei film italiani: troppi cinepanettoni, troppi film prevedibili, troppe macchiette, e recitazioni al limite dell’assurdo (e troppi brutti stereotipi della gente italiana, sia in Patria che nel mondo, cosa che trovo davvero insopportabile).
Che in anni recenti ci siano stati dei buoni prodotti è fuor di dubbio, ma quando si parla di cinema italiano è praticamente certo che prima vengono alla mente i vari “Vacanze in… (quel che è)” e poi tutto il resto. E adesso se chiedi in giro chi sono Zeffirelli o Pasolini solo i più stagionati rispondono senza esitazioni.
Nemmeno è un mistero che in Italia perfino un film come “Guerre stellari” nessuno avrebbe saputo farlo nonostante di suo sia di una semplicità e linearità sconvolgenti: è di una prevedibilità assoluta e richiama alla mente il classico finale del tipo “vissero tutti felici e contenti”. E’ una favoletta e nulla più eppure è uno dei film più visti e del quale si parla ancora nonostante sia uscito nelle sale nel 1977!
E…ehm…non mi sono perso nemmeno un film della serie. Ma questo lo dico sottovoce, perché adoro le scene di azione e gli effetti speciali. Come tutti so in partenza cosa aspettarmi, ma li guardo lo stesso.  Fine del mea culpa.

 


domenica 16 ottobre 2016

La Premiata, Branduardi, i viaggi e le montagne


Si dice che il computer ragioni per esclusione di ipotesi mentre l’uomo per associazioni d’idee.
Mentre – come programmatore – posso dirvi per certo che allo stato attuale delle cose il computer non ragiona per niente (come si usa dire “se gli passi spazzatura otterrai spazzatura” o come dice il sottoscritto “da specifiche del cavolo otterrai programmi del cavolo”), posso però confermare l’associazione d’idee che ha portato a questo post.
Beh, è successo che ascoltando in cuffia col volume a palla quella canzone della PFM che si intitola “Andare per andare” e che tra l’altro ha un testo che mi piace un sacco (e voi sapete quanto io sia difficile da accontentare con i testi) ho considerato nuovamente il tema del brano: partire, esplorare, scoprire. E poiché si viaggia e si scopre non solo andando in Antartide o in Patagonia – come molti fortunati possono fare -  ma anche soltanto andando in montagna (anche al mare, ma nel mio caso non fa testo), ho cercato in Rete delle citazioni / aforismi che parlassero di queste cose.
I risultati sono stati superiori alle mie aspettative, andando dal filosofare alle battute spiritose, dalle riflessioni e alle esperienze personali.
Così ne ho prese soltanto alcune – quelle che di più m’ispiravano – e ora le presento…con alcune aggiunte tutte mie. Molte le ho trovate molto adatte anche per chi scrive, come molti di quelli che stanno leggendo.
Va da sé che i copyright delle frasi che troverete qui sono di proprietà di chi le ha dette!
Alcune sono state dette da personaggi conosciuti e altre da perfetti sconosciuti; non ho fatto indagini per entrare nel merito. Mi sono piaciute e basta e così le ho prese, per quel che erano.
Magari piaceranno anche a voi.

lunedì 10 ottobre 2016

Recensione libro: "Come la vita è cominciata"



Riprendo – come promesso – l’argomento “paleontologia” parlando di “Come la vita è cominciata” di Alexandre Meinesz, edito da Il Castello.

Il libro a una prima occhiata alla scaletta degli argomenti appare ben impostato, e i primi capitoli infatti parlano di
- Quando la vita è cominciata?
- Dove?
- Come?
- Le prime forme di vita sulla Terra
e proseguendo con capitoli sulla contingenza (già incontrata negli scritti di S.J. Gould e che qui viene ampiamente ripresa) come il capitolo intitolato La quarta casualità (le altre tre essendo la genesi dei primi batteri, la formazione di cellule nucleate e infine la formazione di organismi pluricellulari).
La contingenza – sulle orme di quanto esposto a suo tempo da Gould -  tiene conto di tutte le variabili imprevedibili quali ad esempio le variazioni climatiche (viene ricordata la teoria della “Terra palla di neve”, così come le supereruzioni avvenute in quella che è l’attuale India) o la comprovata  caduta di asteroidi di grandi dimensioni, tutti eventi in grado di influire in modo pressoché casuale sul destino di migliaia di specie, rendendo l’adattamento ai vari ambienti inutile.
 
Quest’ultimo punto va chiarito: l’adattamento all’ambiente, per cui delle specie sono favorite rispetto ad altre che all’apparenza possono sembrare destinate all’estinzione, diventa inutile nel momento in cui un evento casuale e non prevedibile “decide” a caso quale specie sopravvive e quale no.
Questa linea di ragionamento si collega direttamente alle varie correnti di pensiero creazioniste, secondo le quali – nella loro versione moderna – questi eventi sono stati in qualche modo previsti o preordinati per far sì che alla fine comparissimo noi, i Sapiens.  
L’argomento viene affrontato, ovviamente in modo non troppo approfondito, anche nel libro, dove la posizione dell’autore non è quella creazionista.

sabato 1 ottobre 2016

Scrittura e scrittori: Stephen Jay Gould e la vita meravigliosa


Un cordiale “ben-ri-trovati” ai 5cats!

Il soggetto di questo articolo è il paleontologo Stephen Jay Gould (1941 – 2002), uno dei personaggi che maggiormente ha influenzato il dibattito scientifico negli anni ’90 del secolo scorso (fa già un certo effetto parlare del “secolo scorso” non trovate?).
Gould è stato importante per le sue interpretazioni in campo evoluzionista, cosa che ha creato dibattiti anche molto accesi con i colleghi sia per quel che riguarda con l’interpretazione della teoria evoluzionistica in primis, e in generale con la visione scientifica della realtà.
Come sempre, gli interessati troveranno in Rete informazioni sul personaggio e sulla sua carriera sia come paleontologo che come divulgatore.

 
In particolare - non essendo paleontologo, anche se la materia mi ha interessato molto e continua ad affascinarmi tuttora – mi soffermo sul Gould in quanto divulgatore e scrittore.

Autore di molti saggi raccolti in vari volumi – ricordo qui solo quelli che ho letto: “Quando i cavalli avevano le dita”, “Risplendi grande lucciola”, “Bravo brontosauro” – Gould si faceva notare per lo stile sempre fresco e spigliato, mai pedante e sempre pieno di grande sense of wonder e di umorismo.  

A suo onore va anche il fatto di aver sempre integrato i suoi scritti con considerazioni e ricerche che andavano ben oltre quello che poteva essere il suo campo – forse troppo ristretto anche per lui – dando quindi al lettore una panoramica il più possibile completa sull’argomento trattato.

sabato 10 settembre 2016

Ci facciamo un giretto?


Non me ne vogliano i 5cats se l’articolo di oggi sarà di taglio un pochino diverso dal solito (ma tanto comincia a diventare un’abitudine!): si tratta di una situazione in cui la realtà sta per superare la fantasia e per un astrofilo/fantascientologo come il sottoscritto non è possibile sottrarsi al fascino di certe cose.
Spero sia così anche per voi.

E’ del mese scorso la notizia della scoperta di un pianeta che ruota intorno alla stella più vicina: Proxima nel Centauro.
Si trova a 4,2 anni luce, che se vi sembrano pochi sono sempre – in cifra tonda – qualcosa come quarantamila miliardi di chilometri. Non esattamente a due passi.
Il pianeta (dati non definitivi) sembra essere poco più massiccio della Terra, il suo anno dura circa 11 giorni dei nostri e – udite udite – si trova nella fascia abitabile della stella, vale a dire alla distanza giusta per permettere l’esistenza di acqua allo stato liquido!
Com’è naturale, non si sprecano le supposizioni sull’eventuale presenza di vita su Proxima b (questo il nome del pianeta, per ora) ed è troppo presto per trarre delle conclusioni ma…la cosa è davvero intrigante.
Molte sono le variabili in gioco per poter trarre qualche genere di conclusione: l’esistenza o meno di un’atmosfera e la sua composizione, il fatto che molto probabilmente il pianeta volge sempre lo stesso lato verso il suo sole, e così via.
Proxima è estremamente debole vista da qui, nonostante sia la stella a noi più vicina, ma il pianeta riceve grosso modo i 2/3 dell’energia che arriva sulla Terra, a motivo della vicinanza al suo sole: circa 7 milioni di chilometri.
Inutile dire che se si trovasse a quella distanza dal nostro Sole si tratterebbe più che di un pianeta, di un masso incandescente.

mercoledì 31 agosto 2016

Recensione film: "Paradise Beach"


Buongiorno a tutti!

Di solito un articolo in questo dimenticato blog si trova grossomodo ogni paio di settimane; stavolta accorcio un po’ i termini per recensire quello che a mio parere è un po’ una novità nei film di genere.

Vi dico subito che “Paradise beach” NON è una sorta di remake dello “Squalo” e in fin dei conti non c’ha poi molto a che fare: mentre lo “Squalo” (sempre che qualcuno di voi se lo ricordi) puntava più sull’ottusità delle autorità, incapaci o restie ad affrontare la situazione, “Paradise beach” punta più sulle necessità di far funzionare la materia grigia quando si tratta di uscire da una situazione apparentemente senza sbocchi.
Al di là della (notevole) avvenenza della protagonista Nancy che è anche in gamba nella recitazione; il film è una goduria sotto qualunque punto di vista.

martedì 23 agosto 2016

Recensione libro: "C'è qualcuno là fuori?"


Buongiorno a tutti!
 
II post di oggi potrebbe apparire un po’ strano, non solo per via dell’argomento, ma anche perché mi ha richiamato alla memoria un paio di fatti che pensavo ormai sepolti nei labirinti della memoria.
La recensione riguarda un agile ma interessante libro: “C’è qualcuno là fuori?” rappresenta l’ultima fatica della sempre splendida Margherita Hack, che non visse abbastanza per vederlo completato e pubblicato. L’onore e l’onere di portare a termine l’impresa toccò a Viviano Domenici, che ha completato un ottimo lavoro.
La copertina del libro rende giustizia – a mio parere – a quella grande astronoma (lasciate perdere l’Accademia della Crusca: “astronoma” è un termine vecchio quanto il mondo, e che le ministre e le sindache dicano quel che vogliono: “astronoma” le batte tutte) che era la Hack, insieme al suo sempre grande senso dell’umorismo e al tempo stesso unendo la meraviglia e la curiosità che sempre hanno segnato la sua vita e i suoi scritti.


 
 
Nonostante il titolo, il tema centrale del libro non è tanto fare ipotesi sulle probabilità che esistano gli alieni o sull’aspetto che potrebbero avere o cose simili, anche se si tratta di temi comunque affrontati; piuttosto si sofferma – con vera azione di debunking (che possiamo tradurre più o meno come “sbufalamento”) sui vari argomenti presentati nel corso del tempo per dimostrare la presenza sulla Terra di una moltitudine di creature aliene.

mercoledì 10 agosto 2016

Il silenzio degli editori


Tocchiamo, con il post di oggi, uno dei punti dolenti degli scrittori e degli aspiranti tali:
 
il rifiuto degli editori o, peggio, il silenzio degli editori

In effetti assomiglia più a qualcosa tipo “Il silenzio degli innocenti” ma tant’è  (nota 1). Di fatto c’è poco che per uno scrittore si dimostri fonte di apprensione tanto quanto l’invio del manoscritto a un editore che poi non si fa sentire.
Una buona parte di chi legge queste righe ha avuto certamente a che fare con il difficile parto di quelle duecento pagine / trecentomila battute spazi compresi / ovvero saga in stile “Signore degli anelli” che, dopo innumerevoli correzioni, modifiche, taglia e cuci, impaginazioni e cura per il dettaglio viene poi inviata a quei - pochi – editori che si occupano del genere di cui abbiamo scritto.
 
 
Non prendo in considerazione l’autopubblicazione, mondo un po’ a sé stante e per il quale non mi pronuncio, non avendone esperienza.
Piuttosto mi riferisco all’attesa non proprio tranquilla dell’autore che giorno dopo giorno – che sia in ferie o al lavoro – sbircia sudando freddo la sua casella di posta alla ricerca di un qualsiasi segno di vita da parte di quelle entità misteriose chiamate “editori”.

lunedì 25 luglio 2016

Lo scontro del secolo: cartaceo vs ebook!


Vorrei affrontare l’annosa questione (annosa si fa per dire, visto che non si tratta di secoli e neanche decenni e magari non è neanche una questione di qualche importanza) nella frattura fra lettori digitali e lettori cartacei.
Se come scrittore – o presunto tale - non posso fare a meno del computer (e direi che non ho proprio voglia di tornare ai tempi della stilografica e lezioni di bella grafia o della macchina da scrivere col correttore) come lettore sono stato anch’io tentato di virare verso l’ebook.
Per alcuni la questione si pone su due concezioni del mondo in antitesi: da una parte i moderni, dall’altra i trogloditi.

 
Devo osservare – e mica tanto di sfuggita – che non avendo uotsapp nel cellulare ed essendomi permanentemente cancellato da feisbuc mi sono guadagnato sul campo il soprannome di “TROGL”, e non ci vuole mica tanto a capire che significa.
Vabbè, d’accordo, ma sono un trogl che usa il computer, questo bisogna riconoscerlo!

lunedì 4 luglio 2016

James Tiptree e la scrittura maschile e femminile


Ciao a voi 5cats!

Prima di tutto un annuncio: visto il periodo estivo, la voglia di staccare la spina determinata dal mantenimento della sanità mentale, vi informo che gli aggiornamenti saranno un pochino più radi in questo periodo, in attesa di recuperare (si legge “ammesso che abbia ancora idee”) più avanti.
Se ne avete voglia venitemi pure a trovare!

Argomento di questa puntata:

James Tiptree e la scrittura maschile e femminile

Non venitemi a dire che è un argomento che avrei dovuto lasciar perdere: sotto sotto lo sapete che ci sono delle differenze, ma qui molto semplicemente dico la mia.
Come un grafologo è in grado di dire (con una buona dose di precisione) se uno scritto autografo appartiene a un uomo o a una donna, così il modo di scrivere può essere rivelatore del sesso dello scrivente.
Qui non si tratta di stabilire se scrive meglio l’uomo o la donna – è una questione di nessuna importanza – si tratta piuttosto di capire in che cosa sta la differenza nel modo di scrivere.

Quella che in genere salta all’occhio del lettore (qui va inteso nel senso di lettore/lettrice e non me ne vogliano le puriste della lingua che preferiscono leggere sindaco/sindaca o ministro/ministra…che a me sembrano delle emerite schifezze, checché ne dica l’Accademia della Crusca: il termine indica la funzione della persona di per sé, e non altro…per non parlare di “petaloso”, che all’inizio mi stava simpatico, adesso lo detesto) sta nelle descrizioni di personaggi e luoghi e in quelle degli stati d’animo: in generale le descrizioni maschili si soffermano su quanto si vede a occhio, quelle femminili sulle impressioni (non è sempre vero, ma mi sembra che in generale sia così); per un uomo la narrazione dei dialoghi o della reazione a un fatto parla di per sé, mentre una donna in genere preferisce approfondire - e non poco – sensazioni, emozioni e reazioni.

domenica 26 giugno 2016

Post semiserio: parliamo di statistiche


Vorrei tirare le somme di undici mesi di bloggeraggio (passatemi il termine): tanto è passato dal primo post.

Non titolo questo post con qualcosa come “Vita da blogger” o simili, perché “Storie e fantasia” non rappresenta il mio interesse principale – elemento credo necessario per potersi definire blogger – e il tempo che impiego per i post va diviso per tutto il resto; non solo lavoro e famiglia, ma anche interessi vari (modellismo, scrittura, lettura e a volte perfino una serata di fronte alla TV).

 


I dati che presento sono quelli congelati al 24 giugno 2016.
Tralascio le statistiche dei post più popolari, perché in linea generale vedono comunque in cima alla classifica i più recenti, com’è naturale; tuttavia nella lista che presento qui sotto (con spudorato copiaincolla delle righe) ci sono due o tre cose che ho trovato interessanti, sia pure per motivi diversi:

Post più popolari



Nessuna meraviglia che appunto i post recenti (i primi quattro, per intenderci) siano i più letti, ma sorprende che un post vecchiotto come “Perché si scrive? E in particolare: perché di fantascienza? si trovi fra i più gettonati.

sabato 4 giugno 2016

Scrittura, ricerca e documentazione


Un cordiale “benritrovati” ai superfedelissimi 5cats che bazzicano da questa parte dell’impalpabile confine del web!
Ho scelto per tema un argomento che spesso si dà per scontato, ma non lo è. Non troppo, almeno, visto che a volte anche autori di una certa levatura fanno cilecca, salvo poi dire che si trattava di esigenze narrative (ma questo ve lo spiego più avanti, come vedrete).
Mettendo quindi il titolo in mezzo alla pagina come di consueto, posso annunciare che oggi parleremo di

La documentazione e la ricerca nella scrittura

Il tema del post non è davvero nuovo: ne ho accennato nell’articolo relativo alla Logorrea dello Scrittore e anche nell’articolo ospitato dalla sempre gentilissima Anima di Carta e relativo alla fantascienza.
Giuro che poi non ne parlo più, ma forse qui troverete qualche informazione utile.
Come al solito si tratterà di una chiacchierata un po’ basata su esperienze personali e un po’ sul generico, e sempre senza avere la pretesa di riuscire a dire tutto sull’argomento.
Vista la lunghezza del post avevo all’inizio pensato di dividerlo in due parti ma poi ci ho ripensato: sarebbe solo un sotterfugio per costringere qualcuno a ripassare (un po’ come quando il telefilm finisce sul più bello e ti tocca sorbirti il resto alla puntata successiva, o come nelle TV private, quando ti mettono la pubblicità dieci secondi prima della fine del film e ti tocca aspettare per sapere come va a finire).
Per cui…abbiate pazienza di arrivare fino in fondo: troverete alcune cose già dette, ma anche qualche dritta che magari potrebbe servirvi.

*********

Comincio col dire che spesso e volentieri la ricerca e la documentazione NON sono indispensabili, o comunque non del tutto: se un romanzo è ambientato nella mia città, che conosco a menadito, è abbastanza improbabile che mi metta a cercare notizie particolari, sempre in relazione alla profondità che le descrizioni o le notizie sono destinate ad avere nel contesto del racconto.
Per esempio, ho ambientato buona parte del “Diario di Sabet” a Padova, mia città natale, che posso dire di conoscere molto bene, il che mi ha risparmiato un po’ di pensieri per quel che riguarda inesattezze e notizie da inserire. Ho eseguito ugualmente diverse visite sui luoghi oggetto delle azioni che vi si svolgono per tenere bene a mente  - per esempio – la posizione delle colonne dei portici (indispensabili per la scena della sparatoria), le iscrizioni sulla fontana che si trova in Piazza delle Erbe (stesso motivo), le vie nei paraggi, eccetera.
Tra l’altro alcune descrizioni presenti nel romanzo fanno riferimento alla mia precedente sede di lavoro, per la serie “non si butta via niente”!
Ho immaginato una viabilità cittadina un pochino diversa dall’attuale, ma trattandosi del prossimo futuro…potrei averci azzeccato. Ma ne parleremo nel 2028: non ci manca poi tanto.
 

lunedì 30 maggio 2016

Una volta si vedeva, ora mica tanto...


Hola 4cats!
Qualcuno - tra i quali il sottoscritto -  si ricorda ancora di quando i cieli erano davvero bui e perfino alla periferia della mia città era possibile vedere la Via Lattea.
Inutile dire che l'illuminazione cittadina - seppure necessaria - ci ha tolto il piacere di spingere il nostro sguardo fino ai confini del nostro vicinato cosmico.
La foto che vi presento l’ho fatta il 12 gennaio 2002: si tratta della Galassia del Triangolo, e che ci crediate o no, è visibile ad occhio nudo alla bella distanza di circa due milioni e mezzo di anni luce.
Trovarla è abbastanza facile, ma occorre avere l’occhio adattato all’oscurità e un minimo di pazienza.
Il risultato migliore si ottiene con quella che viene chiamata “visione distolta”; un po’ come guardare con la coda dell’occhio.
Guardate che la galassia del Triangolo – conosciuta anche come M33 – è grandina eh! Misura circa il doppio delle dimensioni della Luna piena (in fotografia ben di più).
Per trovarla dovete individuare Andromeda, confinante col grande Quadrato di Pegaso. La stella centrale di Andromeda da un lato porta  - seguendo il percorso di due stelline  - alla Galassia di Andromeda (che è ancora più facile da vedere a occhio nudo); nella direzione opposta nei pressi di un triangolo di stelle ben visibile - la costellazione del Triangolo appunto – è possibile vedere la galassia spirale più lontana del nostro gruppo di galassie di cui facciamo parte.


 
Se pensate che se ne possano vedere molte state freschi, la lista è questa:
- la Via Lattea (e se non l’avete mai vista vuol dire che non siete mai usciti dal centro città)
- la M31 o Galassia di Andromeda – facile
- la M33 o Galassia del Triangolo  - difficilina ma non troppo
- le due Nubi di Magellano, che da queste latitudini non si possono vedere. Chi le ha viste racconta che è qualcosa che non si dimentica. Forse un giorno riuscirò a vederle anch’io
Pare che qualcuno con vista di falco e condizioni di cielo eccezionali sia riuscito a vedere perfino M81 e Centaurus A: la cosa non è probabilmente impossibile, essendo di poco più deboli di M33 ma più compatte. Siamo ad ogni modo ai limiti delle possibilità dell’occhio umano!
 
p.s.: per la foto ho usato un semplice teleobiettivo 200/3,5 e 5 minuti di posa: chi ha detto che servano sempre i telescopi?
 
Ovviamente la colonna sonora del post è “Sirius” dei Clannad, manco a dirlo!

venerdì 20 maggio 2016

Una delle mie comete: Hale-Bopp - 1997 - Per tutti quelli che sognano spazi sconfinati.



Ricordo che faceva un freddo boia!
Ma del resto eravamo a marzo e la temperatura avrebbe dovuto essere perlomeno sopportabile, considerando il maglione e il K-Way che indossavo.
Ma il vento - contrariamente alle mie aspettative - era gelido e tagliente (non scherzo) a quota 1366 e con raffiche che mi costringevano a rannicchiarmi dietro l’auto, quando arrivavano, per evitare una vergognosa morte per assideramento.
Tra l’altro ero convinto che tutte le foto – per via del vento – sarebbero risultate mosse, che il vento avrebbe spostato il cavalletto. E invece no!
Questa ve la presento a memoria di quell’incredibile notte.




E anche questa:  
 


Fatte dal sottoscritto con una analogica Fujica STX-2 e pellicola Fuji 400 ASA. Posa di 5 minuti con teleobiettivo 200/3,5 e obiettivo normale 50/1,9. Inseguitore Vixen e cavalletto Manfrotto.

La Via Lattea invernale è prossima al tramonto; la costellazione sopra la cometa, quella a forma di W è Cassiopea; a sinistra l'ammasso di Alfa Persei. La Galassia di Andromeda è appena tramontata, sotto l'orizzonte. 
Fra Cassiopea e l'ammasso di Perseo si trova il Doppio Ammasso (NGC 884 e NGC 869). Tutti questi oggetti sono visibilissimi ad occhio nudo, se il cielo è buio.
La cometa ha due code (sono sempre due): quella azzurra è la coda di gas, ed è quella che si trova in direzione opposta al Sole; l'altra è la coda di polveri, che grossomodo segna la traiettoria vera della cometa.
La struttura visibile a destra è la cupola dell'Osservatorio di Cima Ekar.
Il cielo stellato può dare autentica emozione...
E non ditemi che rimanete impassibili di fronte a queste cose!
 
 
 
 

giovedì 19 maggio 2016

Liebster Award!


Scusate il ritardo nel rispondere all’invito del Liebster Award!
La nomination è venuta da Anima di Carta, che ringrazio davvero: primo, perché non avevo la minima idea che esistesse qualche tipo di nomination per i blog…più sconosciuti e poi perché una nomination era proprio l’ultima cosa che mi aspettavo, visto che sono l’ultimo arrivato.
Per quel che riguarda le risposte alle domande, si trovano nella sezione “commenti” del suo blog e siccome di qui passate solo voi 4cats, sono sicuro che le avrete lette.



Ma le metto lo stesso:

1.Il genio della lampada esaurisce un tuo desiderio. Qual è?
Andiamo sul difficile: mi piacerebbe conoscere tutto. Ma proprio tutto!
2.Come ti vedi tra dieci anni?
Più decrepito, ma sempre con la voglia di cose nuove. Spero.
3.Come sei la mattina, appena alzato/a?
Nel migliore dei casi...rintronato!
4.Una parola che ti descrive?
Qualcuno mi ha definito "lapidario". Io mi definisco un sognatore.
5.Il libro che porteresti su un’isola deserta?
Quello che scriverò, naturalmente!
6.Credi nell’esistenza degli Angeli?
No, ma mi piacerebbe tanto.
7.Il primo ricordo che hai di quando eri piccolo/a?
Una giornata autunnale e grigia, pioggia, guardando fuori dalla finestra.
8.Un film che ti ha fatto piangere?
"AI", il finale.
9.Se fossi un animale, saresti...?
Indeciso fra aquila e lupo. Nonostante le apparenze non sono poi tanto diversi...a parte le ali.
10.Un personaggio storico che ammiri?
Gli esploratori in generale.
11.In qualche epoca avresti voluto vivere?
Nel futuro, per sapere come sarà.

A questo punto dovrei scrivere 11 cose su di me però, davvero, non saprei cosa scrivere (il che, detto da uno che scrive, fa un po’ ridere, no?).  
Proviamo, improvvisando, così come viene (alcune cose però le sapete già):

1 – dovendo scegliere fra mare e montagna preferisco la montagna
2 – detesto leggere più libri in contemporanea
3 – so fare il sushi, anche se senza il pesce crudo perché non piace a nessuno; però so cucinare abbastanza benino
4 – costruisco modelli di velieri (ma anche modellini in plastica, preferibilmente navi)
5 – adoro il vento e la buona musica (anche se non coincide con quella preferita dalla maggior parte delle persone)
6 – sono stato astrofilo (adesso non riesco a starci dietro: troppe cose da fare e solo 24 ore al giorno per fare tutto)
7 – ho visto o fotografato 6 comete (Liller, Hyakutake, Hale-Bopp, Linear, Levy e una di cui non ricordo il nome, ma forse anche un’altra)
8 – anche se so fare il sushi, nulla vale quanto sopressa, pane e un bicchiere di vino in buona compagnia, magari in una baita
9 – il mio indirizzo email prende il nome dalla parte di universo nella quale viviamo (indovinate!)
10 – anche se sto bene in compagnia sto benissimo anche da solo
11 – mi piace la torta di mele

La faccia che ho fatto quando ho scoperto di essere stato nominato

Ma non vorrei fare nomination, non saprei da che parte cominciare: tutti i blog che ho nella lista preferiti (noterete la nuova entrata di Appunti a Margine) sono, chi per un motivo chi per un altro, interessanti e meriterebbero la nomination.

Vabbè: consideratevi tutti nominati! Oh, là!
E per rispondere alle domande...rispondete alle 11 domande che non vi aspettereste mai che vi venissero fatte (di qualunque cosa si tratti!).

Colonna sonora del post sul Liebster Award: “American dream” dei Dead can Dance dall’album “Towards the within” .

 

giovedì 12 maggio 2016

Recensione film: "Sicario"


La recensione di oggi riguarda un film uscito nelle sale alcuni mesi fa (a dire il vero l’anno scorso) e sul quale ero indeciso se parlare o no in questa sede. Di sicuro ora al massimo lo trovate in DVD.

Sicario” a mio parere è un film eccellente, per vari motivi:
- anzitutto l’interpretazione dei protagonisti, primi fra tutti Emily Blunt (già ammirata in “Edge of Tomorrow” con Tom Cruise) e Benicio Del Toro, quest’ultimo in un'interpretazione assolutamente magistrale
- la fotografia, che è essenziale, i colori scolpiti nella pietra e che non lasciano spazio al verde o all’azzurro, a sottolineare l’atmosfera sempre spigolosa e disperata che pervade il film, questo al di là dell’ambientazione nelle terre di confine messicane
- la scelta delle situazioni e delle immagini, tali da far capire – nella loro crudezza ed essenzialità – chi sono i personaggi e come e perché agiscono in un certo modo.



Benicio Del Toro è convincente nel ruolo di chi ha perso tutto a causa della malavita organizzata e decide di passare il tempo che gli resta a far piazza pulita del marciume.
Lo fa quasi senza odio – sebbene ne abbia ben motivo – e l’impressione è quella del “è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo”; non gode in modo particolare nell’uccidere i suoi nemici ma nemmeno vuole farli soffrire.
Traspare sempre l’anima di un uomo “rotto” dentro che pur sapendo quel che fa e pur rendendosi conto di essersi infilato in un percorso in discesa verso la perdizione totale non si tira indietro, come se accettasse la propria dannazione in questa terra e anche oltre. O forse la desidera.

Emily Blunt, dapprima in cerca di carriera, diventa via via disincantata sul mondo che si trova ad affrontare. Lei, che segue le regole e nonostante tutto cerca di rispettarle e di farle rispettare, si trova nel giro di una giornata catapultata in un mondo in cui le regole non esistono, come non esiste proprio alcun modo per farle rispettare.
Il conflitto interiore che la pervade per tutto il film non è destinato a trovare una soluzione soddisfacente, ma per questo vi rimando agli ultimi minuti del film, in cui dovrà fare una scelta che potrebbe costarle la vita…proprio a causa di chi dovrebbe essere uno dei buoni (non vi dico quale, vi dico solo che carica la pistola e gliela punta contro).

domenica 24 aprile 2016

La solitudine dello scrittore


Da più parti – nella fattispecie blog sparsi qua e là nella virtuale rete internettiana – si sottolinea un fatto che potrebbe sembrare lapalissiano (non è una parolaccia, significa solo “talmente evidente da non richiedere spiegazione”; caso mai chiedete al signor De La Palisse, di cui si dice che un’ora prima di morire era ancora vivo) ,ma non lo è.
Il fatto è citato è questo:

Scrivere è un’attività solitaria

Per essere più precisi: è un’affermazione evidente per chi scrive, ma non per chi non scrive, e questo semplicemente perché nessuno può capire – per quante parole ci mettiate per spiegarlo -  cosa vedete nella vostra mente quando mettete su carta i vostri pensieri.
O, meglio, quando scriviamo (portate pazienza: sarò anche un pochino presuntuoso ma penso di potermi qualificare anche come scrittore).

E’ un po’ come quando si cerca di raccontare un sogno che abbiamo fatto: in nessun caso riusciremo a rendere pienamente e veramente quel che abbiamo visto e sentito nei nostri viaggi notturni.

martedì 12 aprile 2016

Doppia recensione: "Esiste un posto bellissimo" e "Esperienze di premorte"

Continuo le recensioni con due libri che trattano un argomento abbastanza controverso e tutt’altro che facile, in precedenza solo “sfiorato” in occasione della recensione dell’autobiografia di Amy Purdy, nel suo “L’arte di rimettersi in piedi”: le NDE.
Conosciute in italiano anche con il termine “esperienze di pre-morte”, quello delle NDE è un argomento al tempo stesso intrigante e scomodo, sia per chi ci crede sia per gli scettici.
Questa dualità nelle posizioni non deve stupire, trattandosi di esperienze del tutto soggettive e perciò non investigabili con il metodo scientifico, come comunemente inteso: cioè la ripetibilità dell’evento non può essere né richiesta né tantomeno cercata (si tratterebbe infatti di portare in punto di morte delle persone per poi rianimarle e farsi raccontare l’esperienza vissuta)!
 
Dal mio punto di vista – e fatta sempre salva la buona fede di chi riferisce esperienze come questa – la sostanziale coerenza dei resoconti, il fatto che appaiano diverse in tutto rispetto a esperienze avute sotto l’effetto di droghe o farmaci che possono indurre allucinazioni e non ultimo l’effetto positivo che hanno in genere su chi le ha vissute, mi fanno pensare che siano da considerare reali.
Anche qui serve un distinguo: capire cioè se il termine “reale” sia da intendere in senso fisico (quindi come reazione del cervello o più in generale dell’organismo di fronte al pericolo di vita) o in senso metafisico (vale a dire come autentica esperienza che trascende la realtà umana).

venerdì 25 marzo 2016

Recensione libro: "Rivelazioni" di Massimo Polidoro


Quando vidi questo testo in libreria non volevo crederci: Massimo Polidoro che scrive un libro con un titolo degno di “Voyager”! Non era possibile che proprio lui avesse fatto un completo voltafaccia e si fosse messo a scrivere qualcosa tipo pseudoscienza/fantarcheologia/fantaspiritismo!
E poi la copertina, in perfetto stile Adam Kadmon, col volto mascherato e l’occhio indagatore: non mi tornava.
Doveva essere un titolo all’insegna dell’ironia, cosa che accertai all’istante, sfogliando le pagine.
Inutile aggiungere che poco dopo ero a casa pronto a tuffarmi nella lettura.
 
 
Col suo solito stile spigliato e colloquiale, Polidoro ci offre in questo “Rivelazioni” una carrellata dei misteri degli ultimi secoli, rivisti e aggiornati all’insegna delle prove, dell’informazione e di una sana dose di buon senso.
Il libro viene suddiviso per macroargomenti, come ad esempio:
- complotti e cospirazioni
- tesori perduti e codici segreti
- magia
- i misteri di Leonardo da Vinci

sabato 12 marzo 2016

Keith Emerson ci ha lasciati


Non mi capita spesso di scrivere un articolo di getto: di solito coltivo l’idea per qualche tempo e poi   con calma – la metto su carta virtuale, la leggo, la rileggo, la sistemo e poi la metto in rete.
Ma la notizia di oggi è una di quella che in un certo senso ti fanno sentire come se fosse venuta a mancare una figura che ti ha accompagnato per decenni.
Ho letto oggi della morte di Keith Emerson.

Ricordo che a circa 12 anni ascoltavo il disco omonimo “Emerson, Lake & Palmer” e “Tarkus”, con la sua suite di oltre venti minuti.
Un anno dopo, oltre a “Dark side of the moon” dei Pink Floyd, ascoltavo anche “Pictures at an exhibition”.    
 
Se qualcuno ha il sospetto che un moccioso di 13 anni che ascolta quella roba sia sbarellato, potrebbe anche avere ragione.
E tuttavia Keith Emerson rimane uno dei maggiori virtuosi delle tastiere, un compositore eccellente e un punto di riferimento per i tastieristi prog.
Al di là delle sue esibizioni esagerate – il prendere a coltellate le tastiere, l’arrampicarsi sui tralicci di sostegno del parco luci, lo scrivere “ELP” con la bomboletta spray sul palco – Emerson, a sentirlo parlare, mi ha sempre dato l’impressione di una persona schiva, quasi timida.
Come se avesse un lato caratteriale da mostrare sul palco, e uno - forse quello più vero – che mostrava al di fuori dell’esibizione di fronte al pubblico.
 

venerdì 26 febbraio 2016

Scrittura: la logorrea dello scrittore


Un cordiale saluto ai miei fedeli four cats!

il mio tipico lettore ripreso in piena azione!


Questo post  di Anima di Carta mi dà l’occasione per parlare di un argomento che avevo in mente da tempo:

Gli Scrittori Che Scrivono Troppo

Ovvero: quante volte avete letto romanzi che avrebbero beneficiato di un numero di pagine decisamente minore delle cinque o seicento e passa che vi siete sorbiti, magari a malincuore?
E quante volte avete saltato pagine intere per arrivare al nocciolo della questione?
E quante volte avete pensato che molte pagine erano un riempitivo e che non ve ne importava niente delle ultime cinquanta che avevate letto?
Bene. Ci siano capiti.
Per esporre l’argomento potrei essere costretto a citare testi e autori – per cui è possibile che il post contenga anticipazioni su qualche libro che vorreste leggere -  ma farò del mio meglio per non rovinarvi troppo il finale, anzi, mi impegno a non svelare nulla di trame e finali!
Anzitutto devo ammettere di essere recidivo e quindi estremamente colpevole: ho acquistato libri di autori che so essere logorroici oltre misura, e so anche che durante la lettura salterò ‘n’ pagine – dove ‘n’ è un numero compreso fra una decina e un centinaio almeno, ma anche di più – ma so che nonostante questo il libro mi piacerà, anche se avrei preferito qualcosa di meno pesante. In termini di chilogrammi di carta oltre che di sopportazione.
Magari anche a voi è successa la stessa cosa, e non ne siete rimasti soddisfatti.

domenica 14 febbraio 2016

Recensione libro: "Marcia fatale" di Adam Zamoyski



La recensione di oggi riguarda un ottimo saggio ad opera di Adam Zamoyski, autore per me del tutto sconosciuto prima di acquistare il suo libro, ma che ha dimostrato di valere la pena leggere.
Marcia fatale” ha per argomento la spedizione della Grande Armée napoleonica in Russia, nel 1812.

E’ noto a tutti che la storia è un argomento che mi ha appassionato e che tuttora esercita il suo fascino sul sottoscritto, tuttavia non sono mai stato interessato al periodo napoleonico. Nonostante ciò, l’arrivo di un testo esauriente sulla ritirata napoleonica in Russia ha rappresentato una novità notevole, visto che in precedenza quasi nulla si trovava in circolazione.
Quindi, per saperne di più su un argomento tanto “misterioso”, ho affrontato la lettura di questo tomo di 486 pagine fittamente scritte (più quasi altre cento di note e bibliografia).

 


Solo la prima parte, dedicata alla situazione politica, alle beghe di corte e ai rapporti fra Stati, può risultare un po’ lenta, ma mai noiosa, sia per l’ottima scrittura dell’autore sia per l’abbondanza d’informazioni.

sabato 30 gennaio 2016

Scrittura creativa, lezione uno


Lezione uno di scrittura creativa…secondo me: non consideratela alla stregua di un manuale o qualcosa del genere. Ci sono un sacco di persone che queste cose ve le possono spiegare meglio e con più metodo.
No: in questo post semplicemente farò un sunto del mio modo di procedere in generale, in omaggio al principio che la creatività si può permettere di deviare dalle regole. Ovvero: ci sono delle linee guida che è opportuno e necessario seguire perché si tratta mettere a frutto le esperienze di altri e utilizzare metodi che si sono rivelati validi e che continuano a esserlo, ma questo non significa seguire alla lettera (stavo per scrivere “asinamente”) indicazioni che con un po’ di iniziativa possiamo adattare alla nostra personale inclinazione ottenendo di lavorare meglio.
Penso quindi di affrontare per punti la questione della stesura di uno scritto - che può essere un post come un romanzo – e se tutto va bene qualcuno potrà trovarci qualcosa di interessante…spero.
Il tutto – ripeto – da un punto di vista del tutto personale e non “manualistico”: ci sono fior di blogger (e basta vedere la mia lista dei preferiti)  che di indicazioni, dritte e ottimi consigli ne hanno da vendere e alcuni di loro sono gente che lo fa per mestiere.
Del resto un blog è un blog, che di suo è appunto un diario di bordo e quindi soggettivo.
Potrebbe essere che fra qualche decina d’anni esca la lezione due della Scrittura Creativa Secondo Me, ma è tutto da vedere.
Mi è sembrato il caso di suddividere questa chiacchierata virtuale per argomenti.

 

venerdì 22 gennaio 2016

Una poesia di William Butler Yeats


Devo confessare che non sono mai stato un grande amante della poesia, molto semplicemente non ci vado matto. Un po’ come gli amanti dell’hard rock difficilmente sopportano la musica lirica. Non so se rendo l’idea. Al massimo c’è qualche poesia che mi piace. Ogni tanto.
Ma penso di aver reso il mio pensiero: dubito che un ascoltatore incallito della musica dei Motorhead o di AC/DC possa stravedere per l’ ”Aida” o “La Traviata”. Non impossibile, ma molto difficile, no?
Non ascolto né AC/DC né Motorhead ma prog rock, ambient e new age (di solito), ma il concetto è ugualmente valido.
Eppure…a volte capita di trovare delle poesie che parlano in un modo che non ti aspetti, le leggi e in qualche modo riescono ad aprirsi un varco, a entrarti dentro.
E’ molto difficile che questo mi capiti, come è molto difficile che io apprezzi il testo di una canzone. Capita di rado trovare dei testi davvero buoni – o che perlomeno riescano a farsi apprezzare da me – tant’è che preferisco la musica strumentale a quella cantata, e la musica strumentale per me è LA musica per eccellenza, e se è cantata considero la voce proprio come uno strumento musicale (Lisa Gerrard docet) e le parole spesso scivolano via senza che le consideri più di tanto. A dirla tutta di solito non mi interessano. Mi interessa la musica di per sé.
Per questo motivo non troverete in questo blog molte poesie, anzi.
Beh, questa è una delle eccezioni. Mi piace. 
Eventuale dedica libera, secondo le vostre inclinazioni.
 
Se avessi il drappo ricamato del cielo,

Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,

I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte

Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,

Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:

Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;

E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;

Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.
 

William Butler Yeats