Informativa sulla privacy e contatti

Questo sito utilizza i cookie per migliorare i servizi e l'esperienza dei lettori, secondo la normativa europea sulla privacy.
Se decidi di continuare la navigazione, consideriamo che accetti il loro uso.
Ulteriori dettagli sono reperibili alla pagina "Presentazione e avvisi".


Per eventuali contatti potete fare riferimento all'indirizzo email presente nella pagina "Presentazioni e avvisi"




venerdì 25 marzo 2016

Recensione libro: "Rivelazioni" di Massimo Polidoro


Quando vidi questo testo in libreria non volevo crederci: Massimo Polidoro che scrive un libro con un titolo degno di “Voyager”! Non era possibile che proprio lui avesse fatto un completo voltafaccia e si fosse messo a scrivere qualcosa tipo pseudoscienza/fantarcheologia/fantaspiritismo!
E poi la copertina, in perfetto stile Adam Kadmon, col volto mascherato e l’occhio indagatore: non mi tornava.
Doveva essere un titolo all’insegna dell’ironia, cosa che accertai all’istante, sfogliando le pagine.
Inutile aggiungere che poco dopo ero a casa pronto a tuffarmi nella lettura.
 
 
Col suo solito stile spigliato e colloquiale, Polidoro ci offre in questo “Rivelazioni” una carrellata dei misteri degli ultimi secoli, rivisti e aggiornati all’insegna delle prove, dell’informazione e di una sana dose di buon senso.
Il libro viene suddiviso per macroargomenti, come ad esempio:
- complotti e cospirazioni
- tesori perduti e codici segreti
- magia
- i misteri di Leonardo da Vinci

sabato 12 marzo 2016

Keith Emerson ci ha lasciati


Non mi capita spesso di scrivere un articolo di getto: di solito coltivo l’idea per qualche tempo e poi   con calma – la metto su carta virtuale, la leggo, la rileggo, la sistemo e poi la metto in rete.
Ma la notizia di oggi è una di quella che in un certo senso ti fanno sentire come se fosse venuta a mancare una figura che ti ha accompagnato per decenni.
Ho letto oggi della morte di Keith Emerson.

Ricordo che a circa 12 anni ascoltavo il disco omonimo “Emerson, Lake & Palmer” e “Tarkus”, con la sua suite di oltre venti minuti.
Un anno dopo, oltre a “Dark side of the moon” dei Pink Floyd, ascoltavo anche “Pictures at an exhibition”.    
 
Se qualcuno ha il sospetto che un moccioso di 13 anni che ascolta quella roba sia sbarellato, potrebbe anche avere ragione.
E tuttavia Keith Emerson rimane uno dei maggiori virtuosi delle tastiere, un compositore eccellente e un punto di riferimento per i tastieristi prog.
Al di là delle sue esibizioni esagerate – il prendere a coltellate le tastiere, l’arrampicarsi sui tralicci di sostegno del parco luci, lo scrivere “ELP” con la bomboletta spray sul palco – Emerson, a sentirlo parlare, mi ha sempre dato l’impressione di una persona schiva, quasi timida.
Come se avesse un lato caratteriale da mostrare sul palco, e uno - forse quello più vero – che mostrava al di fuori dell’esibizione di fronte al pubblico.