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venerdì 27 gennaio 2017

Saldi invernali!


Per l’iniziativa “Saldi invernali” anche Genesis Publishing mette in vendita qui i suoi ebook a 0,99 EUR!

Tra gli altri anche “Un filo di luce nel cielo”…del sottoscritto.

Accorrete numerosi, accorrete numerosi!
 

 

domenica 22 gennaio 2017

Recensione libro: "Il senso della vita" di I. Yalom


Non ho la pretesa che gli nCats che leggono questo blog siano del tutto d’accordo con quanto sto per scrivere nelle prossime righe: da quanto mi par di capire, in confronto ai lettori che bazzicano (stavo per dire “pullulano” che magari suona meglio) da queste parti credo di potermi considerare una specie di vegliardo…e magari è proprio così.
Ad ogni modo, è un dato di fatto che nei tuoi anni venti senti di avere il mondo in mano e nulla è impossibile; nei tuoi anni trenta sei ancora al massimo della forza, della bellezza e della prestanza e i tuoi progetti ti sembrano ancora tutti a portata di mano; nei tuoi anni quaranta (e già parlando di “anta” fa un certo effetto, no?) hai ridimensionato qualcosa ma tutto sommato non c’è male.
E poi…e poi cominci ad avvertire quel senso di finitezza che non ti abbandona mai. Certo, passano anche giorni interi senza che ci pensi ma poi…un acciacco qui, un dolorino là e ti rendi conto che non sei poi diverso da tutti quelli che ti hanno preceduto. E che magari non ci sono più.
E per quanto bene o male la salute regga, per quanto un leggero ridimensionamento dei tuoi progetti per quanto necessario non sia questa gran disgrazia, per quanto cerchi di consolarti pensando che l’aspettativa di vita sia aumentata, spesso percepisci perfino fisicamente un sentore di scarsità. Di tempo. 
Sensazione di finitezza, appunto. E disillusione. E il dover scegliere cosa tenere e cosa gettare nel deposito dei progetti irrealizzabili.
 

 
 
Su queste sensazioni e su questa consapevolezza, presto o tardi comune a tutti, si pone il libro di Irvin Yalom “Il senso della vita”.
Ora, posso solo dirvi che – oltre a essere scritto particolarmente bene, e tralasciando le mie personalissime opinioni riguardo la psicanalisi – ho trovato questo testo:
- spietato in modo incredibile, in particolare nei confronti dell’autore stesso, psicoterapeuta;
- di una dolcezza sconfinata
- duro nei giudizi
- terribilmente onesto
- e, spesso, struggente.
E senza venir meno a quella che nella maggior parte dei casi è la pura e semplice descrizione delle situazioni e dei dialoghi.

venerdì 6 gennaio 2017

Che cos'hai letto che ti ha fatto passare la voglia?


Mi pare sia abbastanza normale che nell’attività di ogni blogger o scrittore ci siano dei momenti di stanca: legati alla carenza di idee o spunti per gli articoli (è il mio caso); a una sorta di impasse mentale che non ti fa decidere quale possa essere il modo migliore di sviluppare il tuo prossimo romanzo (è il mio caso); di non saper decidere se sia meglio usare la narrazione in prima persona o in terza persona limitata o - ancora – se non sia preferibile assumere il punto di vista del narratore onnisciente (è il mio caso).
Ecco, dopo poche righe ho scoperto di essere un ammasso di disgrazie letterarie in incubazione.
Questo, però, non mi dissuade dall’idea di portare avanti le mie idee o i miei progetti. Magari ci vorrà solo un po’ più di tempo (quella cosa che diventa sempre più scarsa e non sai nemmeno quanto te ne rimane).
E’ un po’ come quando ti svegli in una di quelle mattine in cui non ti alzeresti mai dal letto e vorresti rimanere sotto le coperte mentre fuori infuria la tormenta (bella questa, eh?).
Eppure, bazzicando per i blog che solitamente frequento (e ammetto di aver accarezzato l’idea di frequentarne molti di più, ma sarebbe materialmente impossibile), ho trovato almeno un paio di blogger che pensano che:
- non sappiano scrivere bene
- non vogliano scrivere che per se stessi
- non siano all’altezza di altri grandi scrittori
- pensano di chiudere il blog



E’ un’epidemia, e se qualcuno dovesse pensare “Ma sono solo un paio, che vuoi che sia?” io rispondo che trattandosi di un paio su una decina, considerato sia il numero delle persone che scrivono, sia il numero dei blog che direttamente o meno trattano di scrittura, il venti per cento può essere considerato rappresentativo di un malessere generale. Che ad ogni modo colpisce ognuno, presto o tardi.