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lunedì 12 febbraio 2018

1918, l'influenza spagnola - Laura Spinney


Come giustamente fa notare Laura Spinney, l’autrice del saggio, se si chiede a qualcuno qual è stato l’evento più traumatico e significativo del ventesimo secolo, praticamente chiunque risponderebbe la Prima e/o la Seconda Guerra Mondiale, e con buona ragione.
Tuttavia c’è stato un evento su scala mondiale che in tempi molto più brevi ha provocato un numero di vittime paragonabile se non addirittura superiore (si parla di addirittura oltre cinquanta milioni se non cento).
E quest’evento è proprio la pandemia di Spagnola del 1918.
Devo notare, tra l’altro, che se una certa persona quell’anno fosse rimasta uccisa dalla Spagnola, io non starei qui a scrivere. E di sicuro anche qualcuno dei lettori (beh, in senso stretto questo è valido per chiunque stia calpestando il suolo di questo pianeta) .

 
Il libro è ben congegnato e ben trattato, con abbondanza di fonti e riferimenti, e offre una panoramica interessante sull’epoca e sulle modalità con cui la pandemia si manifestò e come fu affrontata nelle varie parti del mondo.
Delle tre ondate di Spagnola che investirono il mondo, ci si sofferma in particolare sulla seconda, che non risparmiò alcun continente e si rivelò letale con una mortalità stimata fra il 2,5 e il 10 per cento, anche se in Alaska si arrivò perfino al quaranta per cento!
Al di là del merito nell’aver scritto un buon libro su un argomento in pratica dimenticato, devo notare come in buona parte il testo appaia più completo sotto l’aspetto strettamente storico e documentaristico, mancando di una componente secondo me fondamentale.
Al contrario di storici come ad esempio Max Hastings, che nei suoi scritti attinge copiosamente da testimonianze di prima mano e tratta la Storia vista “dal basso”, cioè dal punto di vista di chi vi era personalmente coinvolto, la Spinney tratta l’argomento “dall’alto”; un po’ come un narratore onnisciente che da una parte ti fa vedere la situazione in modo completo, ma dall’altro non riesce a prenderti più di tanto, al punto che a tratti pare di assistere più alla lezione di un docente che al racconto di un evento tanto devastante.
Ci sono alcune digressioni che a mio parere rendono a tratti la lettura poco coinvolgente e in particolare il racconto del mondo post epidemia mi pare un po’ forzato nelle conseguenze che questa ha avuto.
Ho trovato, insomma, una specie di distacco - forse voluto – fra l’esperienza di chi vi fu coinvolto e l’evento in sé. Com’è chiaro, questo può dipendere anche dal taglio che un autore vuole dare alla sua ricerca.  
Non ho elementi sufficienti per poter dire se e in quale misura le testimonianze di prima mano siano tuttora disponibili in scritti o documenti: magari nonostante la relativa vicinanza temporale si tratta effettivamente di una carenza nella documentazione, ma il libro mi ha dato l’impressione di una torta senza la ciliegina sopra, mi spiego?
Resta ad ogni modo un testo agevole, dal costo contenuto ed esauriente per tutti coloro che desiderano conoscere di più su un episodio di così grande portata e tuttavia così poco presente nella memoria collettiva.

Un appunto riguardo la scelta della copertina, che sul momento mi è sembrata proprio poco azzeccata, ma poi ho dovuto ricredermi.
In copertina compare l’ultimo dipinto di Egon Schiele. Si intitola “La famiglia” e raffigura lui, la moglie e il figlio.
In realtà quel quadro rappresenta un mondo che non si realizzò mai: la moglie di Schiele morì di Spagnola, incinta di sei mesi, e lui morì allo stesso modo pochi giorni dopo.
La copertina quindi, anche se a prima vista può sembrare fuori luogo, è in realtà un richiamo alle storie che non hanno mai avuto modo di svilupparsi o addirittura di esistere, alle possibilità negate, a come le esistenze possano venire cambiate o annullate in pochi giorni o in un battito di ciglia.

 

   

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