Fantascienza al femminile - 6: "Ultima genesi" di Octavia Butler


Altro appuntamento con la fantascienza al femminile: l’ospite è il romanzo “Ultima genesi” (“Dawn”, del 1987 scritto da Octavia Butler , nell’edizione appena pubblicata nella collana Urania.
Si tratta del primo romanzo che leggo di questa autrice e devo dire che si tratta di una piacevole sorpresa, anche se – non sorprendentemente trattandosi di scrittore donna – le scene di azione sono davvero molto poche (una sola, in verità, ma descritta bene) con focalizzazione sulle relazioni col diverso e la ricerca di un modo per risolvere i problemi fra culture differenti; un tema comunque molto caro alle scrittrici, e qui vedo nuovamente come possano essere diversi i modi di scrivere fra maschi e femmine.
Sempre a proposito di maschi – e anche in questo caso senza grande sorpresa – noto come un paio di personaggi maschili ci facciano la solita figura di maschi-stronzi-sempre-pronti-a-scopare-e-a-violentare, ma ormai c’ho fatto l’abitudine, quando si tratta di scrittrici.
Va osservato che la Butler era non solo donna, ma donna di colore negli Stati Uniti, vivendo in un’epoca non proprio tranquilla (dal 1947 al 2006, anno della morte) e che nonostante questo è riuscita a ritagliarsi – e leggendo questo suo romanzo, penso con pieno merito – un posto fra gli autori femminili più in vista, in questo genere letterario.
La descrizione della cultura aliena e il worldbuilding sono ben fatti e convincenti, devo solo segnalare un apparente buco nel racconto (l’addestramento di Lilith nella foresta a bordo dell’astronave). Dico apparente perché in seguito tutto sarà comunque chiaro; inoltre l’inserimento di questa parentesi avrebbe secondo me appesantito inutilmente il romanzo, senza dare informazioni in più, anzi.



E infine la mia personalissima opinione: 

Idea: tutt'altro che nuova, ma sviluppata con garbo e bravura.
Stile: scorrevole e molto equilibrato. Non ci sono grandi spiegoni, quelli che ci sono, risultano molto bene inseriti nel contesto e non appesantiscono la lettura. Butler non scrive per i dotti, ma per la persona comune: il linguaggio non è complicato, ma efficace e le parole scelte con cura; ogni frase è al posto giusto al momento giusto, con le parole giuste.
Trama: lineare, semplice, ma in questo caso l’importante è come viene fatta e come molte cose – il pregresso, le motivazioni - il lettore le comprenda attraverso i dialoghi e le azioni dei personaggi (che è quel che preferisco).
Contenuto: come in moltissimi romanzi scritti da donne, il tema – come detto in precedenza – è più di stampo sociale che altro, tuttavia valido. 
Personaggi: ben caratterizzati e convincenti. Molto ben descritti – per quanto  alieni e a volte incomprensibili – la cultura e  gli usi degli Oankali.
Come si legge: si legge piacevolmente, tanto che in un paio di sere l’ho terminato.
Refusi: nell’edizione che ho letto, non ne ho trovati.
Acquisto consigliato: direi proprio di sì.    

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