Questo post non sarà molto curato, ma portate pazienza


È da poche ore che ho appreso della morte di Neil Peart.
Quel 21 settembre 2004 al Mazda Palace di Milano c’ero anch’io, uno dei pochi che qui in Italia possono dire di aver assistito a un concerto dei Rush.
Per capirci: due concerti in Italia in quarant’anni di carriera (e ho conosciuto gente che nei ’70 è andata in Inghilterra pur di vederli)!
Un concerto che non si dimentica, al cospetto di tre fra i migliori rappresentanti della musica mondiale (Nota 1): confesso che solo in pochissimissime occasioni ho provato un’emozione così intensa, come quando hanno iniziato il concerto col medley dai loro primi 6 album. Diciamo che mi è mancato il respiro. Vi giuro che non mi capita spesso (solo in un altro paio d’occasioni).

Dal punto di vista umano, Peart è stato un uomo segnato dalle difficoltà, in particolare nel 1996 perse sia la figlia (incidente d’auto) sia la moglie (tumore).
Rinato dopo un periodo così difficile e risposatosi nel 2000, Peart ha dovuto affrontare a sua volta un tumore che alla fine ha avuto la meglio.
Come artista l’ho sempre considerato - anche per averlo visto sul palco – un personaggio un po’ schivo e riservato ma, come i suoi due colleghi e amici, sempre dotato di grandissima professionalità, bravura e serietà (basti sapere che i Rush non hanno mai fatto ricorso all’overbooking – Nota 2).
Autore di praticamente tutti i testi dei Rush, è stato più volte criticato e citato come peggior autore di liriche (francamente le penso migliori dei testi che sento di solito, in particolare a Sanremo). Il suo stile poteva piacere o no, ma nella sua stringatezza e nelle immagini che evocava, coglieva sempre il nocciolo della questione, senza tanti giri di parole.

When we are young
Wandering the face of the earth
Wondering what our dreams might be worth
Learning that we're only immortal
For a limited time

(“Dreamline” dall’album “Roll the bones” – 1991)

Come musicista e come abilità tecnica, solo Carl Palmer ha – per me – uguale considerazione (anche lui ho visto dal vivo, che non crediate il contrario! Vedere Palmer dal vivo è qualcosa che parimenti non si dimentica).
Quello che forse il grande pubblico non ha capito dei Rush (e che ormai capirà ancora meno) è che i Rush erano dei musicisti professionisti (mica come quei buzzurri che ci propinano musica da quattro soldi atteggiandosi a grandi artisti, non faccio nomi); che hanno fatto del loro lavoro una continua ricerca dell’eccellenza sotto ogni riguardo, dall’organizzazione, alla tecnica, agli spettacoli.  

I had a dream of a winter garden
A midnight rendezvous
Silver, blue, and frozen silence
What a fool I was for you
I had a dream of the open water
I was swimming away out to sea
So deep I could never touch bottom
What a fool I used to be
If I could wave my magic wand
I'd set everybody free
(“Presto” dall’album omonimo – 1989)

Scoperti dal sottoscritto nel 1982, era appena uscito il loro album dal vivo “Exit, stage left”, davvero non potevo credere che un gruppo etichettato come hard rock potesse eseguire composizioni così belle, articolate (più progressive che hard rock, direi), con tale grinta e soprattutto con assoluta professionalità e ricerca della perfezione.
Beh, non li ho più mollati, al tempo esistevano ancore le cassette a nastro, e in macchina mi sparavo Xanadu a tutto volume (ma anche l’assolo di batteria di YYZ e La Villa Strangiato e Tom Sawyer e in seguito Big money e poi Mystic rhithms e poi…).
Con la perdita di Neil Peart si apre un grande vuoto nel mondo della musica. È pur vero che dal termine del tour del 2015 i Rush si erano ritirati (seppure non ufficialmente sciolti), ma direi che questo non cambia le cose.

Concludo con un testo di Peart, “Madrigal”, mai suonato dal vivo e piuttosto poco considerato perfino dai fan, dall’album “A farewell to kings” del 1977, che immagino fosse dedicato alla moglie Jacqueline (lascio a voi la traduzione):

When the dragons grow too mighty
To slay with pen or sword
I grow weary of the battle
And the storm I walk toward

When all around is madness
And there's no safe port in view
I long to turn my path homeward
To stop awhile with you

When life becomes as barren
And as cold as winter skies
There's a beacon in the darkness
In a distant pair of eyes

In vain to search for honor
And in vain to search for truth
But these things can still be given
Your love has shown me proof


Nota 1:
Geddy Lee, 6 volte miglior bassista; miglior album di basso (Snakes and arrows); più bella linea di basso in una canzone; tra l’altro, quando gli Yes sono stati chiamati alla Hall of Fame e hanno suonato Roundabout, hanno scelto proprio lui per sostituire Chris Squire (morto nel 2015). Gli Yes dico, mica Vasco Rossi o Ligabue!
Alex Lifeson, miglior chitarrista rock nel 1984 e 2008; candidato a miglior chitarrista nel 1982, 1983, 1984, 1985; miglior disco con chitarra “ferocemente brillante” nel 2007;
per Neil Peart, riporto paro paro quanto dice Wikipedia:
Hall of Fame: 1983
Migliore batterista Rock: 1980, 1981, 1982, 1983, 1984, 1985, 1986, *2006, *2008 (*vinse alla conta dei voti, ma ineleggibile)
Migliore multi-percussionista: 1983, 1984, 1985, 1986
Miglior percussionista: 1982
Migliore batterista emergente: 1980
Miglior percussionista in generale: 1986
1986 Honor Roll: batterista Rock, multi-percussionista
(* - Come membro dell'Honor Roll in queste categorie, non è più eleggibile nelle suddette.)

Migliore registrazione batteristica degli anni '80, 2007, per YYZ da Exit...Stage Left
Migliore performance su disco:
1980: Permanent Waves - 1981: Moving Pictures - 1982: Exit...Stage Left - 1983: Signals - 1985: Grace Under Pressure - 1986: Power Windows - 1988: Hold Your Fire - 1989: A Show of Hands - 1990: Presto
1992: Roll the Bones - 1993: Counterparts - 1997: Test for Echo - 1999: Different Stages - 2002: Vapor Trails
Peart ha ricevuto i seguenti riconoscimenti dalla rivista DRUM! magazine per il 2007:
Batterista dell'anno
Miglior batterista Progressive rock
Miglior musicista live
Miglior DVD (Anatomy of a Drum Solo)
Album col miglior drumming (Snakes & Arrows)
Peart ha ricevuto i seguenti riconoscimenti dalla rivista DRUM! magazine per il 2008:
Batterista dell'anno
Secondo classificato Miglior batterista Progressive rock
Miglior batterista live
Secondo classificato Miglior batterista Pop
Peart ha ricevuto i seguenti riconoscimenti dalla rivista DRUM! magazine per il 2009:
Batterista dell'anno
Miglior batterista Progressive rock
Peart ha ricevuto i seguenti riconoscimenti dalla rivista DRUM! magazine per il 2010:
Batterista dell'anno
Secondo classificato Miglior batterista Progressive rock
Secondo classificato Miglior live performer
  
Nota 2: come ad esempio i Jethro Tull nel 1982 a Padova (ma in verità non so dire se ne erano al corrente, spero ben di no) in quell’occasione a palasport strapieno che più di così non si poteva, c’erano ancora centinaia di persone all’esterno che premevano per entrare, cosa che ha provocato tafferugli con la polizia e un paio di persone al pronto soccorso. Lo posso dire perché io c’ero.
E c’ero anche quando il lacrimogeno è entrato nel palasport interrompendo il concerto. In quell’occasione sono stato testimone di un evento unico: migliaia di persone che lacrimavano, tossivano e sacramentavano in ogni modo possibile e immaginabile.
Se partecipate a una manifestazione e vedete che la polizia lancia i lacrimogeni, non fate gli eroi: scappate subito e cercate di non finire nella nuvola di gas, datemi retta.

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